Affidi, Morcavallo: “In processo minorile non si accertano i fatti”

L'ex magistrato accusa in commissione regionale: "Si dà un mandato in bianco ai servizi sociali e ad altri operatori, come ad esempio gli psicologi, sull'accertamento dei fatti"

REGGIO EMILIA – Un “larghissimo ricorso della misura dell’allontanamento del minorenne dalla famiglia”, con “circa 50.000 casi in Italia”, che avvengono “spesso senza l’accertamento dei fatti da parte del magistrato”.

E’ la “sentenza” espressa nel corso di un’audizione, in commissione speciale d’inchiesta sul sistema di tutela dei minori in Emilia-Romagna, da parte di Francesco Morcavallo, fino al maggio 2013 (data delle dimissioni) giudice togato del Tribunale minorile di Bologna, che da tempo critica pubblicamente i metodi adottati da tribunali e servizi sociali nella gestione degli affidamenti minorili. Procedure in cui, dice l’ex magistrato, si da’ “un mandato in bianco ai servizi sociali e ad altri operatori, come ad esempio gli psicologi, sull’accertamento dei fatti. Una evidente deviazione rispetto alle funzioni di questi soggetti e al compito del magistrato che e’ quello dell’accertamento dei fatti”.

Frequentemente, sottolinea Morcavallo, “si arriva quindi a imporre trattamenti senza che sia stata constatata la violazione da parte del genitore dei diritti del figlio. Una semplice segnalazione non di rado innesca un intervento autoritativo”. Anche sul trattamento, dice l’ex giudice minorile, “sono spesso soggetti esterni a stabilirne durata, finalita’ ed esiti”. Nel processo minorile, ha quindi ripetuto, “non si accertano i fatti e non c’e’ contraddittorio, non vengono sentiti i testimoni”.

Le stime di Morcavallo sono subito contestate dai consiglieri Paolo Calvano (Pd) e Silvia Prodi (misto): “Le statistiche ministeriali ci raccontano altro, i casi di allontanamento risultano essere meno della meta’”. Raffaella Sensoli (5 stelle) chiede un commento su possibili casi di conflitto d’interesse tra i giudici onorari del tribunale minorile. Anche su questo l’avvocato conferma di aver riscontrato anomalie: “Ho constatato piu’ di una situazione di questo tipo, assistenti sociali che gestiscono case famiglia, o che addirittura svolgevano contestualmente attivita’ di giudici onorari”.

Fabio Callori (Fdi) domanda un giudizio sui fatti di Bibbiano. “Una disfunzione conseguente a scelte sbagliate come quella di dare troppo spazio agli operatori, un problema che comunque non e’ solo di Bibbiano ma e’ comune a tutto il Paese”, risponde Morcavallo. All’ex giudice viene infine domandato quali correttivi potrebbero essere applicati al sistema per colmarne i vuoti. Per Morcavallo sarebbe opportuno “agire sia in ambito amministrativo, verificando il rispetto dei ruoli, sia normativo, prevedendo anche nel processo minorile il contraddittorio (per formare la prova, ndr)”.