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Renzi lascia il Pd: “Manca una visione, sarà un bene per tutti”

Intervistato da Repubblica spiega la sua decisione di lasciare i dem, fa sapere che saranno con lui una trentina di parlamentari e i gruppi autonomi nasceranno questa settimana

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REGGIO EMILIA – “Lasciare il Pd sarà un bene per tutti, anche per Conte, il partito è diventato un insieme di correnti, manca una visione sul futuro”. Intervistato da Repubblica, Matteo Renzi spiega la sua decisione di lasciare i dem, fa sapere che saranno con lui una trentina di parlamentari e i gruppi autonomi nasceranno questa settimana. E afferma di voler passare i prossimi mesi a combattere Salvini non a difendersi dal fuoco amico. Alla Leopolda sarà presentato il simbolo: il primo impegno elettorale le politiche, ‘sperando che siano nel 2023’, e le Europee 2024.

“Il presidente Conte, nel corso della telefonata ricevuta ieri sera da Matteo Renzi, ha chiarito di non volere entrare nelle dinamiche interne a un partito. Ha però espresso le proprie perplessità su una iniziativa che introduce negli equilibri parlamentari elementi di novità, non anticipati al momento della formazione del governo. A tacer del merito dell’iniziativa, infatti, rimane singolare la scelta dei tempi di questa operazione, annunciata subito dopo il completamento della squadra di governo”, sottolineano fonti di Palazzo Chigi.

Amaro il commento del segretario Dem Nicola Zingaretti: ‘Ci dispiace, è un errore’.

Le reazioni
“Per me il Pd non è un episodio. È il progetto di una vita. Ci ho lavorato con Veltroni e Renzi, sono stato in minoranza con Bersani. Oggi è uno dei partiti progressisti europei più forti e aperti al futuro. In tempi così difficili, teniamocelo stretto. E guardiamo avanti”, così il commissario Ue Paolo Gentiloni su twitter.

“Nessuna sorpresa. Di certo per noi non rappresenta un problema, anche perché le dinamiche di partito non ci sono mai interessate. Lavoriamo per gli italiani, solo a loro dobbiamo dare risposte”, dice il leader del M5S, Luigi Di Maio, contatto dall’Ansa a proposto della scissione dei renziani. Ogni singolo eletto del M5S ha un solo obiettivo, risolvere le problematiche dei cittadini. E ora che il governo è al completo dobbiamo lavorare con serietà e determinazione e portare a casa altre importanti misure per il Paese come il taglio dei parlamentari”.

“Prima incassa posti e ministeri, poi fonda un “nuovo” partito per combattere Salvini – scrive su twitter il leader della Lega – che pena, cosa non si fa per salvare la poltrona… Il tempo è galantuomo, gli Italiani puniranno questi venduti”.

“Di solito, prima di fare qualcosa di importante si è presi dai dubbi – scrive Beppe Grillo in un post sul blog dal titolo “lettera aperta ai parlamentari renziani” – si valutano i pro e i contro, si possono vivere anche giorni di tormento interiore, poi ci si esaspera e si fa una minchiata d’impulso. I Mattei (Salvini e Renzi, ndr) sono passati entrambi alla minchiata d’impulso, il paese è instabile e pieno di rancori, non è il momento di dare seguito a dei narcisismi”.

Da giorni nei Dem le acque erano agitate e la scissione veniva evocata nei rumors di Palazzo. Poi ieri l’accelerazione con una telefonata al premier Giuseppe Conte al quale Renzi avrebbe garantito il proprio sostegno. In serata, dopo che la notizia che l’ex premier aveva ormai deciso di mollare gli ormeggi il commento amaro del capodelegazione del Pd al governo, il ministro Dario Franceschini.

“Renzi? Oggi è un grosso problema”, dice Franceschini alla sua omologa tedesca Michelle Müntefering, durante un breve scambio di battute in inglese intercettato dai giornalisti e dalla telecamere alla Triennale di Milano. “What’s Renzi doing now?” ha chiesto la ministra tedesca a Franceschini. Pronta la risposta: “Today it’s a big problem”.

Trapelano sconcerto e dispiacere, confusione, ma anche stupore per la tempistica dello strappo di Matteo Renzi, nella delegazione del Pd al Parlamento europeo, dove ora si apre “una riflessione”. “Per me è una sofferenza, anche personale ma per ora non voglio dire di più”, taglia corto Bonafè, considerata storicamente una delle più vicine all’ex premier nella pattuglia dem, insieme a Pina Picierno, Alessandra Moretti e soprattutto Nicola Danti, ripescato quest’ultimo al Pe dopo la nomina di Roberto Gualtieri a ministro dell’Economia. “Oggi ci siamo confrontate con Bonafè e Picierno – afferma invece Moretti, intercettata nei corridoi di Strasburgo dove è in corso la plenaria -, ci sarà una riflessione ma in questo momento prevale il dispiacere”.

“Un errore enorme la scissione di Renzi. Non credo nei partiti personali e le divisioni portano sempre male. I sindaci popolari aggregano, non dividono. Per questo credo rimarremo tutti nel Pd che, a maggior ragione, vogliamo riformista e maggioritario (non il Pds)”, scrive su Twitter Matteo Ricci, sindaco di Pesaro.

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