Manghi: “Il sistema dei servizi non può essere infangato nella sua totalità”

Fondazione vittime di reati: nel biennio 2017-2018 otto richieste di aiuti giunte dai sindaci della Val d'Enza: sette accolte. Sei erano per minori

REGGIO EMILIA – Se sarà confermata la vicenda degli affidi illeciti di minori nella Val d’Enza “andrà condannata duramente”. Ma guai a usarla per “infangare la totalità del sistema dei servizi sociali” dell’Emilia-Romagna, che invece lavora “con serietà”. Lo afferma il sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, Giammaria Manghi, che oggi in Assemblea legislativa ha risposto così all’interrogazione di Giancarlo Tagliaferri di Fratelli d’Italia.

L’esponente Fdi, che annuncia di aver presentato la richiesta per una commissione d’inchiesta regionale sulla vicenda (proposta avanzata anche dalla Lega nei giorni scorsi), accusa viale Aldo Moro di “mancato controllo” e punta il dito contro gli esponenti Pd, tra cui la presidente della commissione Parità Roberta Mori, che in passato hanno ospitato in convegni e occasioni pubbliche alcuni degli indagati. “Chi di noi ha partecipato e si è prodigato – replica Manghi – lo ha fatto naturalmente nella convinzione di perseguire gli obiettivi che vanno verso la tutela dei minori. Questo fino a prova contraria. Vale per tutti e vale per un sistema di servizi che per quanto ci siano stati degli errori, che andranno verificati e condannati duramente, non può essere infangato nella sua totalità- afferma il sottosegretario- nel rispetto della serieta’ dei lavoratori che ogni giorno accompagnano le persone di questa regione da sempre, rappresentando un elemento di sicurezza per tutti quanti”.

Intanto, il leghista Gabriele Delmonte trascina nella vicenda anche la Fondazione vittime dei reati della Regione Emilia-Romagna, puntando il dito contro i “finanziamenti erogati con leggerezza da parte della Fondazione” proprio ai servizi sociali della Val d’Enza, per l’assistenza di minori coinvolti in abusi. Secondo il consigliere del Carroccio, infatti, c’è il rischio che quei fondi siano andati proprio per vicende collegate con l’inchiesta e per questo ha chiesto di convocare in commissione i vertici della Fondazione per fare chiarezza.
“Nel biennio 2017-2018 le istanze giunte dai sindaci della Val d’Enza alla Fondazione sono in tutto otto – spiega ancora Manghi – di cui sette accolte”. Gli aiuti sono andati in un caso a una persona maggiorenne e negli altri sei proprio al servizio sociale territoriale, per vittime minorenni. Di questi, pero’, in tre vicende erano gia’ presenti condanne in primo grado per maltrattamenti e abusi. “Come e’ ovvio, non e’ possibile sapere se le istanze trattate siano oggetto dell’inchiesta- afferma il sottosegretario- in ogni caso, qualora venissero accertate condotte illecite riferite a uno o piu’ casi, la Fondazione si attivera’ per chiedere la restituzione delle somme versate”.