Il giudice archivia la querela di Magnani contro la Guatteri

Il pm Chiesi aveva già chiesto di non procedere, ma il dirigente comunale si era opposto. Ghini: "Qualunque integrazione istruttoria sarebbe superflua".

REGGIO EMILIA – Finisce in nulla la querela che il dirigente del Comune di Reggio Emilia Massimo Magnani aveva sporto contro Alessandra Guatteri, oggi ex capogruppo del Movimento 5 stelle in Consiglio comunale. La vicenda e’ emersa qualche settimana fa a ridosso delle elezioni amministrative ed europee (in queste ultime Guatteri era candidata, ndr), e l’accusa verso la pentastellata e il suo gruppo era di aver dichiarato in due occasioni lo scorso autunno che, in caso di elezione di un sindaco del M5s nella successiva tornata elettorale del 26 maggio, Magnani non avrebbe avuto rinnovato il contratto.

Una questione di scarsa rilevanza per il pubblico ministero Isabella Chiesi che aveva gia’ chiesto l’archiviazione del caso. Ma di sostanza per Magnani, che si e’ opposto all’archiviazione, ravvisandosi a suo dire il reato di “violenza o minaccia a un pubblico ufficiale” (articolo 336 del codice penale). Il punto fermo a tutta la vicenda lo ha messo giovedi’ scorso il giudice Giovanni Ghini che, dando piena ragione a Guatteri, scrive: “Meritano piena adesione gli argomenti del pubblico ministero e non occorrono molte parole per dimostrarlo”.

Da un lato infatti la “minaccia” prospettata al dirigente comunale “puo’ essere anche di impossibile realizzazione… ed e’ questa la situazione che puo’ essere ben esistita l’autunno scorso, quando non si aveva modo di prevedere ne’ l’esito delle elezioni amministrative, ne’ chi sarebbero stati i candidati”. Per altro verso, prosegue il giudice, “in concreto nessuno ha mai parlato di licenziamento perche’ il riferimento e’ sempre stato al mancato rinnovo del contratto alla scadenza naturale”.

Pertanto, sottolinea ancora Ghini, “il senso del messaggio consegnato (dai 5 stelle) per due volte ai giornali era molto lontano da quello ricostruito nell’opposizione”. E cioe’: “Non dicevano Guatteri e gli altri consiglieri: ‘Violeremo ogni regola di selezione’ che tra parentesi e’ una cosa che qualche volta si fa ma non si dice mai”. Molto piu’ semplicemente, “si esprimevano sul presupposto che l’incarico dell’opponente avesse natura fiduciaria, postulasse cioe’ una conoscenza politica e personale e dicevano: ‘Questa conoscenza non ci sara’ perche’ la tua visione della citta’ e’ del tutto incompatibile con la nostra’. Niente di piu’ e niente di meno”.

Su queste basi e’ la conclusione del giudice e’ “inutile aggiungere che qualunque integrazione istruttoria sarebbe superflua”.