Aemilia 1992, testimone difesa accusato di dire il falso

I legali di Antonio Ciampà tirano in ballo un sacerdote definito "santo" alla moglie dell'imputato Antonio Ciampa'

REGGIO EMILIA – “Falsa testimonianza” e’ il reato che sara’ contestato ad uno testimoni della difesa, ascoltati oggi nel processo “Aemilia 1992” che indaga sui delitti reggiani di ‘ndrangheta avvenuti 27 anni fa. Lo annuncia il pubblico ministero Beatrice Ronchi nei confronti del 62enne Riccardo Mauro, originario di San Mauro Marchesato, chiamato alla sbarra dai legali di Angelo Greco imputato (insieme a Nicolino Grande Aracri, Antonio Le Rose e Antonio Ciampa’) per gli omicidi commessi nel ’92 di Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero.

Negli anni ’80 Mauro subi’ un attentato di cui si auto-accusarono in seguito Nicolino Sarcone e l’attuale pentito Angelo Salvatore Cortese. Il testimone ha negato di conoscere quella circostanza (che avrebbe appreso solo stamattina dal pm) ma, alla domanda sul perche’ secondo lui gli esecutori dell’agguato si fossero palesati, si e’ “tradito” rispondendo di non avere mai avuto problemi con “Lino” Greco, individuato negli atti processuali come il mandante del gesto.

Una incongruenza che e’ valsa al testimone la denuncia. Di Greco Mauro ha anche detto di avergli fatto da padrino al battesimo di un figlio, di non ricordare se l’imputato fosse stato testimone al suo matrimonio o viceversa se lo aveva fatto lui alle nozze di Greco, e di conoscerlo come “una brava persona” ignorando i suoi legami con la ‘ndrangheta.

Sempre in difesa di Greco sono stati ascoltati altri due testimoni: Antonio Lazzaro (anche lui vittima di un attentato nel 1992) e Francesco Maida, il cui fratello e’ stato condannato a Torino, in un processo contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte. Uno spaccato di devozione religiosa e’ stato inveco aperto dalla moglie dell’imputato Antonio Ciampa’, interpellata sulla figura di un “santo sacerdote”, padre Cristian, oggi scomparso, a cui i due coniugi sono stati molto legati.

La testimone, parlando di alcuni “ricordi” del carismatico uomo di chiesa, ha detto di tenerci “piu’ della mia vita” e di aver chiesto ai Carabinieri, durante un sopralluogo in casa sua di un anno fa, di prenderli pure ma poi restituirli. Sfumato il nesso del sacerdote con l’oggetto del processo. Il pm ha domandato se padre Cristian non abbia anche provveduto alla “conversione” di Antonio Ciampa’. Sul fronte procedurale, Ronchi ha depositato delle integrazioni alle indagini e, sulla base di queste, ha chiesto di ascoltare come testimone (gia’ in lista per le difese) il maresciallo dei Carabinieri Emidio D’Agostino, del nucleo investigativo di Modena, incaricato dei riscontri alle dichiarazioni del pentito Antonio Valerio.

Non sara’ convocato invece il capo dei Carabinieri di Cutro nel 1992, per riferire di un controllo che un suo sottoposto “di origine siciliana” avrebbe fatto a Nicolino Grande Aracri, ma di cui non risultano relazioni di servizio. L’imputato direttamente coinvolto ha rbadito con dichiarazioni spontanee l’importanza di questa testimonianza. Dopo l’udienza di venerdi’ prossimo, il processo riprende il 18 novembre.