Foti (Fdi): “Perquisizioni dopo voto, il ministero valuti un’ispezione”

In un' interrogazione rivolta ai ministri della Giustizia e dell'Interno, il deputato chiede di "verificare se direttamente o indirettamente vi siano stati ritardi nell'esercizio dell'azione penale"

REGGIO EMILIA – Finisce in Parlamento l’indagine della Procura della Repubblica su alcuni amministratori e funzionari del comune di Reggio Emilia.  In un’ interrogazione rivolta ai ministri della Giustizia e dell’Interno, il deputato Tommaso Foti, vice presidente del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia, giudica “stupefacente la motivazione resa dalla Procura di avere atteso per agire l’effettuazione del ballottaggio per l’elezione del sindaco per non turbarne l’esito”.

Il deputato di Fratelli d’Italia, sostiene infatti che “se da un lato non si può che apprezzare l’esercizio della azione penale – dopo anni di astensione – da parte di chi ne ha il potere, dall’altra risulta evidente che nessuna norma dell’ordinamento vigente subordina l’attivita’ della Procura a momenti particolari e specifici”.

“Non risulta infatti – sostiene Foti nell’interrogazione – che operi alcuna sospensione di termini nel mentre e’ in corso una campagna elettorale, ne’ che possano qualificarsi come turbative le iniziative poste in essere dal giudice di merito che ha sempre il potere-dovere di agire senza indugio, lasciandosi alle spalle ogni possibile ritardo e con esso la responsabilità di ogni qualsiasi omissione”.

“Valuti dunque , il ministro di Giustizia – conclude l’ interrogazione del parlamentare di Fratelli d’Italia – se sussistano le condizioni per promuovere una ispezione presso la Procura di Reggio Emilia al fine di verificare se direttamente o indirettamente vi siano stati ritardi nell’esercizio dell’azione penale. Da parte sua, il ministro dell’Interno, in ragione del preoccupante intreccio di comportamenti penalmente rilevanti da parte di dipendenti e di amministratori del comune di Reggio Emilia, valuti se richiedere una dettagliata relazione al riguardo al Prefetto, e ciò al fine di valutare se sussistano o meno, le condizioni per il comissariamento dell’Ente che qui interessa”.

Dei quindici indagati si conoscono al momento undici nomi, l’ex assessore alla Mobilità e all’ambiente Mirko Tutino (Pd, poi Leu ora di nuovo Pd), l’ex vicesindaco Matteo Sassi (Sinistra Italiana) con delega, fra le altre, ai servizi sociali; il presidente dell’Asp Reggio Emilia Raffaele Leoni esponente storico del Pci-Pds-Ds-Pd, attualmente nella direzione provinciale Pd; l’avvocato Santo Gnoni, responsabile dell’ufficio legale del Comune; il consulente di lungo corso del Comune Paolo Coli, noto avvocato amministrativista di fiducia di numerosi Comuni; gli avvocati Matteo Fortelli di Reggio Emilia e Roberta Ugoletti di Montecchio; l’ex dirigente comunale alla Mobilità Alessandro Meggiato, ora in Regione; gli altri dirigenti e funzionari del comune di Reggio Emilia Roberto Montagnani (Appalti), Silvia Signorelli (responsabile unità acquisti, appalti e contratti), Paola Cagliari (Istituzione Nidi e scuole infanzia, tirata in causa dell’appalto dell’asilo nido Maramotti) e Ermes Torreggiani (servizio Ingegneria e Manutenzione, presumibilmente per l’appalto global service).

Da notare che questi quindici avvisi vanno ad aggiungersi (e in alcuni casi come figure si sovrappongono) ai 18 che hanno raggiunto altrettanti dirigenti ed ex dirigenti del Comune di Reggio, in febbraio, per l’altra inchiesta sulle irregolarità nell’assegnazione di incarichi e consulenze esterne, compreso il capo dei progetti speciali e urbanistica architetto Massimo Magnani, e la moglie del sindaco Vecchi Maria Sergio (dal 2014 dirigente a Modena). In pratica, l’intero vertice del Comune è sotto inchiesta da parte della magistratura.