Prodi: “Ballottaggio? Vecchi è quasi sindaco” foto

L'ex presidente del Consiglio ha visitato il Parco innovazione: "Governo, fa impressione che la sorte di un paese dipenda da un voto sulla piattaforma Rousseau"

REGGIO EMILIA – “Erano anni che volevo venire qui, perché l’ho sempre avuto in testa. Questa è la più bella area di produzione e servizi di livello superiore che abbiamo in Italia. Omogenea, con l’alta velocità vicina, a venti minuti da Bologna e 40 da Milano. Con un costo residenziale che è la metà del capoluogo lombardo e servizi sanitari e scolastici di eccellenza”.

Lo ha detto oggi l’ex presidente del consiglio e ed ex presidente della Commissione europea Romano Prodi visitando i capannoni tecnologici del Parco innovazione nell’area delle ex Reggiane. Il professore era accompagnato dal sindaco Luca Vecchi, dal presidente di Unindustria, Fabio Storchi, dall’amministratore delegato di Stu Reggiane, Luca Torri e dal presidente di Stu, Giulio Santagata.

Inevitabile una domanda sul ballottaggio a Reggio fra Salati e Vecchi. Ha risposto Prodi: “Vorrei andarci anche io con il 49 per cento. Poi, certo, il ballottaggio è sempre una brutta bestia. So che vengono i grandi leader in città, ma non parlano mica in dialetto reggiano (lo ha detto in dialetto reggiano, ndr). L’avanzata della Lega c’è stata, ma a Reggio è stato più lieve che da altre parti. Comunque, è così: la vita è fatta di alti e bassi. Quando si fanno le cose belle ci si rialza”.

E sugli eventuali consigli da dare al sindaco per il ballottaggio dice: “Sono al di là del bene e del male. Ci pensa lui a vincere. Io gli ho solo detto, quando l’ho visto, ‘come stai quasi sindaco?'”. Il professore non si sottrae nemmeno a una battuta sulla situazione del governo dopo il voto alle Europee e il boom della Lega.

Commenta: “Su questo non ne ho la minima idea. Oggi fanno questo strano gioco, con questo computer e con questa struttura di Casaleggio (la votazione sulla piattaforma Rousseau per confermare, o meno, la leadership di Di Maio, ndr). Può uscire qualsiasi cosa. Fa impressione sottomettere a questo strano meccanismo di consenso la sorte di un Paese. Questo mi preoccupa”.

Conclude: “Sono preoccupato per il futuro dell’Italia. Bisogna diminure il debito ed è possibile. Nei miei due governi ho fatto calare il rapporto debito/ prodotto interno lordo del dieci per cento ogni volta. Se continuavamo così, oggi eravamo messi meglio della Francia. Per fare politica in queste condizioni bisogna essere seri. Non vedo serietà”.