Affidi, a Reggio in 20 anni accolti quasi 700 bambini

Daniela Casi, una delle referenti delle famiglie: "Con l'inchiesta si e' creata una sorta di 'cappa negativa' su uno degli aspetti piu' marginali di un affido, quello del contributo economico. Ma le famiglie affidatarie non sono interessate di certo a questo"

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REGGIO EMILIA – Reggio Emilia va in controtendenza rispetto al panorama nazionale, dove secondo il quotidiano ‘Avvenire’ e il deputato del Pd Ubaldo Pagano, il caso Bibbiano ha falcidiato le famiglie disposte a prendere minori in affido. Nella citta’ del Tricolore opera infatti da piu’ di 20 anni una rete “informale” di nuclei familiari disposti ad accogliere momentaneamente bambini che hanno bisogno di ospitalita’, per una situazione familiare difficile o, ad esempio, il ricovero di un genitore in ospedale o una partenza improvvisa.

È l’esperienza della “rete di affido di emergenza” portata in commissione speciale d’inchiesta sul sistema di tutela dei minori in Emilia-Romagna da una delle referenti per le famiglie, Daniela Casi. “La vicenda scoppiata in Val d’Enza ha creato molto disorientamento, ma noi vogliamo far emergere il bene che c’e’ nel mondo degli affidi”, spiega Casi. “Con l’inchiesta si e’ creata una sorta di ‘cappa negativa’ su uno degli aspetti piu’ marginali di un affido, quello del contributo economico. Ma le famiglie affidatarie non sono interessate di certo a questo”. Anche se “in questo periodo ci stanno arrivando (dagli assistenti sociali, ndr) molte meno richieste di emergenza rispetto a prima”.

L’organizzazione reggiana funziona cosi’: su segnalazione degli assistenti sociali, le referenti vengono “allertate” per trovare una sistemazione ai minori che hanno necessita’ e che rimarranno in “affido di emergenza” presso “genitori volontari” per un periodo di tempo di circa 30 giorni. Alla scadenza di questi i bambini torneranno nelle famiglie di origine o, se necessario, proseguiranno il loro percorso di affido seguiti dai servizi. “Noi veniamo contattate dall’assistente sociale, passiamo voce tra le famiglie ed entro sera ne troviamo una disponibile”, spiega Casi.

“Lo chiamiamo ‘spirito di cortile’, ovvero quello spirito di collaborazione e aiuto di quartiere, basata sulla fiducia reciproca”. La rete, nata oltre 20 anni fa dal mondo cattolico, ha stretto dal 1996 una convenzione con i Comuni della provincia di Reggio Emilia e da allora ha contato 1.259 segnalazioni di allerta da parte degli assistenti sociali, 625 attivazioni di emergenze, 693 bimbi accolti in famiglia, 64 adolescenti e 79 mamme. Nel reggiano, ma non solo. Dalla rete arriva infine una richiesta di aiuto ai consiglieri regionali: “Viviamo situazioni davvero critiche con i minori disabili, ci servirebbe piu’ sostegno, anche normativo”. A questo punto Paolo Calvano (Pd) ha lanciato una sponda: “Ora sta a noi intervenire a livello legislativo per dare piu’ garanzie a famiglie come le vostre”.

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