I metalmeccanici sfidano imprese: “Si può dare di più”

I sindacati: "Bisogna redistribuire la produttività ottenuta dalle tecnologie"

REGGIO EMILIA – Redistribuire la produttivita’ ottenuta con le nuove tecnologie aumentando i salari e diminuendo le ore di lavoro. Si puo’ fare perche’ la produttivita’ del comparto nel 2018 e’ stata identica a quella del 2008, ma con 300.000 addetti (a livello nazionale, ndr) in meno”.

E’ il guanto di sfida lanciato da Cgil, Cisl e Uil di Reggio Emilia lanciano al mondo delle imprese, alla vigilia dello sciopero generale di otto ore dei metalmeccanici proclamato in tutta Italia per venerdi’ prossimo da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil. Una manifestazione a sostegno dei diritti di 35.000 “tute blu” della provincia, impiegate in tutti i settori, dall’industria all’artigianato, con cui i sindacati preparano il terreno anche alla battaglia per il rinnovo del contratto nazionale che scade a fine anno.

La mobilitazione, non a caso, e’ contraddistinta infatti da una maxi organizzazione che passa per oltre 400 assemblee sindacali unitarie nelle fabbriche reggiane per un totale di circa 20.000 lavoratori coinvolti e gia’ 20 pullman pronti a partire alle sei di mattina da piazzale Marconi (di fronte alla stazione ferroviaria) alla volta di Firenze.

Il segretario della Fiom reggiana Simone Vecchi coglie pero’ la palla al balzo per rispondere alle critiche sull’astensione esternate dalla locale Unindustria, i cui vertici siedono anche negli organi direttivi nazionali di Confindustria. “Lo sciopero e’ uno strumento dei lavoratori e che non e’ mai piaciuto agli industriali non e’ una novita’. Ne prendiamo atto ma questa e’ la nostra parola”.

Al centro delle istanze di Cgil, Cisl e Uil, tra le altre, un aumento dei salari superiore all’inflazione, piu’ investimenti da parte delle imprese, e una maggiore tutela dei diritti e della qualita’ del lavoro, come in tema di appalti e sicurezza. “In pratica- aggiunge Vecchi, insieme agli omologhi di Fim e Uilm Giorgio Uriti e Jacopo Scialla- vogliamo invitare i parlamentari del governo e non solo a rimettere al centro dell’agenda politica il lavoro e la sua difesa”.

Uriti e Scialla ribadiscono inoltre che l’astensione e’ necessaria “anche per superare la Legge Fornero e ridurre le tasse ai lavoratori, mentre con la flat tax sembra che chi guadgana molto deve pagare di meno”. Per quanto riguarda la legge sul salario minimo, via libera dei confederali reggiani, “se basato sui criteri dei contratti nazionali firmati dai sindacati piu’ rappresentativi”. Bocciata invece la riforma del codice degli appalti: “Vince la mafia, perdono i lavoratori”, chiudono Scialla, Uriti e Vecchi.

Al centro delle istanze di Cgil, Cisl e Uil, tra le altre, un aumento dei salari superiore all’inflazione, piu’ investimenti da parte delle imprese, e una maggiore tutela dei diritti e della qualita’ del lavoro, come in tema di appalti e sicurezza. “In pratica- aggiunge Vecchi, insieme agli omologhi di Fim e Uilm Giorgio Uriti e Jacopo Scialla- vogliamo invitare i parlamentari del governo e non solo a rimettere al centro dell’agenda politica il lavoro e la sua difesa”. Uriti e Scialla ribadiscono inoltre che l’astensione e’ necessaria “anche per superare la Legge Fornero e ridurre le tasse ai lavoratori, mentre con la flat tax sembra che chi guadgana molto deve pagare di meno”.

Per quanto riguarda la legge sul salario minimo, via libera dei confederali reggiani, “se basato sui criteri dei contratti nazionali firmati dai sindacati piu’ rappresentativi”. Bocciata invece la riforma del codice degli appalti: “Vince la mafia, perdono i lavoratori”, chiudono Scialla, Uriti e Vecchi.