Le rubriche di Reggiosera.it - Editoriali

La Raggi e i reggiani con “la testa dura”

Pinuccia Montanari e Lorenzo Bagnacani, ex assessore all'ambiente ed ex ad di Ama, stanno scoprendo, come tanti altri italiani, che le cose non sono come i pentastellati stavano raccontando

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REGGIO EMILIA – Due reggiani stanno emergendo come protagonisti nella guerra dei rifiuti che si sta combattendo a Roma relativamente al bilancio di Ama. Si tratta di Pinuccia Montanari, ex assessore all’Ambiente del Comune di Reggio e poi passata alla giunta della Raggi, da cui si è burrascosamente allontanata, e Lorenzo Bagnacani, ex vicepresidente di Iren ed ex ad di Ama, la municipalizzata che gestisce i rifiuti a Roma, che, recentemente, ha presentato un esposto alla magistratura che tira in ballo proprio il primo cittadino della capitale per un credito relativo ai servizi cimiteriali.

La prima se n’è andata parlando di “scelta incomprensibile” da parte del Campidoglio dopo la riunione di giunta che ha bocciato il bilancio 2017 dell’Ama. Disse l’8 febbraio scorso la Montanari: “A seguito dell’approvazione della delibera, con il mio voto contrario, in cui la giunta ha deciso di bocciare il progetto di bilancio di Ama relativo all’esercizio 2017, rassegno in modo irrevocabile le mie dimissioni da assessore, non essendo per me più possibile condividere le azioni politiche e amministrative di questa giunta”. E aggiunse: “Non è giustificabile la bocciatura e mette in difficoltà, nella precarietà, un’azienda con oltre 10mila lavoratori. La mia solidarietà va a loro. Sono dispiaciuta”.

Il secondo, invece, ha detto no alla sindaca di Roma quando questa gli chiedeva di contabilizzare come inesigibile un credito per servizi cimiteriali svolti prima del 2015, del valore di 18 milioni che invece, secondo il manager, era esigibile. Secondo l’esposto inviato dal manager alla magistratura la Raggi, avrebbe infatti esercitato “pressioni” indebite su di lui e sull’intero cda dell’azienda, “finalizzate a determinare la chiusura del bilancio dell’Ama in passivo, mediante lo storno dei crediti per i servizi cimiteriali”.

Ma perché il bilancio di Ama doveva chiudere in rosso? Su La Stampa Bagnacani spiega: “In Regione, in audizione, mi sono lanciato in un’interpretazione. Ho detto che la delibera che apre, dopo due rendiconti in perdita, alla privatizzazione di Ama non è mai stata cambiata. Quell’atto e l’ostinazione a portare l’azienda in una direzione… non decreto i motivi altrui, il mio è un ragionamento”. E aggiunge: “Sono sempre stato in silenzio, subendo dieci mesi di vessazioni indicibili. In autunno ho capito che il problema non era il credito di 18 milioni. Ero io perché non mi prestavo a chiudere il bilancio in passivo, mandare l’azienda in malora, aprire la strada ad altre soluzioni”.

Due reggiani con la testa dura, Bagnacani e la Montanari, che si sono fatti attrarre dalle promesse di onestà, trasparenza e cambiamento del Movimento Cinque Stelle, ma che ora, probabilmente, stanno scoprendo, come tanti altri italiani, che le cose non sono proprio come i pentastellati stavano raccontando.

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