Lettera al sindaco Vecchi: “Far rinascere via Turri e zona Stazione” foto

Sindacati e associazioni: "Il quartiere è il cuore caldo di Reggio: al Comune chiediamo un protocollo condiviso affinché torni a battere forte”

REGGIO EMILIA – Giungere a un protocollo comune per avere nuovi obiettivi e creare una rete tra i diversi enti, associazioni, sindacati e associazioni che operano nella zona. Ne sono conviti i sindacati di Cisl Emilia Centrale, Cgil Reggio Emilia, Uil Modena e Reggio Emilia assieme a 13 associazioni, parrocchie e categorie che già operano in questo cuore caldo e multietnico della città “Via Turri e la Zona Stazione possono avere una nuova vita, rispettosa della comunità locale e dell’integrazione”. E’ quanto sostengono, rivolgendosi al Sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, i tre sindacati reggiani assieme ad Acc.qua, Anolf, Anteas, Ceis, il Centro mediazione Culturale Reggio, Impossibile Cooperativa di Comunità, Coop la Quercia, Mondinsieme, la Parrocchia San Francesco da Paola-Unità Pastorale san Giovanni Paolo II, Unitre (Università delle Tre Età), Sicet, Sunia e Uniat.
Per questo hanno consegnato un documento di analisi e proposte per la rigenerazione di quest’area della città: “Crediamo – spiegano i firmatari della lettera – che si possa giungere a rivedere, anche con un nuovo protocollo, le modalità di azione e raccordo delle esperienze sociali, di lavoro e di amministrazione di questa zona strategica della città di Reggio Emilia”.
Le ragioni storiche che hanno portato a ‘concentrare’, in un quartiere costruito tra anni Settanta e Ottanta, un caleidoscopio di 60 nazionalità diverse (con punte di 80% di immigrati in via Turri) “devono ora trovare una base comune sulla quale impostare i criteri di una esperienza urbana basata su integrazione, sicurezza, socialità”.
“Per questo – scrivono – riteniamo che, unitariamente e assieme ai cittadini del quartiere, noi possiamo essere un valido interlocutore per la pubblica amministrazione”.
Se nell’incipit del documento consegnato al Sindaco si ritiene che debba “essere smontata la percezione di una zona sinonimo di degrado ambientale e urbanistico, oltre che di immigrazione controllata” non si negano i gravi episodi di ordine pubblico culminati con la tragica morte di una coppia di coniugi nel dicembre scorso.
Tanti i punti toccati dal documento condiviso: qualora questa articolata azione non fosse coordinata e messa in relazione con l’Amministrazione comunale “ci sarebbe il rischio estendere le attuali problematicità ai quartieri limitrofi, come Mirabello e Santa Croce”.
Nel dettaglio, sindacati e associazioni chiedono di confrontarsi su nuove politiche socio abitative per una graduale ridistribuzione delle famiglie sul territorio, per una riqualificazione urbana vera e propria, per alloggi sociali o per l’incentivazione dei servizi. Certamente strategico è il tema della sicurezza, per cui, oltre ai presidi di Polizia, occorre intervenire anche con la formazione permanente in accordo coi presidi sociali della zona (a loro volta da rafforzare), ma anche le politiche inclusive sociali, educative e culturali, dai doposcuola alle raccolte alimentari e ai campi estivi.
Viene posta attenzione al commercio e all’artigianato, da incentivare grazie forme agevolative, quindi il tema della mobilità rafforzando la sicurezza e forme di mobilità dolce come le piste ciclabili. Occorre, quindi, mettere in rete e fare dialogare tra loro tutte le iniziative di carattere culturale, artistico e creativo le quali, oltre a favorire l’integrazione, consentono di contrastare illegalità e favoriscono la nascita di relazioni sociali.
Infine, auspicio di sindacati e associazioni, è anche “una campagna di comunicazione adeguata che rimetta la zona Stazione al centro della attenzione cittadina”.