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Incontro governo-azienda, Conte: “Mittal rispetti gli impegni”

Un dirigente: "Ci dissero di usare una qualità più bassa". I pm: "Lo scudo un pretesto per la causa di recesso". Controlli sull'area a caldo

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REGGIO EMILIA – “Non possiamo accettare un disimpegno dagli impegni contrattuali: ci venga detto chiaramente qual è la posizione di Mittal e da lì partiremo. Se ci viene garantita la possibilità di rispettare gli impegni, ricordo che non abbiamo proposto noi la battaglia giudiziaria, che è stata promossa da Mittal”. Se invece prosegue la battaglia “noi reagiamo adeguatamente”. Lo dice il premier Giuseppe Conte a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola superiore di Polizia.

La Procura di Milano ha depositato l’atto di intervento nella causa civile fra il gruppo franco-indiano e i commissari del polo siderurgico (nel procedimento con cui i commissari chiedono di evitare la cessazione delle attività). “I manager esteri sostenevano che per l’attuale ‘marcia’ degli impianti (vale a dire la produzione di 6 mln di tonnellate di acciaio), la qualità delle materie prime fosse troppo alta e che occorresse utilizzarne di qualità inferiore per abbattere i costi”.

E’ un passaggio della deposizione di Giuseppe Frustaci, dirigente di ArcelorMittal Italia, sentito dai Pm di Milano due giorni fa. Il verbale è riportato nell’atto di intervento della Procura nel contenzioso civile tra la multinazionale franco-indiana e l’ex Ilva. L’ad di Arcelor Mittal Lucia Morselli “ha dichiarato ufficialmente” in un incontro “ai primi di novembre” con “i dirigenti e i quadri” che erano stati fermati “gli ordini, cessando di vendere ai clienti”.

E’ un altro passaggio di un verbale. “In più riunioni tenute da settembre ad oggi sia il precedente amministratore delegato Mathieu Jehl, sia il nuovo amministratore delegato Lucia Morselli, hanno dichiarato che la società aveva esaurito la finanza dedicata all’operazione” di affitto con obbligo di acquisto dell’ex Ilva. Lo ha messo a verbale un dirigente della stessa Ilva sentito come testimone dai pm di Milano lo scorso 18 novembre.

“Evidentemente lo stato di crisi di ArcelorMittal Italia, essendovi pericolo di diminuzione delle garanzie patrimoniali per il risarcimento di eventuali danni, rende ancor più necessaria ed urgente una pronuncia giudiziale che imponga alle affittuarie” dell’ex Ilva “di astenersi dalla fermata degli impianti e di adempiere fedelmente e in buona fede alle obbligazioni assunte”.

Lo si legge nell’atto di intervento della procura di Milano nella causa civile tra ArcelorMittal e l’ex Ilva. Secondo la Procura di Milano “la vera causa della disdetta” del contratto d’affitto dell’ex Ilva da parte di ArcelorMittal è “riconducibile alla crisi di impresa” della multinazionale franco-indiana ed alla conseguente volontà di disimpegno dell’imprenditore estero e non è invece il “venir meno del così detto scudo ambientale abrogato” utilizzato come motivo “pretestuosamente”.

E’ in corso nello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto una ispezione, delegata dalla procura, dei carabinieri del Noe di Roma, del Nucleo sulla sicurezza sul lavoro e del Comando provinciale nell’ambito delle indagini avviate dopo l’esposto dei commissari dell’Ilva in As. Le verifiche riguardano le operazioni di bonifica nello stabilimento, la situazione generale della fabbrica, le attività di manutenzione finora eseguite e la sicurezza sul lavoro. A queste indagini collaborerà anche l’Ispra.

L’attenzione dei carabinieri di Roma e Taranto, nell’ispezione al siderurgico ArcelorMittal su delega della Procura, è concentrata su “un attento controllo dell’area a caldo”. Lo si apprende da fonti giudiziarie. L’indagine mira ad accertare se c’è stato depauperamento delle materie prime, se sono state eseguite manutenzioni o se gli impianti rappresentano un pericolo per i lavoratori, poi una verifica complessiva di parchi minerali, nastri trasportatori, cokerie, agglomerato, altiforni e acciaierie in generale.

Uno scambio di atti istruttori è avvenuto tra le Procure di Taranto e Milano che hanno avviato indagini parallele sul caso ArcelorMittal. Lo riferiscono fonti giudiziarie, aggiungendo che “c’è pieno coordinamento e piena sintonia tra le due Procure nell’ambito dei rispettivi filoni investigativi. Non c’è alcun conflitto”. L’indagine milanese ipotizza i reati di distrazione di beni dal fallimento e di aggiotaggio informativo, oltre ad un fascicolo autonomo per omessa dichiarazione dei redditi su una società lussemburghese di ArcelorMittal. La Procura di Taranto indaga per i reati di Distruzione di mezzi di produzione e Appropriazione indebita.

“C’è massima collaborazione fra la Procura di Milano e quella di Taranto”: lo ha detto il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli che con i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici coordina l’inchiesta con al centro la richiesta di recesso del contratto di affitto dell’ex Ilva da parte di ArcelorMittal, su cui è aperto, sotto profili diversi, un fascicolo anche dalla magistratura tarantina. Insomma nessuno scontro, ma una cooperazione con anche scambio di informazioni.

Acelor Mittal “rispetta il piano ambientale. Questo va detto. Tanto è vero che lo scudo non ha nessun senso per il semplice motivo che sta rispettando quello che doveva fare. Quindi dal punto di vista ambientale lo sta rispettando. Poi è chiaro che noi chiediamo di più”. Queste le parole di Sergio Costa, ministro dell’Ambiente, ad Agorà RaiTre, condotto da Serena Bortone, sullo scudo penale per ArcelorMittal.

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