Maltempo, domenica nevicherà sulle nostre colline

Drastico calo delle temperature nella notte fra sabato e domenica. Fiocchi dai 300 metri in su: fino a 50 centimetri di neve in montagna. Non accadeva da 60 anni. L'allarme della Cia

REGGIO EMILIA – Neve in arrivo in collina domenica. Lo prevede Reggio Emilia Meteo secondo cui, dopo oltre 60 anni, allora era il 1957, i fiocchi potrebbero tornare a imbiancare la collina reggiana. Secondo il sito meteorologico “dal confronto fra le mappe meteorologiche, emerge la sorprendente affinità della configurazione di allora con quella, per ora teorica, di domenica”.

Domenica la quota neve sarà in drastico calo fra la tarda notte e il mattino, fino verso i 300 metri circa, per poi risalire leggermente nel pomeriggio e dovrebbe attenuarsi in attenuazione in serata. Sabato un esteso fronte freddo si avvicinerà alle Alpi, innescando la formazione di minimo depressionario piuttosto profondo sul centro Italia, in posizione favorevole per abbondanti precipitazioni sull’Emilia.

L’aria fredda impatterà l’Arco Alpino ed entrerà nel Mediterraneo attraverso il Golfo del Leone, con forti raffiche di Maestrale che arriveranno al nostro Appennino deviate da Sud-Ovest e potranno portare anche i primi rovesci. La seconda fase del peggioramento è attesa tra la notte e la mattina di domenica, quando si attiverà anche una ventilazione più fredda da Nord Est con raffiche di Bora.

Scrive Reggio Emilia Meteo: “I primi effetti dell’avvicinamento della perturbazione si faranno sentire già nella giornata di sabato: nuvolosità diffusa e deboli precipitazioni irregolarmente distribuite, più probabili nel pomeriggio, specialmente sui settori Appenninici. La quota neve in questa prima fase sarà ancora elevata e prossima ai 1.900 metri”.

A partire dalla notte di domenica, con la formazione del minimo depressionario e l’ingresso dell’aria fredda da Nord-Est, ci sarà un brusco calo delle temperature e precipitazioni intense su tutto il territorio. La quota neve nella notte raggiungerà rapidamente i 1.000 metri e nella prima mattinata anche la collina fino a circa 400-500 metri, con possibili sconfinamenti fino a 300 metri.

I quantitativi di neve attualmente stimati sarebbero da record: punte di 50 centimetri sull’Alto Appennino (dai 1.300m), 20-30 centimetri a 900 metri e 5-15 cm sul Medio Appennino a 500 metri.

L’allarme della Cia: “L’ondata di freddo polare in arrivo rischia di mettere in ginocchio l’agricoltura reggiana”
“Neve dalla prima collina al crinale, piogge torrenziali in pianura, temperature minime che in alcune zone saranno vicine allo zero per diverse notti: la perturbazione prevista da domenica rischia di mettere in ginocchio l’agricoltura reggiana”. A lanciare l’allarme è Antenore Cervi, presidente Cia-Reggio Emilia, che si fa portavoce delle preoccupazioni di numerosi soci dell’associazione che stanno cercando di correre ai ripari per limitare gli effetti del maltempo.

“Viste le drammatiche previsioni – entra nel dettaglio -, numerosi viticoltori reggiani stanno addirittura pensando di rispolverare un antico metodo tipico dei territori italiani più a Nord, e da noi vietato: consiste nell’accendere piccoli falò e fuochi controllati lungo i filari per cercare di aumentare la temperatura tra le viti: l’obiettivo è salvare i germogli. Questa usanza viene spesso praticata anche in Francia e Germania. La speranza è comunque quella di non dovere arrivare a questo punto per cercare di salvare le produzioni”.

“Una cosa è certa, – sottolinea Cervi -: come sostiene il meteorologo Luca Lombroso, quello che si prospetta è un evento storico, mai vista una cosa simile a maggio. Sono previste nevicate su tutto l’Appennino oltre i 300 metri (ma non si escludono fiocchi anche in pianura) e temperature in picchiata che saranno inferiori anche di dieci gradi rispetto alla media stagionale. Sarebbe una tragedia per le tutte nostre coltivazioni, specialmente se dovessero essere confermate le gelate notturne anche a quote basse. Purtroppo, a causa del global warming dovremo abituarci a queste situazioni estreme che secondo gli esperti muteranno i delicati equilibri dell’intero bacino del Mediterraneo. E l’agricoltura è il settore che risente e risentirà maggiormente del meteo impazzito. Gli agricoltori dovranno sempre più investire importanti somme economiche per proteggere le colture dagli eventi dannosi, come ad esempio la grandine che nei giorni scorsi ha duramente colpito territori vicino al nostro”. Ma gli effetti negativi del clima si fanno sentire anche con le piogge: “Si è passati da mesi di pesante siccità ad abbondanti precipitazioni concentrate in pochi giorni che, se da un lato hanno portato benefici, dall’altro stanno anche causando non pochi problemi alle coltivazioni viste le temperature comunque basse”. E dietro l’angolo c’è la pesante insidia del caldo africano estivo.

“Per ultimo – conclude il presidente Cia – i cambiamenti climatici stanno anche portando parassiti, patogeni e insetti ‘alieni’ che trovano sul nostro territorio un ambiente idoneo per proliferare. Una presenza che rappresenta una notevole perdita per l’agricoltura e non deve essere affatto sottovalutata”.