Servizi sociali, affidamenti illeciti: arrestato il sindaco di Bibbiano

Il primo cittadino Andrea Carletti è ai domiciliari. Ventisette indagati in tutto: di cui sei ai domiciliari. Perquisizioni in Comune. Nel mirino il Servizio Sociale Integrato dell'Unione di Comuni della Val d'Enza

REGGIO EMILIA – Ragazzini sottratti alle famiglie sulla base di documenti falsificati e sedute di psicoterapia che in realta’ erano lavaggi del cervello, con i terapeuti travestiti da personaggi cattivi delle fiabe che li convincevano i bambini della cattiveria dei genitori nei loro confronti. Di piu’: falsi ricordi di abusi sessuali indotti in realta’ tramite impulsi elettrici e disegni dei bambini artefatti aggiungendo particolari che facevano risultare i segnali di abusi sessuali in realta’ inesistenti.

E ancora: decine e decine i regali e le lettere di affetto, consegnati negli anni da parte dei genitori naturali, che i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato in un magazzino dove erano nascosti, che i dipendenti dei Servizi Sociali indagati omettevano di consegnare ai piccoli.

E’ il quadro terribile che emerge dall’inchiesta “Angeli e Demoni”, condotta dai carabinieri di Reggio Emilia, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Valentina Salvi, della procura di Reggio, che ha svelato quello che viene definito dagli inquirenti un illecito sistema di “gestione minori in affido”. Lo scopo, secondo le accuse, era di allontanare i bambini dai genitori, per poi mantenerli in affido e sottoporli ad un circuito di cure private a pagamento di una onlus piemontese di Moncalieri.

I casi documentati nell’inchiesta sono una decina e riguardano il periodo 2015-2018.

Un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro di cui avrebbero beneficiato alcuni dei 27 indagati, mentre altri si sarebbero avvantaggiati, a vario titolo dell’indotto derivante dalla gestione dei minori con finanziamenti regionali, grazie ai quali venivano, inoltre, organizzati anche numerosi corsi di formazione e convegni ad appannaggio della Onlus, che sarebbero stati allestiti in elusione del codice degli appalti e delle disposizioni dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Le due tipologie di reati
In sostanza, sono due le tipologie di reati che emergono dall’indagine e che gli investigatori contestano agli indagati: da una parte c’è l’affidamento di incarichi di psicoterapia, convegni, corsi di formazione e l’utilizzo, dunque, dei fondi pubblici a disposizione; dall’altra, invece, c’è la questione relativa ai bambini. Quelli tolti alle famiglie di origine e inseriti nel circuito degli affidi, perché provenienti da situazioni di disagio, abusi, maltrattamenti. Valutazioni, anche queste, però finite sotto accusa. Così come i metodi utilizzati per accertare gli abusi, e “trattarli”.

Gli indagati
Arresti domiciliari: Federica Anghinolfi, 56enne di Montecchio dirigente dei Servizi sociali dell’Unione, Francesco Monopoli, 34enne di Correggio assistente sociale dell’Unione Val d’Enza, Nadia Bolognini, 49 anni, psicoterapeuta della onlus piemontese Hansel e Gretel, Andrea Carletti, 47 anni, sindaco di Bibbiano, Claudio Foti, 68 anni, psicoterapeuta, pure lui della onlus Hansel e Gretel, marito di Nadia Bolognini e Marietta Veltri, 63 anni, di Quattro Castella, coordinatrice dei servizi sociali dell’Unione.

Divieto di svolgere per sei mesi la loro attività e professione: Annalisa Scalabrini, 27enne di Casalgrande, Imelda Bonaretti, 42enne di S. Ilario, psicoterapeuta dell’Ausl di Montecchio distaccata ai servizi sociali, Nadia Campani, 46enne di Quattro Castella responsabile dell’Ufficio Piani dell’Unione, Barbara Canei, 43enne di Reggio Emilia istruttore direttivo amministrativo dei Servizi sociali dell’Unione, Sara Gibertini, 38enne di Bibbiano, Cinzia Magnarelli, 32enne di San Polo, Maria Vittoria Masdea, 32enne di Parma educatrice, Matteo Mossini, 43 anni di Parma, psicologo dell’Ausl di Montecchio distaccato ai servizi sociali, Sarah Testa 32enne di Torino psicoterapeuta della “Hansel e Gretel”.

Ci sono altre due misure restrittive: riguardano due affidatarie F.B. e D.B. entrambe residenti a Reggio Emilia (omettiamo il nome in tutela della minore) che hanno il divieto di avvicinarsi e comunicare con una bambina che era stata loro affidata.

Indagati, ma senza essere soggetti a misure, anche l’avvocato Marco Scarpati, il direttore dell’Ausl Fausto Nicolini, la dirigente della comunicazione Federica Gazzotti, quello della struttura organizzativa Attilio Mattioli. E poi la psicologa dell’Ausl distaccata a Montecchio Federica Alfieri, le neuropsichiattre dell’Asl Flaviana Murru e Valentina Ucchino, Beatrice Benati, l’educatrice Katia Guidetti, Cinzia Prudente.

I destinatari della misura cautelare sono accusati, a vario titolo, di frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso. Tra i reati contestati, in particolare, quello di lesioni gravissime ai minori in relazione ai traumi loro provocati. A riguardo alcuni di loro, oggi adolescenti, manifestano profondi segni di disagio (tossicodipendenza e gesti di autolesionismo).

Le indagini sono iniziate alla fine dell’estate del 2018 dopo l’anomala escalation di denunce all’Autorità Giudiziaria, da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi da parte dei genitori. L’analisi dei fascicoli avrebbe visto puntualmente approdare le indagini verso la totale infondatezza di quanto segnalato.

L’indagine avrebbe svelato numerosi falsi documentali redatti dai servizi sociali che sarebbero avvenuti in complicità con alcuni psicologi, artificiosamente trasmessi all’Autorità Giudiziaria. Si sarebbe così realizzata una diagnosi di una mirata patologia post traumatica a carico dei minori, necessaria per garantirne la persa in carico da parte della onlus. Il pagamento delle prestazioni psicoterapeutiche sarebbe poi avvenuto senza procedura d’appalto: gli affidatari sarebbero stati incaricati dai Servizi Sociali di accompagnare i bambini alle sedute private di psicoterapia e di pagare le relative fatture a proprio nome. Mensilmente gli affidatari avrebbero ricevuto rimborsi sotto una simulata causale di pagamento e avrebbero così falsato i bilanci dell’Unione dei Comuni della val d’Enza. Tra gli affidatari, inoltre, ci sarebbero stati anche amici e conoscenti dei servizi sociali.

Dietro tali illecite condotte l’interesse economico, che avrebbe visto legati i dipendenti dell’Unione della val d’Enza ai responsabili della onlus piemontese Hansel e Gretel, attraverso reciproci conferimenti d’incarichi: da un lato la Onlus piemontese diveniva affidataria dell’intero servizio di psicoterapia voluto dall’ente e dei relativi convegni e corsi di formazione, organizzati in provincia, e, dall’altra, alcuni dipendenti dello stesso ente avrebbero ottenuto incarichi di docenza retribuiti nell’ambito di master e corsi di formazione tenuti sempre dalla onlus.

Il sistema ha portato all’apertura di un Centro Specialistico Regionale, per il trattamento del trauma infantile derivante da abusi sessuali e maltrattamenti (che di fatto è risultata una costola della Onlus). Nel Centro Specialistico veniva altresì garantita l’assistenza legale ai minori attraverso la sistematica scelta, da parte dei Servizi Sociali, di un avvocato, anch’egli indagato per “concorso in abuso d’ufficio”, attraverso, secondo l’accusa, fraudolente gare d’appalto che sarebbero state gestite dalla dirigente del Servizio, al fine di favorirlo.

Sarebbero emerse ore ed ore di sedute di terapia sui bambini, anche attraverso l’utilizzo di apparecchiature elettriche loro spacciate come strumenti in grado di garantire alla terapeuta la gestione della mente e il recupero dei ricordi. Ai bambini sarebbe stato riferito che era assolutamente necessario far riemergere “le brutte cose” commesse dai genitori e ciò proprio in prossimità delle testimonianze che i bambini avrebbero poi reso alla competente Autorità Giudiziaria. In alcuni casi la terapeuta non avrebbe risparmiato ai minori i dettagli dei propri fantasiosi racconti (spacciandoli come il contenuto da lei “letto” nella mente dei piccoli).

Durante le sedute di psicoterapia le terapeute avrebbero spiegato ai bambini che ogni loro comportamento era legato alle traumatiche esperienze vissute in passato. Le indagini sono tuttora in corso, risultando al vaglio degli investigatori le posizioni di decine e decine di minori seguiti negli anni passati proprio dai servizi sociali.