Gavassa, nel 2022 sarà operativo l’impianto biogas foto

Il progetto dovrebbe essere approvato dalla Regione entro la fine del prossimo novembre. Iren prevede di iniziare nella primavera dell'anno prossimo i lavori

REGGIO EMILIA – A breve arriveranno le ultime autorizzazioni per l’impianto, previsto in attivita’ nel 2022. Si tratta dello stabilimento su cui Iren investe 54 milioni per trasformare nella frazione di Gavassa a Reggio Emilia (al confine con i Comuni di Correggio e San Martino in Rio) la frazione organica dei rifiuti e gli sfalci verdi in biogas, successivamente raffinato in biometano, e in compost agricolo di qualita’.

La sostanziale conferma dell’opera, che chiudera’ il ciclo dei rifiuti reggiano, arriva questa mattina dai sindaci dei tre Comuni interessati e dall’azienda, al termine di un percorso di circa due anni. Sono infatti state avviate nel 2017 le Conferenze dei servizi provinciali relative alla fattibilita’ dell’impianto, il cui progetto dovrebbe essere approvato dalla Regione entro la fine del prossimo novembre. Iren prevede di iniziare nella primavera dell’anno prossimo i lavori, che dureranno circa 18 mesi.

“E una grande infrastruttura fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici e il maggior investimento fatto negli ultimi anni sul territorio per questo tema, peraltro nell’ottica dell’economia circolare”, commenta il sindaco di Reggio Luca Vecchi. Nello specifico allo stabilimento saranno trattate ogni anno 80.000 tonnellate di rifiuti organici provenienti dalle province di Reggio Emilia e Parma.

Un accordo di “autolimitazione”, rispetto alle potenzialita’ dell’impianto (che e’ tarato per circa 100.000 tonnellate), dopo diverse proteste di comitati ambientalisti, ha infatti escluso l’arrivo dei rifiuti anche da Piacenza. Il biometano prodotto, oltre nove milioni di metri cubi, sara’ immesso nella rete pubblica e usato o per il riscaldamento domestico di circa 10.000 utenti, o per alimentare fino a 190 autobus del trasporto pubblico (una cinquantina i mezzi di Seta interessati).

Rispetto alle obiezioni sollevate dai comitati – che oggi saranno ascoltati in commissione in municipio – il sindaco Vecchi sottolinea: “Abbiamo scelto di non accelerare il percorso decisionale, come pure avremmo potuto fare, per consentire il confronto con la cittadinanza. Ma alla fine coloro a cui competono le decisioni devono assumersi le responsabilita’ di prenderle”. Dal dibattito spesso acceso con gli ambientalisti, sottolinea tuttavia il sindaco, sono scaturite anche migliorie al progetto “perche’ quello che oggi arriva in fondo non e’ lo stesso da cui si e’ partiti”.

Oltre alla limitazione dell’impianto al trattamento dei rifiuti di due province e non tre, Vecchi comunica infatti che “l’impianto occupera’ circa 20 ettari di suolo in un comparto produttivo che si estende per 80 ettari. Di questi i rimanenti oltre 60 ritorneranno ad essere suolo agricolo”. I tre Comuni coinvolti investiranno inoltre quasi tremilioni in opere di mitigazione, relative a nuove piantumazioni, rotonde e piste ciclopedonali. Per quanto riguarda il traffico dei mezzi pesanti che trasporteranno i rifiuti, al centro di una delle preoccuazioni dei cittadini, secondo le stime fatte aumenteranno di sole venti unita’ rispetto al traffico attuale.

Le analisi fatte sulle caratteristiche del compost che verra’ prodotto -53.000 tonnellate all’anno- ne hanno poi confermato la qualita’ e la compatibilita’ del loro utilizzo nei campi inseriti nella filiera produttiva del Parmigiano Reggiano. L’impianto di Iren ha anche i tagliandi di conformita’ delle autorita’ sanitarie.

Infine le 40.000 tonnellate circa di frazioni organiche dei rifiuti prodotte da Reggio, arrivata oggi all’80% di raccolta differenziata, saranno trattate “in loco” abbattendo i costi sostenuti fino ad oggi per smaltirle a Bergamo e Lodi. Non e’ pero’ automatico che questo faccia diminuire le bollette degli utenti della multiutility.

“Il territorio – conclude Luca Vecchi – sceglie di chiudere il ciclo dei rifiuti in modo sostenibile, come ha deciso negli anni scorsi di chiudere un inceneritore, non farne uno nuovo e di abbandonare le discariche”. Dopo il via libera della Regione, la parola ritornera’ ai Consigli comunali di Reggio, Correggio e San Martino, che dovranno esprimersi sia sull’accordo di autolimitazione dell’impianto, sia sulla variante urbanistica che rendera’ agricoli 58,6 ettari di aree circostanti potenzialmente produttive.