Le rubriche di Reggiosera.it - Italia e mondo

Il bazooka di Draghi è di nuovo pronto a sparare: giù lo spread

Lo ha annunciato il presidente della Bce al simposio delle banche centrali a Sintra in Portogallo. L'ira di Trump: "Così per gli europei diventa ingiustamente più facile competere con gli Stati Uniti. Sono anni che vanno avanti così insieme con la Cina ed altri Paesi"

REGGIO EMILIA – “Il programma di acquisto di asset (il quantitative easing, ndr) ha ancora uno spazio considerevole”. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi al simposio delle banche centrali a Sintra in Portogallo. “In assenza di un miglioramento, al punto che sia minacciato il ritorno di un’inflazione sostenibile ai livelli desiderati, sarà necessario un ulteriore stimolo”.

“Ulteriori tagli dei tassi e misure per mitigare qualsiasi effetto collaterale continuano a far parte degli strumenti a nostra disposizione”, ha sottolineato Draghi.

“Guardando in avanti, lo scenario dei rischi rimane negativo, e gli indicatori per i prossimi trimestri indicano una debolezza persistente. Non si sono dissipati quei rischi evidenti durante tutto lo scorso anno, in particolare i fattori geopolitici, la crescente minaccia del protezionismo e le vulnerabilità dei mercati emergenti”, ha spiegato Draghi al simposio delle banche centrali a Sintra, notando che “il trascinarsi dei rischi ha pesato sull’export, specie sull’industria manifatturiera”.

Giù lo spread dopo le parole di Draghi
Il differenziale tra Btp e Bund chiude in calo a 243 punti base dai 254 della chiusura di ieri, con il rendimento del titolo a 10 anni italiano al 2,11%. Il differenziale è sceso fin sotto i 240 punti base per la prima volta da metà marzo (minimo di giornata a 236,8 e tasso al 2,05%), dopo che il presidente della Bce ha promesso ulteriori misure di stimolo, a partire dal taglio dei tassi, se l’economia non dovesse migliorare.

E sul tema è il presidente americano Donald Trump ad attaccare attraverso Twitter: “Mario Draghi ha appena annunciato che potrebbero arrivare altri stimoli (all’economia europea), che hanno immediatamente fatto scivolare l’euro rispetto al dollaro. Così per gli europei diventa ingiustamente più facile competere con gli Stati Uniti. Sono anni che vanno avanti così insieme con la Cina ed altri Paesi”.