Mercatone Uno, cassa integrazione povera per i lavoratori

Solo 400-500 euro al mese se non la metà: partono le lettere di messa in mora del sindacato

REGGIO EMILIA – “Con una cassa integrazione da 400-450 euro al mese, se non addirittura della meta’, si e’ “condannati alla poverta’, anche se il Governo ha sbandierato di averla abolita”. E allora ecco che tra i lavoratori di Mercatone uno prende corpo una nuova forma di lotta contro la ‘cig povera’.

Perche’ dopo il fallimento di Shernon i 1.800 dipendenti di Mercatone sono stati retrocessi alla loro vecchia azienda in amministrazione straordinaria, ma senza riacquistare i loro precedenti contratti. Hanno invece mantenuto gli inquadramenti accettati con Shernon, con stipendi ridotti, in cambio di un futuro occupazionale stabile che non si e’ concretizzato.

Solo che la cig e’ calcolata sui contratti con Shernon e questo crea un “problema fortissimo che continuiamo a denunciare per avere un’integrazione al reddito” senza il quale si e’ condannati “alla poverta’, anche se il Governo ha sbandierato di averla abolita”, dice Matteo Moretti, segretario della Filcams-Cgil di Monza Brianza, dal presidio del negozio di Cesano Maderno, il primo di una serie con cui riparte la mobilitazione dei lavoratori.

“Va ripresa una mobilitazione molto forte”, dice appunto Moretti raccontando quindi che le dipendenti del negozio lombardo hanno firmato lettere di messa in mora dell’Inps e dell’amministrazione straordinaria “rivendicando retribuzione, contributi e cassa integrazione corretta e coerente con il loro contratto di lavoro” ‘originario’, perche’ “se si annulla il contratto di cessione” a Shernon, lo stesso deve avvenire per “le rinunce” dei dipendenti, altrimenti sono sempre e “solo loro che pagano”, dice Moretti a Radio Articolo 1, emittente della Cgil. La mossa delle dipendenti di Cesano, 52, dovrebbe ripetersi con i loro colleghi lombardi che sono 260 e poi a seguire con il resto dei lavoratori (400 in Emilia-Romagna).

Sul tema della ‘cig’ povera per Mercatone i sindacati avevamo chiesto di recente incontri urgenti al ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico, inistendo per una soluzione ‘politica’ del problema e per discutere delle prospettive per i 1.860 lavoratori. Ma ad oggi “non abbiamo avuto alcuna risposta”, mentre “l’emergenza reddituale e’ gia’ realta’ concreta e quotidiana, molti lavoratori, per effetto della riduzione contrattuale subita, a fronte dell’impegno di Shernon a garantire l’occupazione, hanno importi di cassa integrazione che non superano i 200 euro”, segnalano Filcams, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil nazionali in una nota congiunta.

Di pari passo va la sollecitazione sul futuro aziendale dato che “la proroga dell’amministrazione straordinaria durera’ ancora pochi mesi. Poco e’ il tempo a disposizione per ricercare investitori che possano dare garanzia di continuita’ e di prospettive durature” e per le tre sigle “e per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori sarebbe inaccettabile replicare quanto e’ avvenuto con Shernon anche nel metodo utilizzato nel percorso di aggiudicazione”.