Biogas, i comitati: “Confronto mai iniziato con il Comune”

Gli ambientalisti reggiani segnalano che, allo stato dell'iter amministrativo, il progetto "non puo' essere modificato, ma la sua autorizzazione solo essere approvata o negata"

REGGIO EMILIA – Nuovo affondo dei comitati “Ambiente e Salute” di Reggio Emilia al progetto dell’impianto per la produzione di biogas da rifiuti di Iren a Gavassa. Dopo la sfilata dei trattori di luglio e la rimozione di uno striscione di protesta appeso nei pressi dell’area prevista per la struttura, i cittadini tornano a denunciare la mancanza di partecipazione e confronto con i sindaci dei tre Comuni interessati dall’iniziativa (Reggio, Correggio e San Martino in Rio).

Nello specifico i comitati osservano che “la Conferenza dei servizi sta quasi per terminare e forse sarebbe il caso che si dicesse anche quando, dato che stante la vigente normativa regionale dovrebbe concludersi a fine agosto”. Invece “il confronto pubblico con l’amministrazione locale non sta continuando perche’ non e’ iniziato: e’ stata stata avviata un’interlocuzione con l’assessorato competente che deve ancora vedere svolgersi il primo incontro ed e’ stata inoltrata da parte nostra una lettera a tutto il Consiglio comunale di Reggio Emilia in vista della riapertura dei lavori istituzionali perche’ prenda una posizione”.

Gli ambientalisti reggiani segnalano infine che, allo stato dell’iter amministrativo, il progetto “non puo’ essere modificato, ma la sua autorizzazione solo essere approvata o negata:la fase per modificarlo era prima che iniziasse la Conferenza dei servizi e in quel periodo il Comune non ha fatto pervenire nessuna osservazione o richiesta di modifica”.

Vengono infine ribadite le criticita’ dell’impianto: “Consuma un sacco di energia, fa girare centinaia di camion al giorno e tutto questo per ottenere poco gas e impattare sulle nostre bollette, dato che pagheremo noi cittadini quei 55 milioni di euro dichiarati e senza che sia mai stato visibile uno straccio di piano economico finanziario”.

E’ quindi “insostenibile per dimensioni, tecnologia, concentrazione dei rifiuti, localizzazione, consumo di suolo agricolo, risultanze agronomiche, debito e ambiente”.

Concludono quindi i comitati: “Rimaniamo fiduciosi che si possa costruire un’interlocuzione ragionevole e sensata ma le preoccupazioni crescono e bisogna riconoscere che non e’ in questo modo che si affrontano le criticita’ che emergono da quel progetto e si costruisce partecipazione”.