Mafie, ragazzo che consegnava pizze “minacciato di morte”

Per non fare concorrenza a una pizzeria legata al sodalizio a Brescello. Il procuratore capo Giuseppe Amato: "Indagine che nasce da elementi del processo Aemilia, denunce e pentiti"

REGGIO EMILIA – L’operazione ‘Grimilde’ contro la ‘ndrangheta in Emilia, culmine di un’indagine durata quattro anni, “nasce da elementi del processo Aemilia” ed e’ stata possibile anche grazie alle denunce di persone che erano finite nel mirino del sodalizio criminale guidato da esponenti della famiglia Grande Aracri e “al contributo, accuratamente vagliato, di collaboratori di giustizia ‘storici’, come Antonio Valerio e Giuseppe Giglio, e anche nuovi”.

E gli esiti dell’indagine, che ha portato all’emissione di 16 misure cautelari, “dimostrano che in Emilia-Romagna non bisogna abbassare la guardia, perche’ si tratta di un territorio sano e con i giusti anticorpi, ma comunque molto appetibile per la criminalita’ organizzata”. Questa, in sintesi, l’opinione del procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, sull’operazione anti-‘ndrangheta coordinata dalla Dda bolognese, definita “un’operazione che idealmente e materialmente rappresenta la prosecuzione del processo Aemilia”.

Del resto, ricorda il procuratore in conferenza stampa, “lo avevamo detto che Aemilia non era il punto terminale dell’attivita’ di contrasto all’infiltrazione della ‘ndrangheta in Emilia, perche’ altri accertamenti erano in corso”. E se il direttore della Direzione centrale anticrimine della Polizia, Francesco Messina, cita una volta di piu’ Leonardo Sciascia e la sua metafora sulla ‘linea della palma’ che avanza sempre di piu’ per inquadrare la penetrazione al Nord delle organizzazioni criminali del Sud Italia come la ‘ndrangheta, il direttore dello Sco, Fausto Lamparelli, spiega che l’operazione e’ stata battezzata ‘Grimilde’, come la strega di Biancaneve, per indicare una societa’ civile che rifiuta di vedere i difetti e le imperfezioni, in questo caso difetti gravissimi come la presenza della ‘ndrangheta, sottovalutando di conseguenza il pericolo che rappresenta.

Per sottolineare l’importanza delle denunce in un caso come questo, Amato e il capo della Squadra mobile di Bologna, Luca Armeni, richiamano due episodi. Il primo e’ quello che vede protagonista un ragazzo che consegnava pizze per conto della Magic Pizza di Boretto, minacciato di morte perche’ non consegnasse piu’ pizze a Brescello, in modo da non fare concorrenza a una pizzeria legata al sodalizio criminale. Il giovane ha denunciato le persone che lo avevano minacciato, dando cosi’ il proprio contributo all’inchiesta. C’e’ poi il caso, gia’ emerso nel processo Aemilia, delle minacce al gestore del ristorante dello stabilimento balneare ‘Marinabay’ di Ravenna per convincerlo a lasciare la gestione del locale. Anche in quel caso, ricorda Amato, l’uomo denuncio’ le minacce subite.

E le operazioni della consorteria criminale, dettaglia il procuratore, riguardavano non solo le tipiche attivita’ delle organizzazioni mafiose, come “l’estorsione, l’intermediazione illecita nell’assunzione dei lavoratori e la violenza privata”, ma anche “operazioni di tipo economico, come l’intestazione fittizia di immobili, societa’, conti correnti e carte di credito e la gestione di locali pubblici”, motivo per cui “come Procura abbiamo adottato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca d’urgenza di societa’ e di beni, in modo da recuperare il patrimonio illecitamente accumulato dal sodalizio”. E questo ‘doppio binario’, ricorda ancora Amato, dimostra “l”autonomia’ di questo sodalizio rispetto all’associazione ‘madre’ che opera in Calabria, pur mantenendone i caratteri intimidatori proprio delle organizzazioni mafiose”.

E un altro esempio della “totale insensibilita’ dimostrata dall’organizzazione pur di fare soldi” viene fatto da Armeni, che richiama l’episodio del reclutamento di manodopera per la realizzazione di 350 villette in Belgio. Lavoratori che, spiega, venivano “letteralmente sfruttati, con paghe misere e turni lunghi anche 15 ore senza riposi”. Ovviamente, chiosa il capo della Squadra mobile, tutte le operazioni economiche, dalle piu’ piccole come l’intestazione di un’automobile alle piu’ rilevanti, venivano fatte dai Grande Aracri servendosi di prestanome, in modo da non comparire mai direttamente, vista la notorieta’ del loro nome dopo il processo Aemilia (fonte Dire).