Aemilia 1992, Valerio: “Pronti a sparare ai carabinieri”

Il pentito ha raccontato dell'omicidio Ruggiero in cui fece da autista

REGGIO EMILIA – “Se ci avessero trovato avremmo comunque risposto al fuoco, non era un problema. Significava che Cutro era arrivata a Reggio Emilia”. E’ un passaggio della testimonianza di Antonio Valerio, collaboratore di giustizia, che ieri pomeriggio ha raccontato in tribunale a Reggio Emilia i dettagli dell’omicidio di Giuseppe Ruggiero, avvenuto ad ottobre nel 1992 a Brescello.

Dichiarazioni rese nel processo “Aemilia 1992” in cui sono imputate quattro persone accusate di essere coinvolte nei due omicidi di ‘ndrangheta avvenuti 27 anni fa in Emilia (quello di Nicola Vasapollo in citta’ e quello di Ruggiero). Il pentito, inizialmente assoldato come killer e poi declassato ad autista nel fatto di sangue avvenuto nel paese di Peppone e Don Camillo, allude ad un eventuale scontro con i Carabinieri che il commando assassino, con indosso finte divise di uomini dell’Arma, era pronto ad ingaggiare se nel tragitto l’inganno fosse stato scoperto.

Un trucco orchestrato per stanare Ruggiero che, agli arresti domiciliari, fu attirato fuori casa con la scusa di un controllo da parte dei militari. Valerio indica come mandante dell’esecuzione il boss Nicolino Grande Aracri e la famiglia Ciampa’. Tra chi sparo’ materialmente annovera invece Angelo Greco, imputato nell’odierno processo, e Aldo Carvelli, definito “lo sparatore di Cremona”.

La presenza di Carvelli, pero’, e’ un punto su cui le deposizioni di Valerio discordano macroscopicamente da quelle di altri collaboratori. Nel resoconto dell’omicidio anche alcuni “intoppi” dell’operazione, come il fatto di aver suonato all’inizio alla porta sbagliata (di un vicino) e il mancato incendio della finta macchina dei Carabinieri utilizzata, che avrebbe dovuto bruciare per cancellare le impronte digitali. A Valerio sono poi mostrate foto di persone e luoghi, invitandolo a identificarli.