Padovani (Lega) sui rom: “Stanziamo miliardi per chi non si vuole integrare”

Attacco del candidato all'Europarlamento della Lega, Gabriele Padovani: “Il rapporto della CE parla chiaro: il problema non sono i soldi, ma lo scarso coinvolgimento nella progettazione delle comunità Rom, anche perché non sempre auto-organizzate e capaci di agire come soggetti attivi della società civile”

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REGGIO EMILIA – “Il problema non sono i soldi, ma la mancanza di volontà di integrarsi della comunità Rom: lo dice a chiare lettere un rapporto della Comunità Europea”. Gabriele Padovani, candidato al Parlamento europeo in quota Lega nella circoscrizione del Nord Est,mette i puntini sulle “i” alla vicenda dei campi Rom e della loro gestione.

“Sono quasi 10 anni che il Fondo Sociale europeo, attraverso bandi, eroga finanziamenti per il superamento dei campi rom, e l’approccio della Commissione europea al problema dei Rom è esplicito, ma non esclusivo: le azioni finalizzate all’inclusione dei Rom non vengono gestite separatamente rispetto alle attività correnti dell’Unione europea. La Commissione ha però rilevato – attraverso un’indagine sull’utilizzo dei fondi da parte degli Stati effettuata da una task force appositamente nominata – lo scarso utilizzo delle risorse finanziarie disponibili: dei 26,5 miliardi di euro a disposizione, ne risulta utilizzato o, addirittura richiesto, soltanto il 25%” spiega l’eurocandidato leghista.

Pur riconoscendo che in generale non vi è una mancanza di fondi europei utilizzabili per lo sviluppo di programmi di inclusione dei Rom, la CE rileva che gli stessi non sono sufficientemente e continuativamente utilizzati a livello nazionale e/o regionale e locale.

“A chi si chiedesse come mai viene speso solo il 25% dei fondi destinati a togliere dall’emarginazione i Rom, è la medesima indagine della Comunità Europea che ha identificato come ostacolo all’utilizzo delle risorse lo scarso coinvolgimento nella progettazione delle comunità Rom, anche perché non sempre auto-organizzate e capaci di agire come soggetti attivi della società civile” punge Padovani.

“Questa Europa a trazione franco-tedesca, che ha abbandonato gli italiani a se stessi, che ha abbandonato il nostro Paese all’invasione afro-asiatica e che quando si occupa di noi lo fa solamente puntandoci contro il dito indice come l’insegnante di ragioneria, non va bene: è necessario che attraverso il voto del 26 maggio prossimo i cittadini siano consapevoli che possono (e devono) cambiare questa Europa, per consentire all’Italia di rialzare la testa nel panorama internazionale e battere i pugni sui banchi di Bruxelles e Strasburgo, affinché anche le politiche comunitarie comincino a valorizzare quel brand straordinario che è il Made in Italy” conclude Padovani.

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