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Siria, 100mila civili in fuga sotto i bombardamenti turchi

Si calcola che in questi giorni di combattimenti 11 civili siano morti: ci sono anche 28 feriti

REGGIO EMILIA – Circa 100mila persone hanno lasciato le loro case nel nord della Siria, secondo quanto affermano le Nazioni Unite, dopo che la Turchia ha invaso questa parte del paese lanciando un’offensiva contro le zone dove sono presenti i curdi siriani. Molte persone si stanno nascondendo in scuole o altri edifici nella città di Hassakeh e nella città di Tal Tamer, sempre secondo quanto affermano fonti delle Nazioni Unite.

La Turchia ha iniziato l’invasione mercoledì dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha portato le truppe statunitensi fuori dall’area. Si calcola che in questi giorni di combattimenti 11 civili siano morti, ma i gruppi umanitari presenti sul posto dicono che questo numero potrebbe crescere.

In particolare la Mezzaluna rossa curda ha detto che ci sono anche 28 feriti, soprattutto nella città di Ras al Ain e in un’altra città sul confine, Qamishli. Alcuni sono bambini. Di questi 5, fra cui un bambino, sono rimasti uccisi in un bombardamento sul confine curdo.

Dozzine di combattenti della forze democratiche curde e delle forze pro turche sono stati uccisi. E’ morto anche un soldato turco nei combattenti secondo quanto confermato dall’esercito di Ankara. Gran parte della regione è fuori dal controllo del governo siriano in seguito alla guerra civile che è scoppiata nel 2011 ed è controllata dalla Forze democratiche siriane dal 2015.

Queste ultime sono state un alleato chiave degli statunitensi nella battaglia contro lo Stato islamico, ma la Turchia considera queste milizie curde come terroristi che supportano l’insurruzione contro il loro paese, con legami con il Pkk turco. Il governo turco giustifica la sua offensiva sostenendo che vuole creare una zona cuscinetto libera dalle milizie curde in cui potrebbero tornare a casa i rifugiati siriani presenti in Turchia.

La comunità internazionale è molto preoccupata per la sorte di migliaia di prigionieri dell’Isis, compresi molti foreign fighters che, attualmente, sono imprigionati nelle prigioni curde. E ha ragione, perché c’è probabilmente l’Isis dietro l’esplosione di un’auto bomba, che ha ucciso sei persone, civili e membri delle forze di sicurezza, nella città di confine di Qamishli oggi.

Giovedì le truppe turche hanno parzialmente circondato la citta di Ras al Ain e Tal Abyad, ma mentre l’esercito turco ha detto che le sue operazioni stavano progredendo bene, fonti curde e attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani hanno evidenziato che l’offensiva, invece, non avrebbe fatto grandi progressi.

Aerei militari turchi hanno colpito obiettivi in entrambe le città e i video mostrano colonne di fumo che salgono dai punti colpiti. L’unico ospedale pubblico di Tal Abyad è stato costretto alla chiusura.