Bagnacani: “Io rispetto le regole, stavamo rilanciando l’azienda”

Intervista al manager reggiano, ex ad di Ama, licenziato dalla Raggi: "Sarebbe diventata un'avanguardia nazionale. La domanda è: come mai, dopo aver sistemato tutti i fondamentali, succede questo? Fra l'altro quei crediti furono approvati anche dalla giunta Raggi"

REGGIO EMILIA – “Il tema è il rispetto delle regole, a qualsiasi costo e senza condizioni. Io penso di averlo dimostrato”. Lorenzo Bagnacani, il manager reggiano ex ad di Ama, la public utility del Comune di Roma che gestisce i rifiuti nella capitale, rivendica a Reggio Sera la sua scelta di non aver fatto chiudere in rosso il bilancio della società.

La sindaca di Roma Virginia Raggi, secondo quanto pubblicato in un’inchiesta de L’Espresso che riprende un esposto inviato alla magistratura dal manager, avrebbe infatti esercitato “pressioni” indebite su di lui e sull’intero cda dell’azienda, “finalizzate a determinare la chiusura del bilancio dell’Ama in passivo, mediante lo storno dei crediti per i servizi cimiteriali”.

Aggiunge l’ex dg e presidente di Ama: “Stavamo rilanciando l’azienda e l’avremmo fatta diventare un’avanguardia nazionale. La vera domanda è: come mai, dopo aver sistemato tutti i fondamentali, succede questo? Ciascuno farà la sua valutazione. Mi auguro che il nostro contributo sia stato utile”.

Reggiano, 45 anni, Bagnacani è laureato in Scienze politiche e specializzato in tematiche ambientali. Dopo aver ricoperto incarichi apicali in Iren, di cui è stato anche consigliere di amministrazione su indicazione del Comune di Parma, è stato anche presidente di Amiat, la multiutility torinese specializzata in igiene ambientale.

Dice Bagnacani: “La scelta che ho fatto è ossequiosa del rispetto delle regole di chi deve mandare avanti un’azienda pubblica con ottomila dipendenti. Non ci possono essere compromessi. Devo dire che, su questo fronte, sono stato anche avvantaggiato dai miei compagni di viaggio nel cda che, pur avendo chiaro i rischi che potevano correre, hanno deciso di non assecondare certe richieste e prendere una determinata decisione”.

Bagnacani e i membri dell’intero cda hanno pagato questa scelta. Dice il manager: “Ci hanno revocato l’incarico inventando addirittura una giusta causa. Questo dopo dieci mesi di confronto, con un bilancio che era chiaro dal nostro punto di vista, ma osteggiato dall’azionista senza mai capire perché non andasse bene. Se un credito non viene riconosciuto ci devono essere delle motivazioni sostenibili e quindi, nel rispetto delle regole, quel credito doveva essere mantenuto a bilancio”.

Continua il manager reggiano: “Fra l’altro quei crediti (dei servizi cimiteriali, ndr) appartengono al 2008-2015 e non alla mia gestione. Sono stati approvati dagli azionisti delle varie giunte e, nel 2016, sono stati approvati anche dalla giunta Raggi. Quella è un partita che non mi riguarda. Evidentemente la nostra decisione non è piaciuta ai soci e ora l’epilogo lo conoscete”.

Al manager reggiano, entrato il 15 maggio del 2017 in Ama e uscito il 18 febbraio 2019, resta la grande amarezza di non aver potuto portare a termine il suo lavoro. Conclude: “Avevamo messo insieme tutti i fondamentali per rilanciare l’azienda. Stavamo andando in una dimensione completamente opposta. L’avremmo fatta diventare un’avanguardia nazionale. Con il piano industriale “Roma verso l’economia circolare” avremmo superato tutti i problemi storici della realtà romana, facendola diventare autosufficiente. Avevamo previsto di adottare la migliore tecnologia chiudendo il ciclo dei rifiuti a Roma. Una svolta epocale. La vera domanda è: come mai, dopo aver sistemato tutti i fondamentali, succede questo? Ciascuno farà la sua valutazione. Mi auguro che il nostro contributo sia stato utile”.