Sbloccati i fondi, Mire sulla rampa di lancio foto

Nel 2020 la prima pietra dell'ospedale dedicato alla maternità e all'infanzia che dovrebbe essere terminato nel 2025

REGGIO EMILIA – La prima pietra sara’ posata entro l’anno prossimo e vedere l’opera finita non sara’ possibile prima del 2025. Ma e’ ormai una certezza la costruzione del Mire, il nuovo ospedale di Reggio Emilia dedicato alla maternita’ e all’infanzia, il cui progetto e’ in ballo dal 2012 sostenuto fortemente da associazioni e societa’ civile. Con il finanziamento da 11 milioni autorizzato lo scorso 26 giugno dal ministero della Salute, infatti, e’ completa la copertura finanziaria di 30,1 milioni dei primi due lotti dei lavori e si apre la fase di indizione della gara europea per appaltarli. Lo comunicano questa mattina la Regione e l’Ausl di Reggio Emilia, insieme a Comune e Provincia.

La nuova struttura ospedaliera, che sorgera’ di fronte al centro per le malattie oncoematologiche (Core) inaugurato nel 2016, si sviluppa in dettaglio su cinque piani di cui uno seminterrato, per un totale di 17.500 metri quadrati (10.700 quelli coperti dai primi due lotti). I primi interventi riguarderanno l’edificio vero e proprio, oltre ai parcheggi, i sottoservizi, una nuova viabilita’ di emergenza, una serie di scavi archeologici e i collegamenti con il Core.

Gli spazi creati ospiteranno il Pronto soccorso e il blocco operatorio ostetrico ginecologico con quattro sale, il blocco travaglio (sei sale) il reparto di neonatologia (22 posti letto suddivisi per intensita’ di cura) piu’ tre ambulatori di cui uno chirurgico, e le degenze di ostetricia (46 posti letto e sei ambulatori) e di pediatria (32 posti letto). Il terzo lotto dei lavori, che prevede tra l’altro un centro nascita per il parto fisiologico con cinque sale, comprende anche l’acquisto delle attrezzature biomediche il cui costo e’ stimato in 12 milioni. Risorse che la Regione ha previsto nel prossimo programma di investimenti in sanita’, che sara’ oggetto di accordo con il territorio.

Ha detto il sindaco Luca Vecchi: “Avere cura del bambino e della madre significa anche prendersi cura del nostro futuro. Significa diritto alla salute e dignita’ della persona oggi, ma anche lasciare ai nostri figli uno strumento d’eccezione in Italia per la sanita’ e la ricerca. Reggio Emilia e’ il luogo giusto per una realta’ di questo tipo, Regione e Stato lo hanno compreso e dimostrato fra l’altro con un forte investimento. Sara’ una nuova svolta nella qualita’ della vita della nostra citta’ e delle persone che, anche da fuori di essa, vi si rivolgeranno”. Dunque, conclude il sindaco, “cura, ricerca, attrattivita’, anche in un ambito sanitario che gia’ puo’ contare sull’elevazione a Irccs dell’Arcispedale Santa Maria Nuova, sul Core e su un sistema sanitario diffuso, aggiornato, qualificato e prossimo ai cittadini”.

Per quanto riguarda il quadro dei finanziamenti dei primi due lotti, agli 11 milioni di recente sbloccati dal ministero se ne aggiungono altri 15 milioni e mezzo deliberati dalla Regione nel 2015 e nel 2018 e 3,6 milioni reperiti dall’Ausl reggiana tramite alienazioni. “Con il via libera del ministero, si conclude il percorso che portera’ alla realizzazione del Mire, straordinario obiettivo voluto fortemente dalle istituzioni, dalla sanita’ e dalla comunita’”, commenta il sottosegretario alla Presidenza della Regione Giammaria Manghi, sottolineando che la costruzione del nuovo ospedale, “si colloca perfettamente nel solco di una sanita’ espansiva e qualificata che la Regione promuove continuando a investire, e nel percorso di riorganizzazione della rete ospedaliera avviato di recente con il terzo Pal della storia della sanita’ reggiana”.

Il “Mire, la cui realizzazione si fa oggi ancora piu’ vicina, e’ frutto non solo di una programmazione attenta e condivisa tra istituzioni, azienda sanitaria e professionisti, ma anche dell’impegno di una intera comunita’. Una positiva sinergia che mettera’ presto a disposizione di tutto il territorio servizi materno-infantili all’avanguardia, in grado di garantire sempre meglio la salute della donna e del bambino, rispondendo ai mutamenti sociali e demografici”, dice la vicepresidente della Provincia Ilenia Malavasi.