Caos procure, Morlini si dimette dal Csm

Il procuratore generale della Cassazione ha avviato un'azione disciplinare nei suoi confronti e di altri tre togati. "Estraneo alle vicende, passo indietro per responsabilità istituzionale"

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REGGIO EMILIA – Il magistrato reggiano Gianluigi Morlini, ex presidente della commissione che nomina i capi degli uffici, si è dimesso dal Consiglio del Csm. Nei suoi confronti e di altri tre togati, Corrado Artoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli, il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio ha avviato un’azione disciplinare. Morlini e gli altri tre magistrati, che per ora non hanno presentato le dimissioni, si erano autosospesi in seguito all’indagine di Perugia che li vede coinvolti, anche se non penalmente indagati.

Morlini era presidente della V Commissione che si occupa degli incarichi direttivi in magistratura, proprio la questione su cui è emerso il cosiddetto “scandalo toghe sporche”, a base di incontri con esponenti del mondo politico per trattare le nomine alla procura di Roma e di altre sedi.

Tutto nasce dal fatto che Lotti, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Renzi e deputato Pd, era stato intercettato il 9 maggio insieme al collega Cosimo Ferri mentre discuteva con l’ex presidente del Csm Luca Palamara e con Luigi Spina sulla successione a Giuseppe Pignatone alla procura di Roma. La conversazione tra i quattro era stata registrata dalla Procura di Perugia.

Secondo i pm perugini, agli incontri con Lotti avrebbero preso parte anche i consiglieri Spina (che si è dimesso dal Csm) e gli autodospesi Antonio Lepre, Corrado Cartoni, Gianluigi Morlini e Criscuoli. Morlini, da parte sua, ha sempre detto di aver incontrato per caso in un albergo il parlamentare Luca Lotti (Pd) a un dopo cena e ha aggiunto di essersi sempre comportato “con correttezza”.

Ha detto di essere “del tutto estraneo alle diverse questioni delle quali si è parlato sui media” e di sapere “di avere compiuto un errore dovuto a leggerezza”, scrivendo al vice presidente David Ermini, spiegando di fare un passo indietro “per senso di responsabilità istituzionale”.

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