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Dazi Usa, rischio -90% di export per Parmigiano Reggiano foto

Allevatori, casari, stagionatori e gastronomi sono scesi in piazza per difendere il re dei formaggi. Record storico di Parmigiano all'estero (+16%), ma ora rischi. L'allarme di Coldiretti: "Il falso Parmigiano sorpassa quello vero"

REGGIO EMILIA – Sono migliaia gli allevatori, casari, stagionatori, gastronomi e consumatori del popolo del Parmigiano Reggiano scesi in piazza con mucche, caldaia e zangole al seguito al Villaggio contadino della Coldiretti nel centro di Bologna con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte per difendere il prodotto italiano piu’ conosciuto nel mondo minacciato dalla guerra dei dazi con gli Usa, che potrebbero essere autorizzati il prossimo 30 settembre dal Wto ad applicare tariffe per un importo compreso tra 5 e 10 miliardi di dollari ai prodotti europei compresi formaggi e vini.

Di fronte ai nuovi pericoli legati al divampare delle guerre commerciali gli allevatori della Coldiretti guidati dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini sono stati costretti a lasciare le proprie aziende per preparare il Parmigiano nel centro della Food Valley italiana utilizzando antichi attrezzi e seguendo rituali vecchi di ben nove secoli di storia. Quello americano e’, dopo la Francia, il secondo mercato estero per il Re dei Formaggi su cui Trump minaccia di applicare un dazio pari al valore del prodotto importato.

“Cio’ significa – rileva Coldiretti – che la tassa passerebbe da 2,15 dollari a 15 dollari al kg, facendo alzare il prezzo al consumo fino a 60 dollari al kg. Ad un simile aumento corrispondera’ inevitabilmente un crollo dei consumi stimato nell’80-90% del totale, secondo il Consorzio del Parmigiano Reggiano”.

“Da difendere – continua la Coldiretti – c’e’ un sistema produttivo unico al mondo dal quale si ottengono circa 3,7 milioni di forme all’anno, con 330 piccoli caseifici artigianali della zona tipica alimentati dal latte prodotto nelle circa tremila stalle rimaste dove si allevano circa 250mila mucche. Una stagionatura che varia da 12 a 24 mesi, il divieto nell’uso di insilati, additivi e conservanti nell’alimentazione del bestiame, un peso medio delle forme di 40 chili, l’impiego di 14 litri di latte per produrre un chilo di formaggio e 550 per produrre una forma sono le caratteristiche distintive del prodotto alimentare italiano piu’ conosciuto e piu’ imitato nel mondo”.

“L’Unione Europea ha appoggiato gli Stati Uniti per le sanzioni alla Russia che come ritorsione ha posto l’embargo totale su molti prodotti agroalimentari, come i formaggi, che e’ costato al Made in Italy oltre un miliardo in cinque anni ed ora- ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini- L’Italia rischia di essere ingiustamente anche tra i Paesi piu’ puniti dai dazi Usa per la disputa tra Boeing e Airbus che e’ essenzialmente un progetto francotedesco”. “Una buona premessa al confronto sono le importanti relazioni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha saputo costruire il premier Giuseppe Conte” ha concluso Prandini.

Record storico di Parmigiano all’estero (+16%), ma ora rischi
Mai cosi’ tanto Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono stati consumati all’estero con l’Italia che festeggia il record storico nelle esportazioni in crescita del 16% in valore nel primo semestre del 2019, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione del Parmigiano Day al Villaggio contadino di Bologna. “A guidare in Europa la classifica – spiega Coldiretti – degli appassionati di Parmigiano e Grana e’ la Germania, dove peraltro il valore delle esportazioni e’ cresciuto del 19%, davanti a Francia (+11%) e Regno Unito (+15%), ma il tipico prodotto Made in Italy spopola anche nei paesi del formaggio coi buchi, come la Svizzera (+17%) o l’Olanda (+10%)”.

“Fuori dall’Europa sono gli Stati Uniti il principale mercato grazie anche a una crescita record del 26% nel primo semestre – continua Coldiretti – cosi’ come in Giappone dove le vendite sono aumentate del 21%, percentuale che sale addirittura al +36% nel caso della Cina, seppur con valori ancora limitati”.

Unica eccezione, il Canada, dove l’approvazione del trattato di libero scambio Ceta rileva – Coldiretti – con l’Europa ha di fatto affossato le esportazioni di Parmigiano e Grana, crollate del 19% nella prima meta’ del 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

“Sul record delle esportazioni pesa – nota Coldiretti – il rischio dei dazi con la decisione del Wto di approvare la richiesta degli Stati Uniti di imporre tariffe su alcuni beni europei nell’ultimo capitolo di una disputa bilaterale sui sussidi agli aeromobili. Secondo la black list ufficiale pubblicata sul Registro Federale Usa, a pagare il conto piu’ salato per il Belpaese potrebbe essere il Made in Italy agroalimentare proprio a partire dai formaggi, oltre a – spiega la Coldiretti – vini, salumi, pasta, olio extravergine di oliva, agrumi, olive, uva, marmellate, succhi di frutta, pesche e pere in scatola, acqua, superalcolici e caffe’.

“Si tratta della prima sfida che dovra’ affrontare la nuova Commissione Europea guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen che dovra’ gestire i complessi rapporti con lo storico alleato”, ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare la necessita’ di “evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico”.

L’allarme di Coldiretti: “Il falso Parmigiano sorpassa quello vero”
“La produzione di falsi Parmigiano Reggiano e Grana Padano nel mondo ha superato quella degli originali con il diffondersi di imitazioni in tutti i Continenti che toglie spazi di mercato ai simboli del Made in Italy trainata da un’industria del tarocco che i dazi rischiano di rendere sempre piu’ fiorente e che ha paradossalmente i suoi centri principali nei paesi avanzati, a partire dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia al Sudamerica”.

E’ quanto denuncia la Coldiretti in occasione del Parmigiano Day al Villaggio di Bologna dove per la prima volta e’ sceso in piazza il popolo del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano per difendere dai dazi Usa il prodotto italiano piu’ conosciuto nel mondo, minacciato dalle falsificazioni che sono state esposte per la prima volta nella mostra nella prima ‘Galleria dei nemici del Parmigiano’ con i casi piu’ eclatanti scoperti nei diversi continenti.

“Il Parmigiano, assieme al Grana, e’, infatti, il prodotto agroalimentare piu’ imitato nel mondo – sottolinea Coldiretti – che diventa Parmesan dagli Stati Uniti all’Australia, dal Sudafrica fino alla Russia, Parmesano in Uruguay, Reggianito in Argentina o Parmesao in Brasile o altro anche piu’ fantasioso, come il Grana Pampeana senza dimenticare i formaggi similari che si moltiplicano anche in Europa. Tra i maggiori produttori ci sono senza dubbio gli Stati Uniti dove il mercato delle imitazioni dei formaggi italiani ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni secondo l’analisi Coldiretti su dati USDA, ed e’ realizzata per quasi i 2/3 in Wisconsin e California mentre lo Stato di New York si colloca al terzo posto”.

In termini quantitativi si producono negli Usa 204 milioni di chili di Parmesan, al secondo posto dopo la mozzarella con 1,89 miliardi di chili, e davanti a provolone con 180 milioni di chili, ricotta con 108 milioni di chili e Romano con 26 milioni di chili. Il risultato e’ che sul mercato a stelle e strisce appena l’1% in quantita’ dei formaggi di tipo italiano consumati ha in realta’ un legame con la realta’ produttiva tricolore mentre il resto e’ realizzato sul suolo americano.

Una situazione che rischia di aggravarsi con il via libera del Wto ai dazi proposti da Trump che rischiano di colpire anche i formaggi Made in Italy. Una mossa – denuncia la Coldiretti – sostenuta soprattutto dalla lobby dell’industria casearia Usa (CCFN) che ha addirittura scritto al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per chiedere di imporre tasse alle importazioni di formaggi europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy.

Il parmesan spopola anche in Canada dove – rivela Coldiretti – la produzione e’ cresciuta del 13% nel primo semestre del 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Invece di fermare le imitazioni delle tipicita’ Made in Italy l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea (Ceta) ha dunque avuto l’effetto di aumentarne la produzione con l’effetto che l’export di Parmigiano e Grana in terra canadese e’ crollato nello stesso periodo del 32% in quantita’. Altrettanto fiorente e’ la produzione di formaggi tarocchi in Sudamerica, che anche qui rischia di essere ulteriormente spinta dall’accordo tra Ue e Paesi del Mercosur, con Parmigiano e Grana che dovranno convivere per sempre con le ‘brutte copie’ sui mercati locali, dal Parmesan al Parmesano, dal Parmesao al Reggianito fino al Grana.

“Un precedente pericoloso che – accusa la Coldiretti – e’ stato riproposto negli altri accordi da quello con il Giappone a quello con il Messico fino al trattato con l’Australia. Ma anche sul mercato europeo proliferano i similgrana di bassa qualita’ spesso venduti con nomi di fantasia che fanno concorrenza sleale ai prodotti originali e spesso – continua la Coldiretti – ingannano i consumatori sulla reale origine che e’ prevalentemente di Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia e Lettonia.

“La pretesa di chiamare con lo stesso nome prodotti profondamente diversi e’ inaccettabile e rappresenta un inganno per i consumatori ed una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori” sostiene il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel ricordare che “grazie anche a parmesan&co. il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo ha raggiunto il valore di oltre 100 miliardi con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio”.