Vecchi: “Ce la faremo al primo turno, siamo noi il futuro”

Il sindaco uscente che si ricandida con il Pd e cinque liste civiche di appoggio: "Noi abbiamo un progetto. Dall'altra parte vedo solo risentimento, rabbia e, in altri casi, un riflesso nostalgico del passato ingiustificato"

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REGGIO EMILIA – “Ce la faremo al primo turno. Alrimenti affronteremo il ballottaggio, ma questo non mi preoccupa particolarmente, perché noi abbiamo un progetto in campo e siamo in cammino verso il futuro mentre, dall’altra parte, vedo solo risentimento, rabbia e, in altri casi, un riflesso nostalgico del passato ingiustificato”. Luca Vecchi, il sindaco uscente che si ricandida alla guida di una coalizione che, oltre al Pd, vede ben cinque liste (Reggio E’, +Europa, Refutura, Fare, Immagina Reggio), è fiducioso sull’esito delle amministrative del 26 maggio.

Sulla sicurezza, dice: “Mi sono messo in ascolto anche dei miei avversari sul tema della sicurezza, ma devo dire che a destra ho trovato il deserto delle idee”. Mentre sull’economia aggiunge: “Siamo tecnicamente in recessione per colpa di un governo che, negli ultimi dodici mesi, invece di aiutare la crescita, blocca i grandi progetti e i grandi investimenti. Questo ha fatto sì che l’Italia stia perdendo un treno di crescita”.

E sull’impianto a biometano di Gavassa attacca i Cinque stelle: “Ci sono città dove si è ventilata la società dei rifiuti zero e poi si trovano l’immondizia per strada, o meglio la merda per citare il sindaco della capitale”.

Cosa farà, se sarà rieletto, nei suoi primi cento giorni? Quali saranno le sue priorità?
Abbiamo tutta una serie di progettualità che sono in corsa: partirà il cantiere dell’università al seminario, ci saranno la riqualificazione di viale Ludovico Ariosto e di viale Umberto I, la realizzazione del campus universitario al San Lazzaro e l’appalto del parco della reggia di Rivalta. Poi i lavori sulla tangenziale di Rivalta, mentre continueranno quelli al parco Innovazione alle Ex Reggiane. La città è un cantiere in movimento che investe sul suo futuro. Poi attiveremo tutti i laboratori di cittadinanza nei quartieri. Chiamerò gli stakeholder della città e, insieme, dovremo definire il piano strategico dei prossimi cinque anni.

Cosa pensa di fare, invece, per quel che riguarda la sicurezza a Reggio, soprattutto in zona stazione?
Mi sono messo in ascolto anche dei miei avversari sul tema della sicurezza, ma devo dire che a destra ho trovato il deserto delle idee. A distanza di mesi l’unica proposta della Lega è relativa al doppio senso di marcia in viale IV Novembre, perché così, come dicono loro, si dissuadono gli spacciatori che vanno in bici, mentre le brave persone, si sa, vanno in macchina. Noi abbiamo detto, invece, che assumeremo trenta vigili nell’arco del mandato, estenderemo la videosorveglianza a tutta la città, intensificheremo ed allargheremo il controllo di comunità anche ad altre zone e, soprattutto, in quella della stazione e insedieremo la polizia municipale in viale IV Novembre.

Come giudica la proposta di Rossella Ognibene, candidato sindaco del M5S, del Daspo esteso per tutto l’esagono?
Noi, finora, abbiamo applicato una decina di Daspo, ma non possiamo concepirlo come uno strumento che, unilateralmente, usa il sindaco a prescindere dal sitema delle forze in campo. Abbiamo sviluppato un’intensa attività di collaborazione interistituzionale. La zonizzazione della città è frutto di un confronto tecnico con prefettura, questura, carabinieri e guardia di finanza. Io non ho probemi ad estenderlo, ma, in questi mesi e in questi anni, sono state le stesse forze dell’ordine a dirmi che una parte del territorio era sicura e a suggerirmi dove potevano esserci zone di criticità in cui applicare il Daspo. Fra l’altro, oggi, nell’esagono le parti della città non sottoposte a Daspo sono poche. Il centro storico è estremamente presidiato. Dovremo intensificare i controlli nei parchi invece.

Cosa pensa della direttiva del ministro Salvini che dà più poteri ai prefetti contro il degrado nelle città?
Mi è scappato da ridere, perché noi, a Reggio, siamo abituati al fatto che, in tutte le situazioni più critiche, c’è sempre stato un confronto tra prefetto, questura, carabinieri e sindaco. Io non ho mai fatto nulla in termini di provvedimenti di sicurezza senza aver prima ascoltato il prefetto e viceversa. La circolare di Salvini è anacronistica in questa città. Sulle ex Reggiane, per esempio, abbiamo agito così. Evidentemente il ministro dell’Interno, nel suo litigare in modo ridicolo con la Raggi, mette in pista quella direttiva per far sapere che, se necessario, interverrà lui a Roma in certe situazioni. Qui non ne abbiamo bisogno. Poi devo dire che quella direttiva evoca una concezione prefettizia che ha poco a che spartire con quella cultura democratica che è figlia della Costituzione e che prevarica il sistema delle autonomie locali. E’ abbastanza bizzarro, fra l’altro, che arrivi da un ministro leghista, un partito che ha sempre puntato sul federalismo. Così Salvini mette in campo, invece, un’operazione centralista che evoca momenti bui della storia di questo Paese.

Una lista sua alleata “Reggio è”, relativamente alla vicenda che vede 18 dirigenti del Comune indagati per falso e abuso d’ufficio, per gli incarichi esterni, l’ha incalzata dicendo che serve un direttore generale. Tra le richieste della lista civica ci sono l’avvio di una verifica interna, il ricambio dei dirigenti, l’ascolto e la valorizzazione dei dipendenti comunali. E’ d’accordo con loro?
Penso che la macchina comunale reggiana, nel suo complesso, sia una delle migliori pubbliche amministrazioni di questo Paese. Dall’altra parte credo che il Comune di Reggio abbia sofferto, come altri enti locali, del blocco del turn over. Sono andate in pensione centinaia di persone e ne abbiamo potute sostituire poche: il rapporto è di uno a quattro. Individuerò un direttore generale dopo la mia elezione e apriremo un percorso di ascolto dei servizi per capire l’umore vero dei dipendenti e, su quella base, faremo innovazioni e consolideremo le eccellenze.

E sul ricambio dei dirigenti?
Bisogna capire qual è la normativa vigente e quali sono i margini di manovra in termini di nomine e selezioni. Credo che serva un mix fra continuità e innovazione che dovrà uscire dal percorso di ascolto della macchina comunale.

Centro storico e commercio. Quali sono le vostre proposte per rivitalizzarli?
Abbiamo fatto un grande investimento con il rifacimento delle facciate, grazie agli incentivi dati, e lo riproporremo anche per le vetrine dei negozi. Abbiamo investito sul sistema delle piazze e abbiamo lavorato sulla pavimentazione. La crisi del commercio è anche dovuta al cambiamento delle abitudini nello shopping, con l’accelerazione del commercio on line. Bisogna studiare con la proprietà un modo per rilanciare il mercato coperto e farlo diventare una piazza attrattiva con food, caffetterie e librerie. Vorremo anche incentivare l’abbattimento degli affitti, in particolare nelle vie dove ci sono molti negozi sfitti e fare accordi per l’uso temporaneo di quei luoghi per il commercio, ma anche per altre attività culturali e associative. Dobbiamo chiamare i proprietari e dirgli che o attendono che quegli spazi vuoti vengano riempiti dal mercato, oppure possono ottenere un contributo dal Comune o un abbattimento della pressione fiscale se accettano che gli affitti siano più contenuti. Poi dobbiamo pensare a sostenere delle giovani start up di tipo commerciale in centro storico.

Turismo e cultura. Sono due settori che siete accusati di avere un po’ tralasciato. In particolare, sulla cultura, lei si è tenuto la delega. Se sarà eletto continuerà a farlo?
I prossimi anni saranno quelli della crescita turistica della città. Dobbiamo poi pensare, oltre al Restate, anche a un programma che affolli il centro storico fra autunno e marzo. Poi c’è l’arena campovolo che è uno dei progetti di portata strategica che inciderà sul riposizionamento di questa città. Voglio dire che Reggio è lanciata nel futuro. Pensiamo, oltre all’arena, al seminario, al campus unversitario al San Lazzaro, al Core e al Mire che è in costruzione. Poi c’è il Parco innovazione con il capannone 15 e 17, il sistema delle tangenziali, la riqualificazione della reggia di Rivalta e la ristrutturazione dei chiostri di San Pietro. Tutti queste cose avranno ricadute benefiche sul centro storico.

E sulla cultura?
Distribuirò le deleghe alla cultura. La città, però, da questo punto di vista, è cresciuta rispetto al 2008.

Quali sono le differenze?
Nella proposta culturale complessiva. Abbiamo un posizionamento di eccellenza sulla musica, sulla danza e sulla fotografia.

Beh, veramente Fotografia europea c’era già prima del 2008 e anche la danza era già un’eccellenza a Reggio. O no?
Fotografia europea continua a crescere, la danza ha avuto un grande rilancio con Cristoforetti. Abbiamo rischiato di diventare capitale italiana della cultura. C’è una crescita delle presenze nel nostro sistema culturale. Abbiamo fatto l’accordo con l’Hermitage, rilanciato Palazzo Magnani e assistito allo sbarco di Palomar a Reggio. La cultura ha agganciato le dinamiche dello sviluppo economico. Negli ultimi due mesi abbiamo avuto la mostra di Salgado, Fotografia europea e la mostra su Fontanesi.

Passiamo all’economia che sta rallentando anche in Emilia e a Reggio che, pure, sono due locomotive del Paese. Cosa pensate di fare in questo settore?
Intanto noi siamo tecnicamente in recessione per colpa di un governo che, negli ultimi dodici mesi, invece di aiutare la crescita, blocca i grandi progetti e i grandi investimenti. Questo ha fatto sì che l’Italia stia perdendo un treno di crescita. Quando l’elemento macroeconomico è di natura recessiva, arriva su tutti i territori. Dobbiamo guardare ai volumi di export e tasso di disoccupazione e al posizionamento medio dei salari. Se lo facciamo notiamo che abbiamo parametri che sono quelli dei migliori distretti economici europei. Noi, comunque, stiamo andando nella giusta direzione. Stiamo investendo su università e ricerca. Presto partiremo con un corso di laurea in marketing digitale. Abbiamo avuto, nei giorni scorsi, la Luiss a Reggio con il festival dei giovani ed è in corso un dialogo per stringere una collaborazione con loro. Abbiamo un piano di investimenti pubblici, fra città, sanità, strade e stazioni appaltanti esterne, vicino al miliardo di euro che vale un punto di Pil.

Crisi Tecton, quanto sono concrete le preoccupazioni dei Cinque Stelle relative al Mercato coperto. I soci della Galleria srl (che gestirà gli spazi commerciali per 41 anni) sono Coopsette, in liquidazione e Tecton che ora rischia pure lei il concordato. Il M5S sostiene che, a questo punto, ci potrebbero essere dei costi per il Comune. E’ così?
La situazione aziendale della Tecton va seguita con preoccupazione per le ricadute su dipendenti, soci e creditori. Ma questo non avrà ricadute sul Comune e quindi mi sento di smentire tutta questa drammatizzazione. Mentre con Tecton, o con qualsivoglia soggetto subentrante, apriremo un confronto per un futuro di qualità sul mercato coperto.

Problema immigrazione. Le coop hanno disertato il bando di gara. Dal primo luglio rischiano di esserci, in questa provincia, 1.400 richiedenti asilo senza un tetto sulla testa e senza cibo, molti dei quali nel Comune di Reggio. Avete pensato come gestire questa situazione?
Questa è al conseguenza del decreto sicurezza di Salvini. C’è un confronto aperto fra queste cooperative e la prefettura. Io, per le informazioni che ho, sono fiducioso che la cosa volgerà al meglio e che nessuno sarà lasciato per strada in modo tale da generare insicurezza fra i cittadini. Devo dire, inoltre, che i bandi sono stati disertati in tante altre città. Aggiungo che queste coop, poi, hanno vinto gare d’appalto del ministero degli Interni e che il Comune non c’entra nulla con tutto questo, visto che ci tirano spesso in ballo i nostri oppositori. Devo anche dire che le coop hanno gestito, in modo ottimale in questa città, un’accoglienza e un’integrazione che, altrove, ha gestito la grande criminalità organizzata e che, fin dall’epoca Minniti, gli sbarchi si sono fermati, mentre quello che non si è fermato, invece, è la propaganda di Salvini.

L’impianto a biogas di Gavassa. Lei ha detto, dopo le polemiche, che pensa a un impianto più ridotto a cui vengono conferiti solo i rifiuti organici di Parma e Reggio e non di Piacenza. I cittadini sostengono invece che il progetto in mano ad Iren non è, per ora, cambiato e che il conferimento continua ad arrivare da tre province. Qual è la verità?
C’è un iter del progetto che è stato presentato da Iren alle istituzioni e che ha ricevuto le osservazioni dagli organi competenti, tra cui anche il Comune. Noi abbiamo posto il tema del contenimento delle dimensioni e della disponibilità a una valutazione tecnica, trasparente e pubblica, sulle tecnologie, anaerobica e aerobica, con assemblee di cittadini che ascolteranno esperti che argomenteranno pro e contro questi due sistemi. Daremo conto del carico di viabilità, ma anche di quelle che sono gli investimenti che Iren si impegna a fare sul territorio che sono vicini al milione di euro. Dall’autunno partirà un percorso trasparente con i cittadini. Sentiremo il loro parere e, alla fine, prenderemo una decisione. Però mi faccia dire una cosa.

Prego
Vent’anni fa noi avevamo una raccolta differenziata al 30 per cento e una discussione aperta sulla realizzazione di un termovalorizzatore come quello di Parma. Ora siamo arrivati all’80 per cento, che è un record europeo, abbiamo spento l’inceneritore storico, abbiamo le discariche in via di esaurimento e una quantità di residuo da smaltire che ora portiamo in altri impianti. C’è bisogno di strutture per gestire il materiale di recupero ed è dentro questa situazione che nasce il progetto della Forsu (Frazione organica del rifiuto solido urbano, ovvero l’umido). Noi non possiamo arrivare a livelli di eccellenza se non affrontiamo l’aspetto dell’impiantistica. Ci tengo poi a precisare che questi sono impianti che generano biogas, ovvero energia sostenibile che potrà essere usata per fare andare gli autobus di Seta.

I Cinque Stelle, tuttavia, sostengono che quell’impianto è inquinante. E’ vero?
Rispondo che ci sono città dove si è ventilata la società dei rifiuti zero e poi si trovano l’immondizia per strada, o meglio la merda per citare il sindaco della capitale. Dico poi una cosa anche agli pseudo ambientalisti della Lega. Dal trenta per cento di differenziata siamo arrivati all’ottanta, ma in questo abbiamo avuto un aiuto pari a zero da parte degli assenteisti del Carroccio in consiglio comunale. Senza quello sforzo, noi oggi non avremmo il problema della Forsu, ma avremmo un inceneritore o un incremento del 40 per cento delle tariffe della Tari. Quando si amministra una città ci vuole la competenza. Io comunque ho sempre cercato di ascoltare molto i cittadini e, se non ci saranno le condizioni per costruire quell’impianto, ne prenderemo atto. Non siamo qui, comunque, a fare qualcosa che inquina o produce danni per la salute.

Lei sa che rischia di andare al ballottaggio. Come si sente ad essere il primo candidato sindaco, che viene dalla tradizione comunista, ad andare al secondo turno?
Io sono consapevole che c’è un contesto inedito, anche più difficile rispetto al passato, e l’ho affrontato in questi lunghi mesi, con molta umiltà e grande disponibilità all’ascolto. Noi abbiamo costruito il programma con i cittadini e abbiamo una coalizione civica che è molto larga. Abbiamo investito sulla fiducia in una comunità e non sulla paura e sull’odio o sulla contrapposizione con qualcuno. C’è un progetto in campo e non ce ne sono altri. Ce la faremo al primo turno. Alrimenti affronteremo il ballottaggio, ma questo non mi preoccupa particolarmente, perché noi abbiamo un progetto in campo mentre, dall’altra parte, vedo solo risentimento, rabbia e, in altri casi, un riflesso nostalgico del passato ingiustificato. Con la teoria che si stava meglio trent’anni fa, quando, fra l’altro, c’era il Pci. Voglio ricordare che 30 anni fa, per andare a Roma, ci voleva una giornata e oggi facciamo i pendolari, che non avevamo l’università e non avevamo il Core. La verità è che la città è entrata nella contemporaneità, con tutte le complessità che questo comporta. Noi camminiamo in avanti e guardiamo al futuro e non al passato. Questa è la differenza rispetto ai nostri avversari. Loro, invece, certificano che non hanno un progetto per il futuro. Quella vagheggiata un tempo era una città più chiusa e più provinciale, con meno opportunità. Noi siamo in cammino verso il futuro e questo ce lo riconoscono tutti.

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