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Padovani (Lega): “Dissesto idrogeologico, manca organismo di vigilanza”

Il candidato leghista al Parlamento europeo: “Il 30% del bilancio comunitario è destinato all'Ambiente e al territorio, ma le" Regioni italiane continuano a chiedere, in ogni occasione, lo stato di calamità

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REGGIO EMILIA – “Il bilancio dell’Unione europea destina circa il 30% delle proprie risorse all’Ambiente e al territorio dei Paesi membri, eppure nel nostro Paese continuaimo ad assistere alla richiesta dello “stato di calamità” da parte delle Regioni, ogni qualvolta si verificano eventi atmosferici di portata e intensità “superiore alla media” che, puntualmente, creano danni e dissesti idrogeologici di grande entità economica (come recentemente accaduto nel forlivese nel cesenate, nel ravennate e nel modenese). Pertanto, considerando che i fondi comunitari non mancano, è evidente che il problema sta nel non saperli investire adeguatamente”.

Pertanto Gabriele Padovani, candidato leghista al Parlamento europeonella circoscrizione del Nord Est, chiede l’istituzione di un organismo di vigilanza e controllo che verifichi “che i fondi comunitari vengano investiti in interventi strutturali, e non si perdano più nei meandri dei salotti dei comitati d’affari della politica, come troppo spesso accaduto sino ad oggi”.

“E’ ora che Regione e Province comincino a prendersi le proprie responsabilità: basta con le lacrime da coccodrillo, è bene che le amministrazioni inizino a pianificare interventi per i ripascimenti e la pulizie dei greti dei fiumi e la smettano di limitarsi a fare la conta dei danni e a chiedere lo stato di calamità” punge Padovani “poiché i fondi Ue non mancano. Quello che manca è un serio piano di interventi strutturali e, soprattutto, un organismo capace di valutare nella sostanza tali interventi e, soprattutto, di controllare che i fondi comunitari si tramutino in investimenti sul territorio e non finiscano nelle tasche dei soliti certi figuri della politica”

“Così com’è, questa Europa è un fallimento, è un’ Europa delle regole e dei burocrati che non controllano. Pertanto è opportuno che attraverso il voto del 26 maggio prossimo – conclude l’eurocandidato faentino – i cittadini siano consapevoli che possono (e devono) cambiare questa Europa, oggi a trazione franco-tedesca, per consentire all’Italia di rialzare la testa nel panorama internazionale e battere i pugni sui banchi di Bruxelles e Strasburgo, affinché anche le politiche comunitarie comincino a valorizzare quel brand straordinario che è il Made in Italy” conclude l’eurocandidato leghista.

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