“La Regione faccia richiesta di riaprire il punto nascite della montagna” foto

Le Cicogne: "Basta con questo sadico e opportunista balletto delle responsabilità. Inoltrino la richiesta di revisione del parere al Ministro così come ha fatto la Toscana per i suoi punti nascita"

CASTELNOVO MONTI (Reggio Emilia) – “Basta basta con questo sadico e opportunista balletto delle responsabilità. Prendiamo atto che ora per bocca del sottosegretario Manghi la Regione Emilia Romagna vuole la riapertura dei punti nascite della montagna. Tocca alla Regione inoltrare la richiesta di revisione del parere al Ministro così come ha fatto la Regione Toscana per i suoi punti nascita”. Così il gruppo “Salviano le cicogne” della montagna reggiana  prende nuovamente la parola dopo la Tavola rotonda del 2 agosto scorso al quale hanno tra gli altri partecipato i referenti di analoghe associazioni nate nella montagna parmense e modenese: Rodolfo Marchini, presidente del Comitato Pro Ospedale di Borgotaro, e Annamaria Chilosi.

“Condividiamo con la Regione Emilia Romagna e con il Ministero della Sanità che i parametri dell’accordo Stato Regioni del 2010 vanno rivisti, e non solo per la montagna visto il trend negativo nazionale delle nascite”, spiegano le Cicogne, aggiungendo di condividere con Manghi “il giudizio negativo sulla assenza di iniziativa ministeriale in tal senso, dopo l’annuncio che a marzo 2019 la questione avrebbe trovato soluzione. Non ci rassicura affatto il silenzio calato sulla vicenda e vedere che il Patto della Salute 2019, in seconda bozza, deleghi ad un tavolo successivo alla sua approvazione il problema dei punti nascita”.

Il gruppo reggiani ricorda però che la chiusura delle sale parto e servizi annessi al Sant’Anna di Castelnovo Monti “dipenda da una documentazione inesatta e strumentale fornita dalla Regione atta ad ottenere un parere ministeriale negativo” e che “il risultato aberrante di questa volontà sia sotto gli occhi di tutti: è rimasto aperto con 300 parti annui il punto nascita di Scandiano che è a 10 minuti da Reggio e altrettanti da Sassuolo, mentre invece le donne di montagna  partoriscono anche per strada o iniziano il travaglio in elisoccorso. Non c’è niente di normale in questo. C’è sprezzo per la sicurezza e per la dignità delle donne e dei nascituri. Questo non può avvenire in un sistema sanitario pubblico che pretende di essere universalistico e d’eccellenza”.

Il comitato – forte dell’avvicinarsi delle elezioni regionali – incalza il governatore (uscente e ricandidato) Bonaccini e il suo vice Manghi: “Crediamo che già l’attuale strumento legislativo, ovvero il Decreto che stabilisce l’attività in deroga per gli ospedali di montagna, basti per far riaprire i nostri punti nascita. Questa convinzione è supportata dal giudizio ricevuto in Ministero dal sottosegretario alla Sanità, dal CPNn riunito e dal Dirigente della Programmazione Sanitaria che abbiamo incontrato a Roma nelle due missioni di gennaio, i quali si son mostrati sorpresi della situazione creata e ci hanno ribadito disponibilità a rivedere il parere ministeriale della Regione, che ci hanno spiegato al ministero è l’unico interlocutore pertinente per farne richiesta”. 

Il percorso è chiaro così com’è chiara la pertinenza: “Tocca alla Regione inoltrare la richiesta di revisione del parere al Ministro così come ha fatto la Regione Toscana per i suoi punti nascita” ma “su questo punto il Sottosegretario Manghi ha fatto con noi orecchie da mercante, adducendo anche possibili ricorsi giudiziari dei medici per eventuali responsabilità in caso di danni. No, non ci può rispondere in questo modo: se a nuova richiesta di parere ministeriale arriva il benestare e la Regione riapre rispettando gli standard previsti dalla legge non esiste nessuna zona d’ombra giuridica. Davvero basta con questo balletto delle responsabilità e sulle pertinenze, rispondiamo proprio con le parole di Manghi: la politica è prassi, il punto nascita è una questione civile e di democrazia, se la si vuole colorare per fare una battaglia elettorale si ottiene il nulla. Ovvero un gioco sadico e opportunista sulla pelle delle donne e dei nascituri”.