Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

Facebook, Zuckerberg è al bivio: editore o tech company?

Le domande della deputata Usa Ocasio-Cortez hanno messo il dito nella piaga. Se il social network vuole fare informazione deve controllare le fake news e rispondere di quello che pubblica

Più informazioni su

REGGIO EMILIA – “Quindi non eliminerete le bugie o eliminerete le bugie? Penso che sia solo un sì o no piuttosto semplice”. E ancora: “Le controllate le inserzioni dei politici?”. Il video delle domande ficcanti della deputata Usa Alexandria Ocasio-Cortez a Mark Zuckerberg, in audizione davanti alla commissione servizi finanziari della Camera americana, ha fatto il giro del mondo.

Il miliardario americano fondatore di Facebook era lì per parlare di Libra, il sistema di pagamento digitale, ma la giovane congresswoman Dem ha trasformato l’audizione in una messa in stato di accusa del social network creato dal quasi coetaneo Zuckerberg che è stato incalzato sullo scandalo Cambridge Analytica e sul fact checking relativamente a dichiarazioni e pubblicità dei politici su Facebook. Il giovane miliardario Usa è andato in evidente difficoltà quasi balbettando a volte e non ha dato risposte convincenti.

La verità è che la Ocasio-Cortez ha messo il dito nella piaga della piattaforma social da 2,4 miliardi di utenti mensili creata da Zuckerberg. Ovvero sulla difficoltà di fare fact checking sui contenuti pubblicati da parte del suo team, in particolare su quelli dei politici. La domanda che in molti si stanno ponendo, in queste ore, è la seguente: fino a che punto si può spingere il controllo su questi contenuti? E ancora: chi decide cosa è vero e cosa no?

La risposta, in realtà, sta nella definizione che noi vogliamo dare di Facebook. Zuckerberg, non a caso, evita la definizione di editore. Lui considera il suo social network una tech company e non una media company. Tuttavia le sue ultime mosse sembrano smentire questa definizione. Recentemente ha annunciato la nascita del Facebook Journalism Project: si tratta di un programma che mira a “rafforzare i legami tra Facebook e il settore giornalistico”.

“Collaboreremo coi media per sviluppare prodotti, impareremo dai giornalisti come essere dei partner migliori, mentre dagli editori e dagli educatori capiremo come fornire alle persone gli strumenti per essere lettori informati nell’età digitale”, ha scritto il direttore del programma, Fidji Simo.

Negli Usa è appena stata lanciata, e probabilmente arriverà presto anche in Italia, una sezione dedicata solo alle notizie. E’ Facebook News. Per ora, secondo quanto ha spiegato l’azienda, il progetto è in fase di test su un gruppo di utenti, a cui fornirà notizie nazionali e locali in alcune aree metropolitane come New York e Los Angeles. A scegliere le notizie del giorno da mettere in evidenza sarà un team di giornalisti.

E d’altronde, anche al di là di queste iniziative editoriali, come si deve considerare una piattaforma che ospita ogni giorno milioni di post politici, di pubblicità di politici e di articoli condivisi dai lettori di cronaca e politica? Comprensibile che il fondatore di Fb eviti dunque la definizione di editore, ma, se questo oramai è Facebook, allora si apre tutta un’altra riflessione da fare sul social network più utilizzato la mondo.

Sì, perché gli editori, direttori di giornali e giornalisti rispondono dei contenuti che vengono pubblicati ogni giorno sui loro media. I giornalisti non operano certo una censura quando fanno un fact checking e decidono se una notizia è vera o è falsa ed è quindi pubblicabile o meno sul loro giornale. Non si può dunque definire censura decidere se una notizia è falsa o meno e quindi è pubblicabile su Facebook. E’ quello che gli editori, i direttori e i giornalisti hanno sempre fatto ed è giusto che facciano.

Oggi, invece, su Facebook la situazione è caotica. Chiunque può postare notizie false e diffamare gli altri e Fb e il suo proprietario non ne rispondono e controllano poco e in modo tardivo quello che viene pubblicato. Ne rispondono solo i cittadini con i loro post, ma intanto quei contenuti sul social network restano e diffamano persone o inquinano il dibattito politico.

Se Zuckerberg vuole ospitare questo tipo di contenuti, a nostro parere, li dovrebbe moderare ed operare un controllo della notizia, come fa qualsiasi editore. Oppure ha un’altra strada. Stabilisce che non vuole essere un editore, che non vuole fare informazione e quindi non pubblica determinati contenuti. Ma se fai informazione (e lui sostanzialmente la fa), allora devi stabilire delle regole e controllare la veridicità di quello che pubblichi. Se non lo fai ne devi rispondere e devi rettificare le notizie errate. E’ sempre stato così e Facebook non può fare eccezione.

Paolo Pergolizzi

Più informazioni su