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“I suicidi fra i carabinieri e il silenzio: ora basta”

I delegati sindacali dell'Arma: "Sono uomini e donne che hanno bisogno di essere ascoltati, assistiti, in alcuni casi compresi e anche perdonati. Non possono essere considerati numeri Istat. La vita non ha prezzo"

REGGIO EMILIANell’ultima settimana, in un silenzio oseremo definire preoccupante, purtroppo altri tre carabinieri si sono tolti la vita: un’escalation apparentemente inarrestabile. Troppe mamme, troppi padri, troppi orfani, tante famiglie continuano a soffrire l’improvvisa e spesso inaspettata scomparsa dei loro congiunti che hanno deciso di compiere l’estremo gesto.

Basta, con circolari superflue che in molti casi non fanno altro che trasmettere ulteriore disorientamento e preoccupazione. Adesso c’è bisogno di interventi che diffondano certezze e serenità a tutti i livelli. Sì, quella meritata serenità che ogni donna e uomo carabiniere si guadagna sul campo dedicandosi incessantemente alla tutela dei cittadini e alla sicurezza del nostro paese. Oggi, più di prima, la scala gerarchica dovrà prestare particolare attenzione verso i carabinieri bisognosi, dimostrandosi puntuale e concreta nelle risposte nonché sensibile e generosa sia verso i militari afflitti da problemi che nei riguardi delle loro famiglie.

Ma non dimentichiamo che per ottenere un risultato ottimale, è indispensabile che il carabiniere nutra la massima fiducia verso i suoi superiori altrimenti, nei momenti difficili o di sconforto, si chiuderà in sé stesso anche per timore di essere allontanato dall’Arma o persino perseguito. Riteniamo che ogni comandante dovrebbe necessariamente frequentare un corso per acquisire le nozioni basilari di psicologia correlate alla gestione del personale.

Basta, non dimentichiamo che oggi, tra i tanti compiti e responsabilità che incombono su un carabiniere, bisogna fare i conti anche con i social. È sufficiente una semplice battuta o uno scatto sbagliato per stravolgere la vita di un militare e quella dei suoi familiari (non dimentichiamoci che nella vita civile la diffusione sul web di video, foto e notizie ha già causato diversi suicidi). Una società cambiata troppo in fretta, pronta, inesorabilmente, ad esprimere giudizi avventati su chiunque capiti a portata di “teleobbiettivo”: attualmente sul web tra i più gettonati rimangono gli appartenetti alle forze dell’ordine.

Detto questo, sarebbe opportuno che anche i dirigenti dell’Arma evitino di trincerarsi dietro una rigidità che va a cozzare con una modernizzazione travolgente che ormai ha invaso il mondo spiazzando un po’ tutti e talvolta inducendo in errore anche loro stessi. Basta un video o una foto diffusi sui social per innescare un meccanismo incontrollabile idoneo ad influenzare le valutazioni dell’intera scala gerarchica, inducendola, tra l’altro, ad adottare provvedimenti affrettati e verosimilmente inadeguati che spesso possono risultare ben più afflittivi e dannosi di quelli emessi eventualmente da un tribunale.

Basta, benché consapevoli che il grave e crescente fenomeno dei suicidi può avere origini di diversa natura, non possiamo escludere che la maledetta “scintilla” potrebbe innescarsi a seguito di un insieme di fattori concomitanti, tra cui alcuni strettamente correlati al servizio. Per questo motivo il fenomeno va esaminato caso per caso e sfaccettato in tutti i suoi aspetti, senza temere nulla. Purtroppo, generalmente, ogni amministrazione manifesta puntualmente la tendenza a liquidare tutti gli aspetti relativi ad incidenti gravi compiuti dal personale, come problemi individuali soprattutto allo scopo di non mettere in discussione l’organizzazione e l’immagine della stessa Istituzione. Tale atteggiamento, derivante da una mentalità in alcuni casi verosimilmente reticente, comporta un ulteriore avvitamento del sistema con conseguenze sempre più negative e nefaste.

Basta, con questa inerzia amministrativa e gestionale che riteniamo sia il peggior male di tutti i mali. Vogliamo visionare i dati dell’osservatorio nazionale dei suicidi, vogliamo far parte delle commissioni d’inchiesta attualmente costituite da ufficiali o da membri individuati attraverso scelte non condivise con gli organismi di rappresentanza.

Basta, vogliamo fornire il nostro contributo in totale trasparenza e con la massima lealtà nel pieno rispetto delle leggi e delle regole, affinché siano ricercate a fondo, con doviziosa imparzialità, le motivazioni che spingono ogni singolo carabiniere a porre fine alla propria esistenza; solo così potremo analizzare ogni caso, studiare i metodi per affrontare i problemi più nascosti e migliorare le condizioni generali e di servizio del personale.

Basta, occorrono interventi urgenti, soprattutto di natura politica, affinché vengano intraprese iniziative parlamentari tese a tutelare e assistere le povere vedove, gli orfani indifesi e tutti i familiari colpiti da queste tragedie indelebili che purtroppo, in breve tempo, vengono dimenticate dalla società e dalla stessa amministrazione.

Basta, i carabinieri sono persone particolarmente a rischio e vulnerabili perché portano a seguito armi che agevolano il compimento dell’estremo gesto, perché svolgono un lavoro pericoloso, perché hanno grosse responsabilità e sono sottoposti a stress continuo, perché non di rado rinunciano a licenze, riposi e spesso svolgono doppi turni di servizio, perché percepiscono uno stipendio che a volte non gli consente di arrivare fine mese, perché sono costretti a vivere lontani da casa e a privarsi degli affetti più cari, perché durante l’assolvimento del dovere operano in situazioni estreme e crudeli, perché incontrano soggetti in momenti tragici, perché oltre alle norme del mondo civile sono assoggettati alle leggi previste dall’Ordinamento Militare nonché ai vincoli imposti da una disciplina spesso troppo rigorosa e comunque non adeguata alla realtà dei tempi moderni.

Per queste e per tante altre ragioni i carabinieri sono uomini e donne che hanno bisogno di essere ascoltati, assistiti, in alcuni casi compresi e anche perdonati. I suicidi tra i carabinieri non possono essere considerati numeri Istat. La vita non ha prezzo.

I delegati Co.Ce.R. Carmine Caforio, Antonio Pirisi, Greco Anselmo, Luigi Avveduto