Aemilia, “‘ndrangheta radicata grazie a reggiani compiacenti”

Nelle motivazioni della sentenza emerge come siano numerosi gli insospettabili e fidati intestatari fittizi e gli imprenditori, professionisti, direttori di banche, funzionari di posta che si mettono a disposizione

REGGIO EMILIA – Una situazione “preoccupante” della presenza della ‘ndrangheta a Reggio Emilia non solo “per la solidita’ e stabilita’ del radicamento del sodalizio e dei singoli vincoli di appartenenza, ma anche per la presenza di una vera e propria pletora di soggetti che hanno da tempo costituito, per ragioni personali, affaristiche o criminali una fittissima trama di rapporti opachi e compiacenti capaci di alimentare l’humus ideale per la proliferazione del fenomeno associativo”.

E’ il quadro restituito dai giudici Cristina Beretti, Francesco Caruso e Andrea Rat nelle oltre 3.000 pagine di motivazioni della sentenza di primo grado del processo Aemilia. Emblematica, si legge, “e’ la schiera degli insospettabili e fidati intestatari fittizi, pronti a farsi carico, dietro la promessa di facili guadagni, della formale titolarita’ di beni e societa’ per consentire ai sodali di continuare ad agire indisturbati dietro lo schermo protettivo della intestazione fraudolenta e allo stesso tempo consentendo loro di mettere al riparo le illecite accumulazioni di ricchezza da provvedimenti ablatori”. Il quadro e’ completato “da compiacenti imprenditori, professionisti, direttori di banche, funzionari di posta”.

E dunque “grazie alla lettura della storia disvelata dai collaboratori circa l’evoluzione dinamica del sodalizio in chiave imprenditoriale, non stupiscono piu’, ma si comprendono, le ragioni della preoccupante e fitta presenza di queste figure coessenziali alla conservazione e al rafforzamento del sodalizio, non lontane dal confine del concorso esterno”.

In definitiva “la storia della associazione ‘ndranghetista sul territorio reggiano e’ anche questo, ed Aemilia lo ha dimostrato con la forza delle prove raccolte, che corrono lungo il corso dei decenni”. Evidenziando cioe’ “il segno definitivo della stabilita’ del vincolo associativo, resistente, ai mutamenti di assetti di potere, alle fibrillazioni, alle parziali battute d’arresto imposte dalle indagini dell’Autorita’ giudiziaria e dalle sentenze di condanna e, comunque, a prescindere dalla consumazione dei delitti fine”.