Truffa e riciclaggio, un arresto e una perquisizione a Reggio

Un 52enne è finito in manette e un 50enne è stato perquisito nell'ambito di un indagine in cui sono finite in carcere sette persone

REGGIO EMILIA – Un 52enne Vito Nicola Belmonte, originario di Matera, è stato arrestato dai militari di Guastalla e un 50enne è stato perquisito da quelli di Santa Croce, che gli hanno sequestrato tre telefonini, nell’ambito di un’operazione condotta dai carabinieri di Sassari nei confronti di 7 italiani (quattro in carcere e tre agli arresti domiciliari) che sono stati indagati in concorso per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio.

Insieme a Belmonte, arrestato a Reggio e considerato dagli inquirenti la mente del gruppo, sono finiti in carcere Lussorio Manca, oristanese di 53 anni, Riccardo Notarpietro, andriese di 43 anni, Marco Salis, sassarese di 38 anni. Arresti domiciliari per Giulio Caggiari, sassarese di 20 anni, Salvatore Campus, nuorese di 52 anni e Maurizio Beccantini, modenese sessantenne.

L’operazione si è svolta nelle province di Sassari, Nuoro, Reggio Emilia, Modena, Parma e Milano, dove i carabinieri del comando provinciale di Sassari, coadiuvati da quelli delle province indicate, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip.

Durante le operazioni odierne sono state effettuate anche 15 perquisizioni per trovare materiale informatico utilizzato per la commissione di truffe e tentate truffe in danno di aziende italiane. Nel complesso, l’attività ha portato alla denuncia di 27 persone coinvolte, a vario titolo, nelle attività illecite di riciclaggio, ricettazione e truffa.

Le indagini si sono svolte da agosto 2018 a gennaio 2019. Secondo gli inquirenti gli indagati avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa, al riciclaggio e alla ricettazione e avrebbero acquistato, con false fideiussioni ed assegni scoperti, beni di vario genere tra cui auto, materiale edile, carburante, elettrodomestici e generi alimentari, messi poi in vendita o reimpiegati nelle proprie imprese.

Gli indagati si sarebbero presentati nelle attività commerciali e avrebbero effettuato degli ordini riferiti a ingenti quantitativi di merce proponendo, come pagamento, assegni bancari, a vuoto, tratti da conti correnti intestati ad aziende il cui amministratore delegato serebbe stata la classica “testa di legno”. Sarebbero state commesse, in tutto, 37 truffe nei confronti di varie aziende con sede legale in Sardegna, Emilia-Romagna, Lombardia e Trentino Alto Adige, per un valore di svariate centinaia di migliaia di euro.

Sarebbe stata impedita, inoltre, la perpetrazione di ulteriori truffe, per le quali si è comunque concretizzato il tentativo, per un valore oltre 3 milioni di euro.