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Padovani (Lega): “L’embargo alla Russia è già costato all’Italia 2,4 miliardi”

Il candidato leghista al Parlamento europeo nella circoscrizione del Nord-Est: “Così com'è, questa Europa è un fallimento, è un'Europa delle regole e dei burocrati"

REGGIO EMILIA – “Il provvedimento comunitario di embargo alla Russia, assunto in risposta alle misure restrittive conseguenti alla “crisi Ucraina”, doveva inizialmente durare un anno ma è stato prorogato ed è tuttora vigente. Le conseguenze economiche per l’Italia sono state devastanti: il divieto di commerciare con le aziende di Putin è già costato all’Italia più di 2,4 miliardi di euro, e tale cifra (fornita dal Centro studi di Confagricoltura) supererà i 3 miliardi nel 2020. E’ evidente che una situazione del genere non è più tollerabile dalle nostre aziende che – guarda caso – sono le maggiori esportatrici in Russia”.

La denuncia arriva daGabriele Padovani, candidato leghista al Parlamento europeonella circoscrizione del Nord-Est, che spiega: “Nel periodo 2009- 2013, il valore delle esportazioni di prodotti agricoli e alimentari verso la Russia era in rapida ascesa (+111%), passando dai 333 milioni di euro del 2009 a 705 milioni di euro del 2013. Nel periodo successivo, vigente l’embargo, il valore delle esportazioni di prodotti agricoli e alimentari verso la Russia, si è ridotto fino a 381 milioni di euro (2015) per poi tornare a crescere fino a 552 milioni di euro (2018).

Dall’entrata in vigore del divieto di importazione di molti prodotti agricoli e dell’industria alimentare dai Paesi dell’Unione Europea e ipotizzando che, in assenza dell’embargo nel periodo 2014-2018 fosse stato confermato l’andamento di crescita registrato nel periodo 2009-2013 (+22% annuo circa), le conseguenze dell’embargo per l’Italia possono, al 2018, essere stimate in 2.431 milioni di euro e in 3.706 milioni di euro, al 2020”.

“Così com’è, questa Europa è un fallimento, è un’ Europa delle regole e dei burocrati. Eurolandia deve recuperare il rapporto con la Russia per tornare ad essere il centro dell’Occidente senza correre il rischio di essere fagocitata da Usa o Cina. Anzi, un’Europa forte, coesa, che fa veramente gli interessi di tutti i 28 Stati aderenti sarà anche funzionale alla mediazione e al riavvicinamento fra Stati Uniti e Cina. Pertanto sarà bene che attraverso il voto del 26 maggio prossimo – conclude Padovani – i cittadini siano consapevoli che possono (e devono) cambiare questa Europa, oggi a trazione franco-tedesca, per consentire all’Italia di rialzare la testa nel panorama internazionale e battere i pugni sui banchi di Bruxelles e Strasburgo, affinché anche le politiche comunitarie comincino a valorizzare quel brand straordinario che è il Made in Italy”.