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“Arena Campovolo, i lavori siano immediatamente sospesi”

Lo chiede Reggio Città Aperta dopo la notizia dell'aumento dei costi e lo slittamento della fine dei lavori a settembre 2020

REGGIO EMILIAAbbiamo appreso in questi giorni dall’informazione locale che la Mega Arena spettacoli, dopo i vari rinvii dei mesi scorsi, non vedrà la luce prima di settembre 2020 e che i costi, dagli iniziali 6,7 milioni, non saranno meno di 10 milioni. Quali sono i reali motivi di tutti questi ritardi e aumenti di spesa? E’ possibile che la programmazione abbia mancato di valutare elementi così importanti e che ora inficiano la realizzabilità stessa del progetto?

Qualcuno lo aveva affermato due anni fa: sarebbe stato necessario cercare una soluzione alternativa e coinvolgere cittadine e cittadini, non soltanto di quelli dei quartieri direttamente coinvolti. Sarebbe fin troppo facile, ora, ribadire la lungimiranza degli otto punti elaborati dal Comitato promotore della Mozione Popolare:

1. Utilizzare un bene pubblico e risorse pubbliche per una cifra economica consistente (2 milioni di euro) per finalità private ci pare inaccettabile.

2. La concessione prevista è di 18 anni, molti più di quella relativa all’utilizzo delle strutture aeroportuali concessa da Enav. Diciotto anni sono lunghi, e non è prevista alcuna forma di garanzia in caso di dissesto del concessionario che così non dovrebbe rispondere dei propri atti.

3. Il Campovolo è di grande rilevanza per la città, è posizionato alle porte della città e in prossimità di luoghi come le stazioni ferroviarie, della grande viabilità, nonchè a ridosso di quartieri molto popolati, strategico dunque. Ora, utilizzare un’area strategica per la città qual è il Campovolo per un’opera mastodontica, che non aiuta la città a risolvere problemi, e che in fin dei conti sarà principalmente utile ad alcuni imprenditori economici, è indice di poca lungimiranza e di incapacità di definire con chiarezza i bisogni di Reggio Emilia.

4. Si dice addio all’idea di realizzare un grande parco/bosco alle porte della città: l’area a verde viene schiacciata verso la linea ferroviaria e si perderebbe la continuità ambientale di quella a ridosso del Campovolo.

5. Alla produzione culturale che dovrebbe contraddistinguere l’azione di un ente pubblico, si preferisce scegliere la via del semplice “consumo”, realizzando una oggettiva sovrapposizione di interessi del Comune di Reggio Emilia con enti privati quali partiti politici e cooperative, limitando di fatto la possibilità per una pluralità di soggetti di accedere a spazi pubblici e di ottenere contributi pubblici.

6. Si sta procedendo senza nulla dire di quale impatto avrà la mega Arena sulla viabilità ordinaria, sull’inquinamento acustico, sulla impermeabilizzazione della stesa area. SI ipotizzano strutture fisse a sostegno delle attività e posti auto per 10mila spettatori e dunque anche una viabilità interna che potrebbe essere collegata con la viabilità come la stessa via Emilia o via del Partigiano.

7. Non è nemmeno chiaro chi dovrà farsi carico dei costi relativi agli impatti di cui sopra, alla gestione dell’ordine pubblico, della sicurezza, dei rifiuti lasciati al termine di ogni evento.

8. Su tutto ciò non è possibile confrontarsi, si preferiscono sedi molto ristrette che certo non sono indicative del sentimento popolare. Si apra la discussione e si tenga conto di tutto ciò. Non è necessario realizzare una struttura da 100 mila posti che snatura il Campo volo e crea notevoli difficolta alla città per organizzare grandi concerti, come dimostra la recente esperienza di Vasco Rossi a Modena. I parchi debbono essere vissuti e per questo che l’area Campo volo può essere un grande parco con all’interno una importante area divertimento compatibile con il resto della città e non il contrario.

I fatti rivelati in questi giorni hanno, purtroppo, confermato le perplessità e i dubbi sopra evidenziati: occorre fermare subito i lavori e spiegare, in modo trasparente, cosa sta accadendo, prima che sia troppo tardi. Il Campovolo non appartiene a un partito, ma a tutta la città.

Francesco Fantuzzi, Maria Mussini e Alessandro Fontanesi