Padovani (Lega): “Dipendenti Ue in pensione a 55 anni, via ai privilegi”

Gabriele Padovani, candidato leghista all'Europarlamento nella circoscrizione del Nord Est: “Questa Europa è a un bivio tra continuare a fare orecchie da mercante o finalmente dare un segnale di solidarietà ai cittadini europei, ai quali vengono costantemente richiesti sacrifici”

REGGIO EMILIA – “Lo sapevate che i dipendenti dell’Unione europea vanno in pensione a 55 anni? Sapevate anche che gli ex commissari dell’Unione europea continuano a percepire un’indennita’ mensile pari al 65% del vecchio stipendio (svariate migliaia di euro netti al mese) come “compenso transitorio” per favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro? Da ultimo, sapevate che nel 2016 l’immensa macchina è costata ai cittadini contribuenti ben 9,2 miliardi di euro? Se è vero che termini come rigore, austerità, controllo dei conti, sono divenute familiari anche a chi non mastica di politica ed economia è anche vero che non tutti conoscono i costi e, soprattutto, gli sprechi dell’elefantiaca macchina suddivisa tra Bruxelles, Strasburgo e il Lussemburgo”.

Gabriele Padovani, candidato leghista all’Europarlamento nella circoscrizione del Nord Est fa i conti in tasca a quel moloch che è l’Unione europea di oggi, dichiarando apertamente che “questa Europa è a un bivio tra continuare a fare orecchie da mercante o finalmente dare un segnale di solidarietà ai cittadini europei, ai quali vengono costantemente richiesti sacrifici”.

“Sia chiaro – spiega l’eurocandidato del Carroccio -: se in punta di diritto, “tutti questi privilegi” sono regolari, vien da sé questi numeri assumono i contorni dello scandalo, in un momento storico come l’attuale in cui in tutti i paesi della Ue viene chiesto ai cittadini di stringere i cordini della borsa”

Per Padovani siamo al cospetto di “un tale spreco dei soldi dei contribuenti che, se da una parte alimenta rabbia, indignazione e sfiducia nell’Europa, dall’altro rappresenta il simbolo dell’arroganza di chi viene a rompere le scatole a noi mentre “in casa loro” si permettono di fareciò che vogliono”.

“E’ bene che attraverso il voto del 26 maggio prossimo i cittadini siano consapevoli che possono (e devono) cambiare questa Europa, oggi a trazione franco-tedesca, per consentire all’Italia di rialzare la testa nel panorama internazionale e battere i pugni sui banchi di Bruxelles e Strasburgo, affinché anche le politiche comunitarie comincino a valorizzare quel brand straordinario che è il Made in Italy” conclude il candidato del Carroccio.