Fisco, sequestrati 10 milioni di euro a imprenditrice reggiana

Patrizia Gianferrari, 63 anni, residente a Castellarano, attualmente ai domiciliari nel 2013 fu arrestata in un'indagine che coinvolse Massimo Ciancimino

REGGIO EMILIA – Un “ingente patrimonio” costituito da una villa, appartamenti, terreni, auto, conti correnti e sette societa’, operanti nei settori immobiliare e del commercio all’ingrosso di materie plastiche, del valore complessivo di circa 10 milioni di euro. Tanto hanno sequestrato, eseguendo una misura di prevenzione patrimoniale disposta dal Tribunale di Reggio Emilia, i finanzieri del Comando provinciale di Bologna, tra le province di Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Modena, Ferrara, Roma, Firenze, Prato, Terni, Verona, Padova, Vicenza, Rovigo, Milano, Bergamo, Brescia, Como, Pesaro e Potenza.

I beni sequestrati, spiegano le Fiamme gialle, sono risultati riconducibili a Patrizia Gianferrari, “‘imprenditrice’ 63enne di origini sassolesi residente a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, e attualmente agli arresti domiciliari”. La donna, proseguono dalla Guardia di finanza, a partire dal 1989 ha collezionato, “senza soluzione di continuita’, numerosissimi precedenti penali e plurime sentenze definitive di condanna per reati di natura economico-finanziaria, contro il patrimonio, l’economia e la fede pubblica, commessi, anche in forma associativa, tra l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto, la Toscana e l’Umbria”.

In particolare, ricordano i finanzieri, Gianferrari fu arrestata nel 2013 dalla Guardia di finanza di Ferrara, e condannata nel 2018 dal Tribunale di Reggio Emilia a sei anni e otto mesi di carcere, in quanto “coinvolta in indagini per contrabbando, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte assieme, tra gli altri, a Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito”.

Il sequestro, eseguito dai finanzieri del Gico (Gruppo investigazione criminalita’ organizzata) del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Bologna, “costituisce – spiegano le Fiamme gialle – l’epilogo di indagini economico-patrimoniali condotte ai sensi del Codice antimafia” e dirette dalla pm di Reggio Emilia, Valentina Salvi.

Indagini che si fondano sul riconoscimento, a carico di Gianferrari, di “un’allarmante pericolosita’ sociale”. Negli ultimi 30 anni, infatti, la 63enne si e’ resa responsabile di “sistematiche e professionali condotte fraudolente e simulatorie a danno dell’Erario”, senza che le condanne e i periodi di detenzione scontati “abbiano prodotto alcun effetto deterrente o rieducativo”, costituendo “illeciti e consistenti accumuli di capitali fittiziamente intestati a terze persone”.

Dagli accertamenti sono infatti emersi non solo il ben noto ‘curriculum’ criminale della donna, a cui negli anni sono stati contestati reati come “estorsione, minaccia, calunnia, falso ideologico e materiale, evasione fiscale, truffa e bancarotta fraudolenta, anche con il ricorso a fatture per operazioni inesistenti”, ma anche “la sproporzione tra i redditi, pressoche’ inesistenti, dichiarati da Gianferrari e dal suo nucleo familiare e il patrimonio riconducibile alla sua effettiva disponibilita’”.

Patrimonio che “e’ stato sequestrato, in quanto ritenuto acquisito con i proventi di attivita’ illecite”. L’operazione, battezzata ‘Bad lady’, “si inserisce – concludono i finanzieri – in una piu’ ampia progettualita’ promossa dal Comando provinciale di Bologna” per individuare sul territorio regionale “evasori fiscali socialmente pericolosi nei cui confronti chiedere l’applicazione di misure di prevenzione”. Un lavoro che finora “ha permesso di proporre il sequestro di beni per oltre 40 milioni, di cui oltre 20 gia’ sottoposti a misura cautelare”.