Decreto sicurezza, 210 posti di lavoro a rischio nelle coop sociali

Lo ha detto ieri Mauro Nicolini, della segreteria Fp-Cgil a un dibattito sui migranti che si è tenuto nella sede della Cgil

REGGIO EMILIA – Sono 210 i posti di lavoro che rischiano di essere perduti nelle cooperative sociali che si occupano dell’accoglienza migranti in seguito alla modifica dei criteri del capitolato d’appalto, rivisti alla luce del decreto Salvini. Lo ha detto ieri Mauro Nicolini, della segreteria Fp-Cgil a un dibattito sui migranti che si è tenuto nella sede della Cgil. Erano presenti anche Ada Talarico, di Mediterranea Saving Humans e Valerio Maramotti. Questi criteri erano stati giudicati insostenibili dal punto di vista economico e svilenti del loro ruolo (si scende da 35 a 21 euro a migrante, una cifra di cui solo 2.5 euro vanno ai migranti). Le coop hanno detto che avrebbero continuato ad erogare il servizio solo fino al 30 giugno, data di scadenza dell’appalto.

Valerio Maramotti, dopo aver elencato alcuni dati dimostrando come i 1.400 migranti presenti nelle strutture della provincia con il decreto Salvini diventeranno tutti irregolari, entro un anno o due, visto che gli verrà negato il diritto d’asilo e il permesso di soggiorno per motivi umanitari, ha spiegato i motivi che hanno portato le coop sociali a disertare i bandi di gara.

Ha detto: “Noi siamo realtà nate per rispondere ai bisogni delle persone. Il nostro mestiere è camminare accanto alle persone che fanno fatica e aiutarle ad integrarsi e non fare i guardiani a gente che è destinata a diventare irregolare, perché non ci sono gli accordi con i paesi di origine. E’ impossibile che vengano espulse e quindi il rischio è che quei 1.400 ce li troveremo a dormire, da irregolari, alle famose ex officine Reggiane”.

E ha concluso: “Vorrei infine far notare che buona parte dei soldi torna agli italiani in affitti, appartamenti, educatori, insegnanti di italiano, mense italiane e per le bollette le paghiamo ad aziende italiane. Gli unici soldi consegnati a loro sono 2.5 euro al giorno, ovvero il pocket money, che molti, a fine mese, inviano alle famiglie a casa”.