Le rubriche di Reggiosera.it - Italia e mondo

Già 275mila sfollati in Siria, Di Maio: “La Turchia si fermi”

Prosegue intanto l'offensiva turca nell'area di Tal Abyad, Erdogan annuncia che "sono stati conquistati 1000 km quadrati" e sfida l'Occidente: "sosteneteci o accogliete i rifugiati"

Più informazioni su

REGGIO EMILIA – “La Turchia è il solo responsabile dell’escalation” in Siria e “deve sospendere immediatamente le operazioni militari”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in un’informativa in Aula alla Camera, aggiungendo che la soluzione alla crisi siriana non può essere militare, e che l’offensiva turca sta avendo “effetti devastanti sul piano umanitario”. L’Italia quindi, oltre alla sospensione delle esportazioni future di armi alla Turchia, avvierà “un’istruttoria dei contratti in essere” con Ankara.

“Voglio sentire anche io il presidente Erdogan – annuncia il premier Giuseppe Conte, spiegando che “non si tratta solo di fermare le forniture militari, tutte le iniziative vanno messe in campo. L’esercito turco deve tornare indietro”.

Anche la Gran Bretagna, nel frattempo, annuncia – con il ministro degli Esteri Dominic Raab – la sospensione di “ulteriori licenze” alla Turchia per forniture di “equipaggiamenti che possano essere usate in operazioni militari in Siria”. Raab condanna quella turca come “un’azione sconsiderata e controproducente, che dà forza alla Russia e al regime di Assad”, dicendo di non aspettarsela “da un alleato”.

Trump intanto ha dato il via libera alle sanzioni Usa alla Turchia, che colpiscono tre ministri in carica. Si tratta del ministro della Difesa, Hulusi Akar, del ministro dell’Interno, Suleyman Soylu, e del ministro dell’Energia, Fatih Donmez, oltre ai ministeri della Difesa e dell’Energia nel loro insieme.

Ma Erdogan tira dritto: “Abbiamo salvato dall’occupazione dei terroristi mille chilometri quadrati di territorio” nel nord-est della Siria. “Presto metteremo in sicurezza” l’intero confine turco-siriano “da Manbij al confine con l’Iraq”, ha aggiunto, confermando così l’intenzione di estendere l’offensiva anche ai centri strategici ancora sotto il controllo delle milizie curde, come Kobane e la ‘capitale’ del Rojava, Qamishli. “Ci assicureremo che i rifugiati tornino a casa”, ha aggiunto il leader turco parlando da Baku, dove si trova per un vertice regionale.

“In una prima fase riporteremo a casa un milione di rifugiati siriani, in una seconda tappa 2 milioni di rifugiati” nella zona di sicurezza che stiamo creando con l’offensiva contro i curdi nel nord-est della Siria, ha fatto sapere.

Le forze della Coalizione anti-Isis a guida Usa hanno confermato il loro ritiro dalla zona contesa di Manbij, nel nord della Siria, dove ora sono in pieno controllo le forze governative siriane e la polizia militare russa. Lo riferiscono media panarabi secondo cui in questo modo è stata di fatto arrestata sul nascere l’offensiva delle milizie arabo-siriane filo-turche contro Manbij e la zona a ovest dell’Eufrate.

L’offensiva militare turca prosegue e ha provocato finora oltre 275.000 sfollati. Lo ha annunciato l’Amministrazione autonoma del Rojava. Secondo una nota, tra gli sfollati vi sono 70.000 minori, costretti a lasciare diverse aree delle province settentrionali di Hasakeh e Raqqa a seguito della campagna militare turca iniziata il 9 ottobre contro le zone controllate dai curdi in Siria settentrionale e nord-orientale.

Più informazioni su