Traffico illecito e maltrattamenti animali, perquisizioni e sequestri a Reggio foto

I capi dell'organizzazione, che aveva base a Reggio, sarebbero Una 29enne originaria di Praga, I.E., residente a Reggio, promotrice dell'organizzazione, il marito 37enne, A.P., pure lui residente a Reggio e il padre della donna W.E., della Repubblica Ceca

REGGIO EMILIA – Una 29enne originaria di Praga, I.E., residente a Reggio, promotrice dell’organizzazione, il marito 37enne, A.P., pure lui residente a Reggio e il padre della donna W.E., della Repubblica Ceca, sono stati colpiti da divieto di dimora in nove Regioni del centro-Nord Italia e dal divieto di espatrio nell’ambito perché indagati con l’accusa di associazione a delinquere nell’ambito di un’indagine condotta dai carabinieri della Forestale di Reggio coordinati dal sostituto procuratore Valentina Salvi. I tre sono accusati di traffico illecito di animali da compagnia, maltrattamento, di animali, frode in commercio, falsità in atti e truffa.

L’indagine
L’indagine è stata portata avanti con la collaborazione dei nuclei investigativi dei gruppi carabinieri Forestale di Piacenza, Ravenna, La Spezia, Grosseto, Bergamo e Milano che hanno eseguito perquisizioni personali e domiciliari nelle residenze degli associati ed ulteriori siti nella disponibilità di altri 11 indagati, coinvolti a vario titolo negli illeciti commessi. Tra i luoghi sottoposti a perquisizione vi sono tre esercizi commerciali destinati alla vendita di animali vivi, tolettatura ed accessori per cani.

E’ partita nel 2017 dai carabinieri Forestali di Reggio in seguito a varie denunce a carico dei tre principali indagati, che sarebbero stati colti, durante controlli su strada, mentre trasportavano sulle proprie auto cuccioli di cani di varie razze pregiate, con modalità inidonee a garantirne il benessere, ovvero stipati nella parte posteriore dei veicoli, senza cibo né acqua.

Si trattava, in particolare, del trasporto di cuccioli di Bulldog francese, Maltesi, Chihuahua e Shiba-inu provenienti da Paesi dell’Est-Europa, sottratti prematuramente alle cure materne, privi di sistemi di identificazione (microchip), passaporti, libretti sanitari e vaccinazioni. I controlli su strada, effettuati nel corso degli anni, sia dalla Polizia di Stato che dall’Arma dei Carabinieri, hanno condotto al sequestro penale a carico degli odierni indagati di ben 129 cuccioli di cane illecitamente introdotti nel territorio nazionale.

Le denunce
Tutto è iniziato in seguito a esposti e querele presentate da diversi acquirenti di cuccioli nel reggiano che riferivano di decessi o malattie dei cani, presumibilmente causate da omesse vaccinazioni. Trattandosi di condotte reiterate e riconducibili agli stessi soggetti, i carabinieri hanno iniziato ad individuare i luoghi in cui venivano collocati gli animali in attesa delle vendite, hanno cercato di capire quali mezzi venissero usati per il trasporto e hanno analizzato le utenze telefoniche utilizzate dagli indagati per gli annunci su siti internet finalizzati alla ricerca di clienti interessati all’acquisto.

I ruoli dei tre promotori
In seguito, grazie a intercettazioni ambientali e telefoniche protratte per vari mesi, hanno ricostruito la rete tre soggetti indagati per associazione a delinquere, la cui attività fruttava circa 500mila euro all’anno. In particolare, la ventinovenne, che gestiva l’organizzazione, avrebbe provveduto al rifornimento dei cuccioli in Slovacchia, consultando i siti internet locali, contattando gli inserzionisti e pattuendo il numero, il prezzo e le modalità di consegna dei cuccioli. Poi avrebbe pubblicato gli annunci su siti internet nazionali per la vendita dei cuccioli in Italia, li avrebbe venduti ai privati che la contattavano ed avrebbe effettuato e consegne.

Il coniuge della promotrice si sarebbe occupato, invece, dell’approvvigionamento dei cuccioli effettuando numerosi viaggi in Slovacchia, da solo o insieme ad altri indagati, per il ritiro degli animali precedentemente ordinati dalla moglie. Inoltre avrebbe acquisato e compilato, falsificandoli, i libretti veterinari da fornire ai clienti, avrebbe effettuato le vendite nella propria residenza, in zone limitrofe ed anche in altre località emiliane, quali Calenzano, Sasso Marconi e Barberino di Mugello, gestendo una rete di vendita, composta da diversi soggetti i quali, a loro volta, rivendevano i cuccioli, sia come rappresentanti di esercizi commerciali sia come privati attraverso la pubblicazione di annunci su internet.

Il padre della promotrice dell’organizzazione si sarebbe occupato anche lui, principalmente, dell’approvvigionamento dei cuccioli effettuando viaggi in Slovacchia, da solo o insieme ad altri indagati, per il ritiro degli animali precedentemente ordinati dalla figlia, e li avrebbe trasportati presso la residenza di Reggio Emilia e partecipando alle vendite.

La rete
La rete di vendita organizzata dall’associazione si sarebbe avvalsa di ulteriori 11 soggetti, dislocati in varie aree geografiche dell’Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Lombardia, tramite i quali veniva assicurato un incremento degli introiti derivanti dal fruttuoso mercato clandestino delle bestiole, potendo reperire clientela anche attraverso esercizi commerciali già avviati nel settore merceologico degli animali domestici. Si è stimato, sulla base dei dati intercettati, che sarebbero stati venduti clandestinamente dagli indagati almeno mille cuccioli all’anno con rincari sulla vendita di più del triplo del prezzo di acquisto, per cui, ad esempio, un cane di razza particolarmente ricercata, il Bulldog francese “blu”, preso alla fonte con un esborso di 300 euro era rivenduto al consumatore finale ad un prezzo di 1.000 euro.

A causa dell’assenza di cure veterinarie, delle precarie modalità di trasporto e l’età dei cuccioli, oltre al reato di traffico illecito di animali da compagnia, sono stati contestati i reati di maltrattamento di animali e detenzione degli stessi in condizioni incompatibili. Esami radiografici effettuati, nel corso delle indagini, sugli animali sequestrati hanno incontestabilmente accertato che la loro età era inferiore a quella dichiarata (alcuni di essi non avevano neanche un mese di vita).

Le presunte frodi
Numerose, inoltre, sarebbero state le frodi messe in atto, perché, a fronte dell’offerta in vendita, tramite inserzioni pubblicate nei vari siti internet, di un cucciolo di origine nazionale, ne sarebbe stato consegnato uno di origine slovacca. Numerosi, dunque, anche i casi contestati di truffa. Nei testi degli annunci risultava inoltre che i genitori fossero visibili ovvero che si trovassero nello stesso luogo ove era presente ed allevato il cucciolo oggetto di vendita. Relativamente alla provenienza dei cuccioli, sarebbe stato falsamente attestato, in libretti sanitari contraffatti, che gli animali erano nati in Italia da genitori presenti e visibili, all’atto della consegna, in un allevamento “amatoriale”. Oltre alla provenienza, sarebbe stata fraudolentemente attestata anche la qualità dei cuccioli sui libretti veterinari abusivamente procurati ed, in particolare, nelle indicazioni della data di nascita e dei vaccini somministrati.

Negli annunci era riportato che i cuccioli avevano un’età di 65 giorni, tale da dedurre la provenienza nazionale degli stessi, dato che per poter commercializzare un cucciolo di provenienza estera è prevista un’età minima di almeno tre mesi e ventuno giorni, nel rispetto dei tempi previsti per la somministrazione e l’efficacia delle vaccinazioni.

Gli associati avrebbero apposto sui libretti sanitari persino un timbro ed una firma nel campo riservato al medico veterinario del Servizio Sanitario Nazionale e prescrivevano indicazioni sull’alimentazione ed i trattamenti da eseguire. Questi libretti sanitari, palesemente contraffatti, sarebbero stati consegnati agli acquirenti dei cuccioli, ignare vittime di inganni e raggiri, in quanto inconsapevoli di aver comprato degli animali diversi da quelli offerti in vendita, sia per la provenienza (territorio slovacco anziché nazionale) che per la qualità (età inferiore a quella dichiarata, mancanza di vaccinazioni e precarie condizioni di salute).

I sequestri
Nel corso delle perquisizioni personali e domiciliari eseguite presso le residenze, gli esercizi commerciali e tutti i luoghi rientranti nella disponibilità degli indagati, sono stati sequestrati 108 cani di razze pregiate (di cui 45 cuccioli che saranno affidati a struttura autorizzata) e 8 auto, oltre ad apparecchiatura informatica (telefoni cellulari, PC, tablet, registratori di cassa), documentazione (registri, libretti sanitari), dispositivi di identificazione (microchip) e farmaci veterinari.