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Comune, un protocollo contro le discriminazioni di genere

Firmato da undici enti: dal "firewall" del computer calibrato perche' non blocchi termini come "gay", "lesbica" o "transgender", a corsi di formazione per gli operatori dei servizi, fino ai bagni gender free

REGGIO EMILIA – Dal “firewall” del computer calibrato perche’ non blocchi termini come “gay”, “lesbica” o “transgender”, a corsi di formazione per gli operatori dei servizi, centrati su linee guida non discriminatorie di comportamento. Passando anche – per quanto riguarda il Comune – da “un uso non discriminatorio dei bagni tramite la predisposizione di bagni gender free” o la possibilita’ per i dipendenti in fase di transizione di accedere alla toilette del proprio genere elettivo.

I bagni gender free (di genere libero) sono aperti a tutti, maschi e femmine, dato che non vi è nessun simbolo che indica il genere. Quindi chiunque ci può andare. Se uno invece è nato maschio, ma si sente una donna (o viceversa) e sta facendo il percorso per cambiare sesso (trans) può andare invece nel bagno del genere a cui sente di appartenere. Si tenga presente che in Italia, per avere il cambiamento dell’indicazione, maschio o femmina, sulla carta di identità ci vogliono dai cinque o dieci anni di percorso e quindi chi accede ai bagni di elezione è quasi sempre anche già fisicamente un uomo o una donna.

Oppure (e’ il caso dell’Ausl) tutelando il dipendente che si trova nel percorso di transizione di genere consentendogli di utilizzare un “alias” e inserendo il nome scelto nel cartellino identificativo, nella posta elettronica e sulla targa della postazione di lavoro.

Sono alcune delle 86 azioni previste dal primo “protocollo operativo per il contrasto all’omotransnegativita’ e per l’inclusione delle persone Lgbti”, firmato oggi nella sala del Tricolore in municipio da 11 enti e associazioni di Reggio Emilia, (Comune, Arcigay Gioconda, universita’, ufficio scolastico, tribunale, Provincia, Azienda Usl, Istituzione scuole e nidi dell’infanzia, Mondinsieme, istituti penali e fondazione per lo Sport). Un documento che corona un percorso di condivisione iniziato nel 2015 e da’ gambe al precedente protocollo d’intesa stipulato tra i firmatari a maggio del 2017.
“Auguriamo a tutte e tutti noi di essere all’altezza dell’esperienza – prima in Italia – di un impegno concreto a tutto tondo”, commenta Alberto Nicolini, presidente dell’Arcigay reggiano.

Nicolini ribadisce pero’ “ancora una volta quanto ci serva la legge regionale contro le discriminazioni Lgbti, scandalosamente arenata per giochi ideologici fatti sulla nostra pelle”. Il riferimento e’ allo stop della legge regionale in materia, proposta su iniziativa popolare dai Consigli comunali proprio di Reggio, Parma e Bologna. Un appello, quello “a dare esecuzione” al provvedimento, a cui si associa anche l’assessore comunale alle Pari opportunita’ Natalia Maramotti, ricordando che “dal dopoguerra siamo la citta’ dei diritti, capaci di tradurre liberta’ ed eguaglianza in azioni concrete”.

La pensa cosi’ anche la consigliera regionale del Pd Roberta Mori, secondo cui “la legge e’ uno strumento potente perche’ dice che chi rappresenta le istituzioni non si puo’ dimenticare dei diritti di nessuno”. Presente alla firma del protocollo anche il presidente nazionale di Arcigay Gabriele Piazzoni che dice: “È un esempio di quanto le realta’ istituzionali territoriali possano fare molto, cooperando fra loro per il contrasto ad ogni forma di discriminazione. Siamo convinti che il modello Reggio Emilia possa e debba essere esportato in tante altre realta’ del nostro Paese”.

Il “cammino che porta alle reali pari opportunita’- conclude il sindaco Luca Vecchi- deve ancora percorrere distanze importanti, ma atti come questi sono semi che fanno germogliare la consapevolezza della necessita’ imprescindibile del rispetto dei diritti di tutte le persone”.