Castelnovo Monti, bimbo “precipitoso” nasce in ambulanza

La mamma e il piccolo sono stati poi portati con l'elisoccorso al Santa Maria Nuova: stanno bene. Nadia Vassallo: "L'ennesima vergogna si è consumata sulle nostre montagne"

CASTELNOVO MONTI (Reggio Emilia) – Prima il parto in ambulanza e poi il trasporto in elisoccorso al Santa Maria Nuova di Reggio. E’ stata una nascita indubbiamente fuori dal normale quella di una signora di Castelnovo Monti che, la notte scorsa, ha avuto quello che viene definito “parto precipitoso” a bordo dell’ambulanza che aveva chiamato alle 3.40.

Il bambino è nato grazie all’assistenza di due medici, tra cui un anestesista e tre infermieri dell’emergenza urgenza tutti formati per questa casistica. Poi l’elisoccorso, arrivato da Parma, ha portato mamma e bambino, entrambi in buona salute, all’Arcispedale Santa Maria Nuova.

Informa l’Ausl: “Il parto precipitoso è quello che avviene entro un’ora dall’inizio del travaglio, come avvenuto in questo caso, a fronte di una durata media del travaglio nelle primipare di 10 ore e nelle pluripare di 6/7 ore. Per queste caratteristiche negli ultimi anni ci sono stati parti precipitosi extraospedalieri in tutti i distretti della provincia, principalmente nel distretto di Reggio Emilia. Si tratta di parti che di norma non hanno conseguenze negative né per la mamma né per il bambino”.

La signora era stata visitata all’ospedale per controlli di fine gravidanza due volte nell’ultima settimana. Scrive l’Ausl: “In uno di questi controlli le era stata proposta la foresteria, che ha rifiutato. La foresteria, situata a Reggio Emilia, è un servizio gratuito messo a disposizione dall’Azienda Usl per ospitare donne in gravidanza e familiari del distretto montano”.

Nadia Vassallo: “L’ennesima vergogna si è consumata sulle nostre montagne”
Nadia Vassallo, portavoce del Comitato “Salviamo le cicogne” e candidato sindaco della lista civica Castelnovo nè Cuori, commenta: “L’ennesima vergogna si è consumata nelle nostre montagne sulla pelle delle donne e dei bambini. Aver chiuso il Punto Nascita della montagna costringe le donne che hanno un parto precipitoso per gli standard di lor Signori a partorire per strada. L’hanno chiuso con la scusa della sicurezza prendendo come giustificazione casi rari e strumentalizzando studi che noi abbiamo smascherato e che per questo nessuno più cita. Hanno interpretato i dati affinché non venisse concessa quella deroga al Sant’Anna che gli spetta di diritto, in quanto la legge prevede il mantenimento in attività di tutti i punti nascita che rispettano gli standard sanitari qual era il nostro, anche sotto i 500 parti purché al servizio di zone orogeograficamente disagiate. Ci stanno tenendo senza assistenza al parto su tutto il dorsale appenninico emiliano, perché il presidente della Regione Emilia-Romagna non vuole lasciare intendere di dover fare un passo indietro. Nicolini poi ha tolto la guardia h24 di ginecologia perché la ritiene inutile. Ed intanto i tracciati non vengono più fatti in ospedale e donne con feti morti in grembo vengono rimandate al giorno dopo e inviate all’ospedale di Reggio. L’unico servizio pensato su misura sono comunicati stampa utili a travisare la realtà di aver tolto servizi di prossimità dove c’era bisogno per non toglierli dove si prendono voti. Questa è la sicurezza promessa da Bonaccini e Venturi?”.