Luzzara, ben 770 tonnellate di rifiuti gestiti illecitamente: tre denunce foto

Sequestrato dai carabinieri forestali un capannone industriale a Codisotto: confiscate circa 1.500 balle di rifiuti pericolosi, per un peso stimato in 770 tonnellate.

LUZZARA (Reggio Emilia) – I militari del nucleo investigativo del gruppo Forestale, con l’ausilio dei carabinieri di Luzzara, al culmine di una indagine sulla gestione illecita di rifiuti, hanno controllato un capannone nell’area industriale di Codisotto di Luzzara.

Dal controllo è emerso che il capannone era stato locato ed era in uso ad una società del mantovano che si occupa di gestione di rifiuti metallici. Al suo interno sono state trovate circa 1.500 balle di rifiuti pericolosi derivanti da autodemolitori, gestori di rifiuti plastici, gestori di rifiuti consistenti in cavi elettrici industriali dismessi e da industrie tessili. Una parte consistente di imballaggi era sporca e con vari rifiuti frammisti per cui necessiterà un lungo processo di caratterizzazione anche per definirne la pericolosità.

Considerato che il sito non è autorizzato alla gestione dei rifiuti e preso atto che non è stata fornita alcuna documentazione giustificativa sulla presenza dei rifiuti pericolosi e non pericolosi ammassati all’interno del capannone, stimati in circa 770 tonnellate, l’intero immobile industriale/artigianale, di circa 1.500 metri quadri, è stato sottoposto a sequestro preventivo.

Un moldavo, operaio della ditta mantovana locatrice dell’immobile, un mantovano trovato dentro al capannone e un bergamasco, amministratore unico della società mantovana a cui era stato locato il capannone, sono stati denunciati dai carabinieri per attività di gestione illecita di rifiuti pericolosi e non pericolosi, mediante la realizzazione di un deposito preliminare e/o messa in riserva degli stessi, in assenza della prescritta ed obbligatoria autorizzazione.

Grazie all’intervento dei carabinieri Forestali si è evitato ciò che sta avvenendo in varie regioni italiane, ovvero l’abbandono di capannoni contenenti tonnellate di rifiuti che, in seguito, vanno smaltiti regolarmente con costi esorbitanti sostenuti dai proprietari o, in loro assenza dai Comuni e quindi dalla collettività o, ancora peggio, bruciati attraverso roghi di natura dolosa.

Tramite le indagini, dirette dalla magistratura reggiana, si cercherà di capire la provenienza dei rifiuti pericolosi che, ad oggi, sembrerebbero arrivare da varie regioni d’Italia.