Minori, la Tinelli: “Per loro non c’è giusto processo”

La presidente dell'ordine degli avvocati in commissione regionale: "Un sistema che non ha contraddittorio e' un sistema che puo' produrre errori"

REGGIO EMILIA – “Un sistema che non ha contraddittorio e’ un sistema che puo’ produrre errori”. È netto il giudizio dell’Ordine degli avvocati di Reggio Emilia espresso sull’inchiesta Angeli e Demoni dalla sua presidente Celestina Tinelli, nella commissione speciale d’inchiesta della Regione sul sistema di tutela dei minori.

Secondo Tinelli “i casi finiti al centro dell’inchiesta della val d’Enza sono cosi’ eclatanti che possono sembrare unici, ma in realta’ nelle piccole realta’ le situazioni simili sono tantissime e noi come avvocatura chiediamo riforme su questo tema da decenni”. A partire, spiega ancora Tinelli, dall’abolizione in modo drastico delle competenze civili in capo al tribunale dei minori, che, secondo l’Ordine, dovrebbero passare al Tribunale ordinario costituendo un’apposita sezione “famiglia” sul territorio.

Anche perche’ il tribunale dei minori ha un’unica sede centrale a Bologna. “I tempi si allungano, in tanti segnalano malfunzionamenti della cancelleria per difficolta’ a reperire fascicoli, per la necessita’ di recarsi per forza di persona alla sede, per la mancanza frequente delle relazioni dei servizi sociali nei fascicoli e per la carenza di personale”, sottolinea l’avvocato.

La presidente dell’Ordine torna poi sul ruolo dei servizi sociali: “È promiscuo- dice- l’assistente sociale e’ organo quasi giudiziario quando allontana il minore, e’ organo di raccolta istruttoria, da’ pareri sulle soluzioni da mettere in campo ed esegue i provvedimenti dei magistrati. Una sorta di unicum, quindi, nell’ordinamento italiano”.

Inoltre “i servizi si muoverebbero su prassi non regolamentate dalla legge, che cambiano da distretto a distretto e in base ai dirigenti. Infine, sottolinea Tinelli, “l’avvocatura esercita la sua funzione di rinnovamento attraverso i ricorsi, ma in questo caso alcuni tipi di provvedimenti non sono impugnabili nemmeno in Cassazione. Abbiamo armi spuntate”. Quindi, conclude la reggiana, “non esiste un giusto processo, neanche lontanamente” e per riformarlo tutto cio’ che serve e’ “nelle ultime linee guida stilate dal Garante Infanzia nazionale”.