Bassmaji: “Così Salvini ha riempito il vuoto politico e sociale lasciato dalla sinistra”

Il medico cardiologo 72enne attivo nel volontariato: "Da tempo il Pd è distratto dai suoi problemi interni, con i suoi dirigenti che si sono organizzati in correnti conflittuali: è diventato una casta dove il singolo cerca di proteggere il suo piccolo potere pensando che gli garantisca un futuro"

REGGIO EMILIA – “Grazie al buon governo della sinistra la classe operaia, in tanti anni di lotta e conquiste, era uscita dalla vera povertà. Attualmente con la crisi economica globale, la diffusione della corruzione e la caduta del potere organizzativo del sindacato, i cittadini hanno perso i punti di riferimento e si sono fatti trascinare dalla Lega che progredisce come uno tsunami stravolgendo ogni aspettativa, mettendo in crisi e disintegrando le altre organizzazioni politiche storiche”.

Jean Bassmaji (foto), 72 anni, medico cardiologo in pensione, italiano di origini siriane, vive da 50 anni nella nostra provincia e, da buon progressista, soffre profondamente per la crisi della sinistra e per il vento di destra che soffia anche nella nostra Regione. Un uomo impegnato anche nel volontariato che, recentemente, ha raccolto fondi con la sua associazione, Amar, per donare stampanti 3D all’università di Damasco che stanno già producendo protesi per gli amputati nella guerra civile che ha insanguinato quel Paese.

Come vede un italiano di origini siriane l’Italia di oggi?
Come una bellissima villa a cui nessuno si preoccupa, nel tempo, di fare i lavori ordinari e straordinari e, per questa trascuratezza, cade a pezzi. Poi quando perde l’efficienza, se cerchi di riparare i danni, non sai più da dove incominciare.

A fine gennaio si andrà a votare in Emilia-Romagna. La possibilità che vinca il centrodestra è concreta. Lei, che è un uomo di sinistra, avrebbe mai pensato che potesse accadere?
L’Emilia-Romagna è stata governata bene dalla sinistra fino al 2000. Aveva acquisito la fama di essere onesta e all’avanguardia: un paradiso ecologico, di eccellenza sanitaria e industriale, di cultura, di arte e di bellezza. Garantiva molti diritti e servizi sociali in modo avanzato ed efficace. Era una comunità solidale e di pari opportunità, organizzata in circoli di quartiere responsabili dove i cittadini erano protagonisti e gestori, con un livello di civiltà che tutta l’Italia ci invidiava.

E quando è iniziata, secondo lei, la deriva?
Da circa vent’anni è iniziato il distacco tra istituzioni e cittadini, con la classe governativa che decide e realizza progetti e servizi non necessariamente graditi alla comunità. La decisione più grave è stata quella di creare le società partecipate a cui sono state cedute molte funzioni e risorse strategiche: acqua, gas, energia elettrica, rifiuti. Si è fatto l’errore di delegare questi servizi al privato che, sicuramente, ha come obbiettivo primario di realizzare utili. In seguito a questo i servizi sono diventati meno disponibili e più cari e la bolletta sempre meno chiara. Inoltre, anche se la statistica attesta la diminuzione della criminalità, la sicurezza urbana percepita dalla comunità è scadente e la comunicazione in merito è inefficace. L’inquinamento è ad alti livelli e ci sono grossi problemi di traffico. La costruzione di molti centri commerciali ha soffocato il piccolo commercio e svuotato il centro storico. Tutto ciò ha scontentato la comunità che mostra, a sua volta, sfiducia, delusione, confusione e distacco.

Salvini recentemente è venuto a Reggio e ha avuto un’accoglienza calorosa, con circa mille persone che sono andate ad applaudirlo. Come giudica il successo del leader della Lega?
La chiusura delle circoscrizioni cittadine, che erano centri di aggregazione della comunità, di mediazione diretta tra istituzioni e cittadini, ha allargato la distanza tra la comunità e il governo. Di conseguenza i momenti d’incontro tra istituzioni e cittadini sono diventati sempre più rari tanto da limitarsi, ultimamente, al periodo della campagna elettorale. Cosi è nato il vuoto politico e sociale che la Lega di Salvini ha saputo occupare magistralmente usando in modo strumentale il tema immigrazione, microcriminalità, rom e case popolari, seminando paura, tolleranza e odio con una campagna propagandistica violenta, tanto da poter incidere e modificare la natura solidaristica di questa comunità, trasformandola in società individualista indifferente ed egoista. Grazie al buon governo della sinistra la classe operaia, in tanti anni di lotta e conquiste, era uscita dalla vera povertà. Attualmente con la crisi economica globale, la diffusione della corruzione e la caduta del potere organizzativo del sindacato, i cittadini hanno perso i punti di riferimento e si sono fatti trascinare dalla Lega che progredisce come uno tsunami stravolgendo ogni aspettativa, mettendo in crisi e disintegrando le altre organizzazioni politiche storiche.

Salvini si è preso le piazze che un tempo erano appannaggio della sinistra e viene votato sempre di più anche dagli operai. Come è potuto accadere?
Con la confusione che regna e con la delusione. L’assenza della classe politica tradizionale dalle piazze e la mancanza di idee innovative della sinistra, ha lasciato un grande vuoto e campo libero che, man mano, la Lega di Salvini ha saputo occupare. Lo ha fatto con costanza e tenacia, usando tutti i mezzi a sua disposizione per richiamare l’attenzione della cittadinanza già confusa e delusa che va alla ricerca di alternative, tradendo la sua gloriosa storia con la sinistra alla prima difficoltà. Questo senza badare troppo alla qualità delle idee politiche, alla competenza dei candidati, lasciandosi trascinare da troppe promesse irrealizzabili, facendosi incantare dalla forza della propaganda.

Non crede che la sinistra abbia qualche responsabilità in tutto questo spazio che Salvini è riuscito a ritagliarsi a destra?
Secondo me tutta la responsabilità cade sulla sinistra che non ha più idee innovative da comunicare direttamente alla sua base attraversi i circoli che ormai sono stati eliminati. La sinistra non ha più un giornale, né una scuola di partito. Da tempo è distratta dai suoi problemi interni con i suoi dirigenti che si sono organizzati in correnti conflittuali ed è diventata quindi una casta dove il singolo cerca di proteggere il suo piccolo potere pensando che gli garantisca un futuro. Con D’Alema segretario si è perso il controllo completo del partito e si sono scelte alleanze anche con gruppi antagonisti storici e incompatibili ideologicamente e come programma, pur di governare. Si è visto il risultato. Con Renzi sembrava aprirsi una pagina nuova e innovativa, ma il demolitore, dopo poco tempo, ha demolito anche il partito. Arriva Zingaretti, scelto da una grande maggioranza, mostra una grande intenzione unitaria ma presto è circondato da poteri occulti e complotti che hanno portato a una ulteriore scissione.

Quali sono stati, a suo parere, gli errori della sinistra in questi anni?
Il cambiamento del nome del partito, ad opera di Occhetto, dopo la caduta del Muro di Berlino e la scomparsa dell’Urss non ha prodotto idee e progetti innovativi chiari e solidi, capaci di tenere il passo con il cambiamento della società mondiale. Non ha saputo tracciare la nuova strada da seguire. Non ha potuto raccogliere i nuovi bisogni della società in cambiamento dopo aver perso la sua struttura organizzativa. L’impoverimento economico del partito, la chiusura delle sedi periferiche, della scuola di partito e la perdita del suo giornale storico, l’Unità, ha fatto cadere il partito in una confusione ideologica che ha permesso la costituzione di correnti conflittuali.

Cosa dovrebbe fare Bonaccini per vincere le elezioni di fine gennaio a suo modo di vedere?
Dato che ha dimostrato di governare bene e di avere raggiunto dei risultati che sono riconosciuti anche dai suoi avversari, deve concentrarsi sui temi locali della campagna elettorale, come sta facendo e deve rimanere distaccato dal partito, ormai frammentato e confuso che, sicuramente, non è attualmente in grado di dargli un serio sostegno.