Quota 100, quasi 1.500 le domande presentate a Reggio Emilia

Sono per lo più lavoratori dipendenti, con un'età compresa fra i 63 e i 65 anni e per la maggior parte uomini

REGGIO EMILIA – Sono 1.439 le domande presentate, al 30 settembre di quest’anno, per andare in pensione con “Quota 100” nella nostra provincia secondo i dati Inps. Reggio Emilia si piazza terza in Regione dopo Bologna con 3.417 richieste (ma la popolazione della sua area metropolitana, di un milione, è circa il doppio di quella di Reggio) e Modena con 2001 (e anche qui siamo sui 700mila abitanti). Fanalino di coda in Regione Piacenza con appena 717 domande (ma anche qui bisogna considerare che gli abitanti sono circa la metà di quelli reggiani).

A presentare la domanda sono stati per lo più lavoratori dipendenti, con un’età compresa fra i 63 e i 65 anni, per la maggior parte uomini che hanno presentato le loro domande di solito tramite il canale del patronato.

Quota 100, a quanto si apprende, sarà in vigore fino alla fine del 2021. Al termine, senza un’armonizzazione, per gli esclusi ci sarà un aumento secco di cinque o sei anni dei requisiti di pensionamento con rischio che si instaurino grosse differenze fra la platea dei potenziali aventi diritto.

Facendo un esempio su due dipendenti, Marco e Matteo, che hanno lavorato 38 anni nella stessa azienda, con il primo che è nato nel dicembre del 1959 e il secondo nel gennaio del 1960, Marco andrà in pensione (se lo vorrà) a 62 anni alla fine del 2021, mentre Matteo dovrà optare tra un pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi nel 2026 o il pensionamento di vecchiaia con 67 anni e nove mesi, addirittura nel 2029.

Lo scalone provocherà sicuramente disuguaglianze, ma bisogna calcolare che già oggi, con queste norme, nonostante le minori adesioni a “quota 100”, che nel 2019 garantiranno minori uscite per 1,4 miliardi, meno di quanto anticipato dal monitoraggio Inps, la spesa per pensioni volerà nel prossimo triennio oltre la soglia psicologica dei 300 miliardi.

Secondo la nota di aggiornamento al Def approvata dal Consiglio dei ministri tra il 2021 e il 2022, ovvero al termine della sperimentazione in corso che consente pensionamenti anticipati con 62 anni e 38 di contributi minimi, la spesa per pensioni passerà da 295,5 miliardi a 304 miliardi (15,9% del Pil).