Minori, il Pd stoppa Salvini: “No a ingerenze politiche”

Il capogruppo Dem in Regione: "Le indagini le fa la magistratura e noi siamo al fianco degli inquirenti che devono lavorare liberamente"

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REGGIO EMILIA – “La presenza del vicepremier Matteo Salvini oggi a Bibbiano “e’ solo mediatica. Perche’ le indagini le fa la magistratura e noi siamo al fianco degli inquirenti. La magistratura deve lavorare liberamente, senza ingerenze politiche”. Il Pd dell’Emilia-Romagna si schiera in blocco contro la calata del leader leghista annunciata per questo pomeriggio in Val d’Enza, nel reggiano, in seguito all’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ sugli affidi di minori.

A parlare in questi termini e’ il capogruppo dem in Regione, Stefano Caliandro, che insieme al segretario Paolo Calvano e agli alleati della Sinistra in Assemblea legislativa, Igor Taruffi e Silvia Prodi, ha presentato oggi la richiesta di istituire una commissione d’inchiesta in Regione sui fatti di Bibbiano. “Non possiamo far finta di non vedere – rincara la dose Calvano – che i leader nazionali degli altri partiti, come Salvini, Meloni e Di Maio, siano piu’ preoccupati di guadagnare consenso da questa vicenda che non interessati al problema in se'”.

Calvano parla di “strumentalizzazioni becere e terrificanti verso i bambini, le loro famiglie, gli operatori e la nostra forza politica. E’ un problema per chi sta indagando e anche per le persone coinvolte. Noi continueremo a presentare querele – avverte il segretario dem – perche’ la politica e’ una cosa seria e non si puo’ fare con l’accetta, senza il minimo rispetto per le persone. Il Pd e’ il primo a voler essere al fianco di chi chiede giustizia”. E ricorda: “Dopo 72 ore dai fatti, la Regione ha costituito una commissione tecnica. Ci fa piacere che ora lo faccia anche il ministro Bonafede: ne prendiamo atto”.

La proposta di commissione d’inchiesta su Bibbiano era gia’ stata avanzata nelle settimane scorse in Regione da Lega e Fratelli d’Italia, ma la maggioranza non aveva mai dato seguito a questa richiesta. Fino a ieri, quando lo stesso governatore Stefano Bonaccini ha rilanciato l’idea, tradotta oggi in atto formale dalla sua maggioranza di centrosinistra. “Siamo pronti al confronto con le altre forze politiche – afferma Calvano – a patto che sia serio e che non serva a lanciare guerre politiche. Alla luce della gravita’ dei fatti, confidavamo in un atteggiamento piu’ responsabile da parte delle opposizioni, che pero’ non abbiamo riscontrato. La loro richiesta di commissione d’inchiesta e’ solo un atto politico non utile alle famiglie”.

Aggiunge Prodi: “E’ un documento politicamente truce, con un linguaggio inaccettabile e una sentenza gia’ emessa. E’ tutto molto pregiudiziale”. La commissione d’inchiesta regionale, continua l’esponente della Sinistra, “non e’ un atto di voyeurismo rispetto alla vita privata delle persone, ma serve a verificare eventuali falle nel sistema. E’ un atto dovuto e un gesto molto politico”. In questo modo, spiega a sua volta Caliandro, “vogliamo capire se ci sono lacune nella legislazione nazionale e regionale. La commissione dovra’ ascoltare e verificare e collaborare sia con la commissione nazionale sia con l’organismo dei saggi costituito dalla Giunta regionale”.

“Non e’ un orpello, ne’ uno strumento di giustizia sociale – precisa il capogruppo Pd – non e’ un’inquisizione, ne’ uno sgravio di fiducia nei confronti dei tanti operatori che ogni giorno lavorano con serieta’ in Emilia-Romagna. Vogliamo solo capire i fatti per evitare che si ripetano, andando oltre la speculazione e lo sciacallaggio politico”.

Chiosa Taruffi: “Abbiamo il massimo rispetto per la magistratura. Se emergeranno responsabilita’ individuali, dovranno essere perseguite senza sconti. Non bisogna lasciare alcuna ambiguita’, siamo tutti interessati a che emergano eventuali storture- ribadisce il capogruppo di Sinistra italiana- ma vogliamo anche respingere le insopportabili strumentalizzazioni politiche di questi giorni. Il sistema degli affidi non puo’ essere criminalizzato, i nostri servizi sociali non possono finire sul banco degli imputati”.

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