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Bibbiano, la verità del tribunale dei minori: 85 richieste di allontamento su 100 respinte

Con buona pace degli innocentisti i magistrati bolognesi, in realtà, hanno autocertificato solo la bontà del loro sistema di controllo. Ma hanno respinto la quasi totalità delle richieste di allontanamento presentate in due anni dai servizi sociali della val d'Enza

REGGIO EMILIA – L’analisi da parte del tribunale dei minori di Bologna sulle richieste di provvedimenti per minori della Val d’Enza ha fatto dire al presidente di quell’organo, Giuseppe Spadaro, che “il sistema è sano” e non c’è “nessuna anomalia”. La notizia ha fatto scatenare il partito degli innocentisti che ha affermato che non “c’è nessun sistema Bibbiano” e che, anzi, “il Pd aspetta delle scuse”, come ha scritto ieri il deputato Dem Pagano.

In realtà, analizzando attentamente l’attività del tribunale dei minori, balza agli occhi un dato che è abbastanza eloquente. Su cento segnalazioni fatte in due anni dai servizi sociali di Bibbiano, con le quali si prospettava l’allontanamento dei bambini dalle famiglie, in ben 85 casi il tribunale felsineo ha deciso diversamente. Avete letto bene. Il tribunale dei minori ha stabilito che, in 85 casi su cento, i bambini non andavano allontanati come chiesto dai servizi sociali della val d’Enza.

Questo significa che il sistema funziona ed è sano, ma solo nel suo complesso e, in particolare, per quel che riguarda quello di controllo del tribunale dei minori che rigetta le richieste ritenute incongrue. Purtroppo quella percentuale, 85 per cento, dimostra che alcune ombre emergono sul sistema Bibbiano che si vede rifiutate la quasi totalità delle domande. Quello che il tribunale dei minori ha quindi, in un certo senso, autocertificato, è che i suoi provvedimenti erano legittimi e che sui loro fascicoli non c’erano anomalie (e anche qui, volendo, si potrebbe obiettare che, forse, il controllo avrebbe dovuto essere operato da un soggetto terzo, ndr).

Il tribunale dei minori non si spinge, per ovvie ragioni, a giudicare il lavoro dei servizi sociali di Bibbiano (anche se, in qualche modo, indirettamente lo fa dopo aver bocciato 85 richieste). Ma il presidente Spadaro ha detto in un vertice con i servizi sociali delle province di Reggio del 13 settembre scorso: “Se vi sono state mele marce che hanno tentato di frodarci processualmente devono essere giudicate dalla magistratura e punite in maniera severa. L’assistente sociale è di fatto come la polizia giudiziaria per un pm, dunque chi ha sbagliato deve essere punito”.

Noi abbiamo fatto il nostro lavoro, ha detto in sostanza Spadaro, che riconosce il lavoro “delicato e fondamentale” dei servizi sociali e li sprona a continuare a lavorare “con prudenza, professionalità e coraggio”. Ma riconosce anche che, se c’è chi ha sbagliato, dovrà pagare. E qui si ritorna all’indagine della procura di Reggio che ci auguriamo possa andare avanti con più serenità rispetto al passato.

Il nostro giornale ha sempre riportato, senza sconfinare in eccessi che non ci sono piaciuti, il percorso svolto dagli inquirenti in questi mesi e ha dato conto della polemica politica che, purtroppo, si è scatenata sul caso Bibbiano. Riteniamo che i toni si dovrebbero abbassare, finalmente, e che bisognerebbe fare lavorare la magistratura nel silenzio degli innocentisti a prescindere e di quelli che hanno già deciso di buttare via la chiave e considerare marcio tutto il sistema degli affidi in val d’Enza.

Paolo Pergolizzi