Inchiesta su minori in val d’Enza, tutti gli indagati e le accuse

Nel mirino della procura 27 persone: fra queste 18 sono destinatarie di misure cautelari che vanno dagli arresti domiciliari, alla sospensione dal lavoro, fino al divieto di avvicinamento ad altri soggetti coinvolti

REGGIO EMILIA – L’inchiesta sui presunti affidamenti illeciti di minori in val d’Enza vede in tutto 27 indagati. Fra questi 18 sono destinatari di misure cautelari che vanno dagli arresti domiciliari, alla sospensione dal lavoro, fino al divieto di avvicinamento ad altri indagati.

In sostanza, sono due le tipologie di reati che emergono dall’indagine e che gli investigatori contestano agli indagati: da una parte c’è l’affidamento di incarichi di psicoterapia, convegni, corsi di formazione e l’utilizzo, dunque, dei fondi pubblici a disposizione; dall’altra, invece, c’è la questione relativa ai bambini. Quelli tolti alle famiglie di origine e inseriti nel circuito degli affidi, perché provenienti da situazioni di disagio, abusi, maltrattamenti. Valutazioni, anche queste, però finite sotto accusa. Così come i metodi utilizzati per accertare gli abusi, e “trattarli”. Ecco gli indagati.

Arresti domiciliari: Federica Anghinolfi, 56enne di Montecchio dirigente dei Servizi sociali dell’Unione, Francesco Monopoli, 34enne di Correggio assistente sociale dell’Unione Val d’Enza, Nadia Bolognini, 49 anni, psicoterapeuta della onlus piemontese Hansel e Gretel, Andrea Carletti, 47 anni, sindaco di Bibbiano, Claudio Foti, 68 anni, psicoterapeuta, pure lui della onlus Hansel e Gretel, marito di Nadia Bolognini e Marietta Veltri, 63 anni, di Quattro Castella, coordinatrice dei servizi sociali dell’Unione.

Divieto di svolgere per sei mesi la loro attività e professione: Annalisa Scalabrini, 27enne di Casalgrande, Imelda Bonaretti, 42enne di S. Ilario, psicoterapeuta dell’Ausl di Montecchio distaccata ai servizi sociali, Nadia Campani, 46enne di Quattro Castella responsabile dell’Ufficio Piani dell’Unione, Barbara Canei, 43enne di Reggio Emilia istruttore direttivo amministrativo dei Servizi sociali dell’Unione, Sara Gibertini, 38enne di Bibbiano, Cinzia Magnarelli, 32enne di San Polo, Maria Vittoria Masdea, 32enne di Parma educatrice, Matteo Mossini, 43 anni di Parma, psicologo dell’Ausl di Montecchio distaccato ai servizi sociali, Sarah Testa 32enne di Torino psicoterapeuta della “Hansel e Gretel”.

Ci sono altre due misure restrittive: riguardano due affidatarie F.B. e D.B. entrambe residenti a Reggio Emilia (omettiamo il nome in tutela della minore) che hanno il divieto di avvicinarsi e comunicare con una bambina che era stata loro affidata. Indagati, ma senza essere soggetti a misure, anche l’avvocato Marco Scarpati, il direttore dell’Ausl Fausto Nicolini, la dirigente della comunicazione Federica Gazzotti, quello della struttura organizzativa Attilio Mattioli. E poi la psicologa dell’Ausl distaccata a Montecchio Federica Alfieri, le neuropsichiattre dell’Asl Flaviana Murru e Valentina Ucchino, Beatrice Benati, l’educatrice Katia Guidetti, Cinzia Prudente.

A finire nel mirino della procura sono stati, oltre all’Unione dei Comuni val d’Enza anche il centro studi Hansel e Gretel del Piemonte.

I destinatari della misura cautelare sono accusati, a vario titolo, di frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso. Tra i reati contestati, in particolare, quello di lesioni gravissime ai minori in relazione ai traumi loro provocati. A riguardo alcuni di loro, oggi adolescenti, manifestano profondi segni di disagio (tossicodipendenza e gesti di autolesionismo).

In particolare il sindaco Andrea Carletti, che ha la delega alle politiche sociali, è indagato per concorso in abuso d’ufficio con Anghinolfi, Monopoli, Campani, Canei, Foti, Bolognini e Testa. Secondo la procura avrebbero “omesso di effettuare una procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento del servizio di psicoterapia che aveva un importo superiore a 40mila euro” e “intenzionalmente” avrebbero procurato “un ingiusto vantaggio patrimoniale al centro studi Hansel e Gretel, i cui membri Claudio Foti, Nadia Bolognino e Sara Testah, esercitavano sistematicamente, a nessun titolo, l’attività di psicoterapia a titolo oneroso con minori asseritamente vittime di abusi sessuali o maltrattamenti, consentendo ai medesimi l’utilizzo gratuito dei locali della struttura pubblica “La Cura” di Bibbiano messo a loro disposizione dall’Unione Comune della Val d’Enza”.

Si sarebbero aggiudicati, in qualità di concorrenti “estranei” al reato di abuso d’ufficio (viene definito così chi non è pubblico ufficiale e partecipa al reato di abuso d’ufficio, ndr) “l’ingiusto profitto, di 135 euro l’ora per ogni minore (a fronte del prezzo medio di mercato della medesima terapia di 60-70 euro l’ora), nonostante l’Asl di Reggio potesse farsi carico mediante i propri professionisti e gratuitamente di questo servizio pubblico”. Questo, si legge nell’ordinanza firmata dal Gip Luca Ramponi, “con pari danno per la pubblica amministrazione (Unione Comuni Val d’Enza e Asl Reggio Emilia, che compartecipava al 50% delle spese) ad oggi stimato in 200mila euro”.

In particolare la Anghinolfi, dirigente del servizio sociale integrato dei Comuni Val d’Enza, ha affidato, ancor prima della inaugurazione della Cura di Bibbiano, avvenuta nel settembre 2016, “in assenza di alcuna procedura ad evidenza pubblica, il servizio di psicoterapia dei minori in carico al servizio sciale della Val d’Enza, al centro studi Hansel e Gretel, firmando le determine relative”.

Monopoli, come assistente sociale dell’Unione val d’Enza, “pienamente consapevole dell’illiceità del sistema”, avrebbe omesso di astenersi in presenza di un grave conflitto di interessi con il Centro studi Hansel e Gretel (rivestendo non solo la carica di vice direttore dell’associazione “Rompere il Silenzio”, di cui è direttore Foti, ma avendo anche partecipato in qualità di docente retribuito a corsi di formazione-master organizzati dal centro studi) ed “esercitava costantemente in prima persona pressioni sugli psicologi Asl e sugli stessi operatori sociali”.

Carletti, “in costante raccordo con la Anghinolfi e pienamente consapevole della totale illiceità del sistema sopra descritto e dell’assenza di qualunque forma di procedura ad evidenza pubblica, disponeva lo stabile insediamento di tre terapeuti privati della onlus Hansel e Gretel (Foti, Bolognini e Testah) all’interno dei locali della struttura pubblica della Cura”.

E ancora: “Sosteneva altresì, nella permanenza di tali illecite condizioni, le attività e l’ampliamento delle attribuzioni a favore del centro studi anche attraverso pubblici convegni organizzati a Bibbiano di cui si rendeva egli stesso relatore e ai quali venivano invitati a partecipare (retribuiti), Foti e la Bolognini”.

Campani, “collettore” tra l’organo dirigenziale e quello politico, in qualità di responsabile dell’ufficio di piano dell’Unione val d’Enza, “garantiva l’esecuzione tecnica del pagamento del servizio di psicoterapia di Hansel e Gretel da parte della Anghinolfi, ne faceva le veci in sua assenza anche attraverso la firma di talune determine di pagamento, fungeva da tramite fra Anghinolfi e Carletti, promuoveva le attività private del centro studi nell’ambito dei noti convegni organizzati a Bibbiano, rendendosi in prima persona, relatrice e ai quali venivano invitatti a partecipare (retribuiti) Foti e la Bolognini”.

Canei, in qualità di istruttore direttivo amministrativo del servizio sociale integrato dei Comuni della Val d’Enza, “si occupava della gestione illecita dei pagamenti dal punto di vista tecnico operativo, con particolare riguardo al doppio passaggio di denaro dall’Unione ai genitori affidatari e da questi ultimi ad Hansel e Gretel”.

Anghinolfi, Campani, Carletti e Canei devono rispondere anche del reato di falsità idelologica commessa da pubblico ufficiale.