Mafie, al via il processo sugli omicidi del ’92

Si torna indietro di 27 anni, alla guerra per l'egemonia sul territorio tra le famiglie cutresi Grande Aracri e Arena-Dragone. Comune di Brescello e libera parti civili

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REGGIO EMILIA – Sono solo l’associazione “Libera” e il Comune di Brescello le realta’ che si sono costituite parti civile in “Aemilia 1992”, il processo che riporta la ‘ndrangheta nelle aule del tribunale di Reggio Emilia e la citta’ indietro di 27 anni, alla guerra per l’egemonia sul territorio tra le famiglie cutresi Grande Aracri e Arena-Dragone.

A sconvolgere le tranquille comunita’ reggiane furono due omicidi: quello di Nicola Vasapollo, avvenuto il 21 settembre 1992 nella casa del quartiere di Pieve Modolena dove scontava una pena ai domiciliari e quello del 22 ottobre successivo, quando a Brescello Giuseppe Pino Ruggiero, anche lui ai domiciliari, fu crivellato con la scusa di un controllo da un gruppo di fuoco che indossava finte divise dei Carabinieri. A far luce su quella stagione insanguinata sono state le dichiarazioni del pentito del troncone principale di Aemilia Antonio Valerio, che hanno portato nell’ottobre del 2017 ad una nuova svolta investigativa sui due “cold case”.

Davanti ai giudici della Corte d’Assise Dario De Luca – con a latere Silvia Guareschi e altri sei popolari – devono quindi ora rispondere di quei delitti anche il boss Nicolino Grande Aracri, il suo luogotenente in Emilia Nicolino Sarcone e Angelo Greco detto “Linuzzo”. L’accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso e’ la stessa anche per Antonio Ciampa’ (detto “Coniglio”) e Antonio Lerose (ovvero il “bel Rene'”). Gli odierni imputati si affiancano a Domenico Lucente e Raffaele Dragone, che per gli stessi omicidi sono stati condannati negli anni scorsi all’ergastolo (Lucente si e’ tolto la vita in carcere).

Intanto l’ammissione delle parti offese non si e’ svolta “pacificamente”. Gli avvocati della difesa hanno chiesto di escluderle obiettando in sostanza che il Comune di Brescello avrebbe dovuto avanzare le sue pretese all’epoca dei fatti, quando Libera invece non era ancora ufficialmente costituita. Il Pm Beatrice Ronchi ha invece perorato la causa delle parti civili, evidenziando per l’ente locale che “i fatti sono gli stessi, ma le contestazioni diverse” e appellandosi poi alla lunga giurisprudenza delle sentenze che hanno ammesso l’associazione antimafia nei processi, a cominciare proprio da Aemilia. Il giudice De Luca ha quindi respinto le richieste dei difensori. Non e’ infine passato inosservato che, tra i soggetti titolati a farsi pate civile, manca il Comune di Reggio Emilia dove Vasapollo fu ucciso.

Il sindaco di Brescello: “Essere parte civile è un dovere etico”
“Abbiamo sentito come necessario e obbligatorio dal punto di vista etico costituirci parte civile in questo processo perche’ un omicidio di stampo ‘ndranghetistico, con lo Stato che e’ stato usato come travestimento per colpire la vittima, e’ un fatto gravissimo”. Lo dice Elena Benassi, sindaco di Brescello, a margine della prima udienza del processo “Aemilia 1992”, centrato sui due omicidi di mafia di 27 anni fa, uno dei quali avvenuto proprio nel Paese di Peppone e Don Camillo.

“La comunita’- prosegue Benassi – e’ uscita molto colpita da quegli eventi. E ancora oggi, a distanza di anni, rimangono residui di quell’onta”. Benassi, che a preso il testimone di sindaco da Marcello Coffrini dopo che nel 2016 l’amministrazione comunale e’ stata sciolta per “condizionamenti mafiosi”, non rinuncia infine ad un appunto ai giornalisti. “Fate sempre le interviste in un bar del paese che e’ frequentato dai parenti degli imputati di Aemilia, ma questo non rappresenta la comunita’. Chiedendo alla gente porta per porta vi rendereste conto che c’e’ una nuova consapevolezza del fenomeno mafioso, su cui abbiamo anche creato un osservatorio per evitare che il passato si ripeta”.

Tra i testimoni anche le ex del boss e il pentito Valerio
I vecchi faldoni saranno rispolverati e le prove che contengono riesaminate alla luce delle nuove tecnologie. Sul banco dei testimoni, poi, saranno escussi gli investigatori dell’epoca e quelli “contemporanei”, oltre a imputati, collaboratori di giustizia, periti, vecchi compagni di cella e perfino le antiche compagne del boss Nicolino Grande Aracri e del pentito Antonio Valerio.

E’ lo scenario previsto nei prossimi mesi in tribunale a Reggio Emilia, dove oggi e’ iniziato il processo Aemilia 1992, sugli omicidi di ‘ndrangheta di Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero, avvenuti 27 anni fa nel capoluogo e a Brescello. Emerge dalla lista dei testimoni che la direzione distrettuale antimafia di Bologna, rappresentata dal Pm Beatrice Ronchi, e gli avvocati difensori dei cinque imputati coinvolti, hanno sottoposto in mattinata al giudice Dario De Luca, insieme alle prove che intendono presentare.

Tra queste anche alcune intercettazioni, che la Procura antimafia bolognese ha fatto riversare in formato elettronico da cassette a nastro. “In 27 anni – spiega l’avvocato Filippo Giunchedi che difende Nicolino Grande Aracri – la tecnologia ha fatto passi da gigante. Ci sembra superficiale appiattirci solo sulla attendibilita’ delle dichiarazioni dei pentiti, considerando anche che per gli imputati questo e’ un processo difficile, dovendosi difendere da accuse su fatti per cui all’epoca non erano indagati”.
Tre i periti che la difesa ha chiesto di convocare: un balistico, una biologa ed un esperto in tecniche di investigazione.

Per l’accusa saranno invece sentiti, tra gli altri, il capo della squadra Mobile reggiana Guglielmo Battisti, 19 testimoni “semplici” a riscontro delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e gli stessi Antonio Valerio, Giuseppe Liperoti, Salvatore Muto, e Angelo Salvatore Cortese. Quest’ultimo pentito dei due delitti oggetto del processo si era anni fa autoaccusato, venendo prima condannato e poi assolto e risarcito per quei fatti.

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